IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

venerdì 18 marzo 2022

PERGOLE TORTE 2006 MONTEVERTINE

 

Le Pergole Torte 2006 Montevertine
Quando, dopo 2 verticali di annate differenti dal 1992 al 2009 condivise negli anni scorsi e più recentemente con gli amici ed appassionati, ti rimane una 2006 in cantina ed hai 2 fiorentine sulla brace, non puoi far altro che condividerle con i congiunti e stappare.
Salto la presentazione dell'azienda e della filosofia di produzione, perchè ormai è entrata nella storia del Chianti e specialmente di Radda, che può considerarsi un Grand Cru, per dirla alla francese.
Sorso in stato di grazia.
Si avvertono tutte le sfumature, dal frutto rosso, sottobosco, per continuare attraverso un tannino ben presente ma integrato ed una acidità ancora scalpitante che introduce una freschezza da erbe aromatiche. Finale
lungo e succulento. Che dire, si conferma uno dei migliori sorsi in assoluto da accompagnare alla fiorentina alla brace.

BOURGOGNE 2018 VIELLES VIGNES JOSEPH VOILLOT

Bourgogne 2018 Vielles Vignes Domaine Joseph Voillot.
Il Domaine Joseph Voillot dal 1995 è gestito da Jean-Pierre Charlot genero di Joseph Voillot. Si estende per 10 ettari di vigneti divisi nei comuni di Volnay, Pommard, Meursault e Beaune.
Ho visitato parecchie volte questo domaine ed incontrato Jean-Pierre Charlot, persona riservata, appassionata del suo lavoro e difensore strenuo dei luoghi della tradizione di Volnay e Pommard.
Ha saputo recepire e cogliere tutti gli insegnamenti di Joseph e sono sicuro che saprà trasferirli ad Etienne senza soluzione di continuità.
Quando si parla dei vini di questo piccolo domaine si racconta l'eleganza, la discrezione, la finezza, il tocco gentile di Volnay e la texture di Pommard. La loro nota longevità è data dall'equilibrio che li rende comunque fruibili anche subito.
Soprattutto i vini di Volnay, rappresentano la resistente delicatezza che a me piace trovare nel pinot nero.
Questo vino base, proveniente da vigne vecchie, è la giusta partenza per accorgersi subito della eleganza e finezza che il Pinot nero sa concedere nella semplicità di un vino da tavola. Il colore è un bellissimo rubino, limpido, brillante tendente leggermente al violaceo. L'unico che non fa botte ma solo cemento ed acciaio. Ti avvolge di sensazioni di fruttini di bosco e di fiori rossi e ti ammalia con il suo esemplare equilibrio tra le sue componenti dure e quelle più morbide sempre in punta di piedi.
Se ne avete l'occasione, iniziate ad approcciare i vini di questo domaine, ve ne innamorerete subito.

 

BAS ARMAGNAC DE PONTIAC 1969

 Bas Armagnac De Pontiac millesimo 1969.

Colore ambrato tendente al ramato, limpido, brillante. Le sensazioni olfattive sono quelle che colpiscono di più. Legno, cuoio, pelle, mandorla, miele, liquirizia di legno, albicocca, uva sotto spirito, uva passa, caramello e sensazioni floreali e leggermente torbate. Il palato inizialmente è caratterizzato dalla parte floreale, di liquirizia di legno e poi albicocca, scaldandosi avanza la parte legnosa, cuoio, mandorla, miele e caramello. Buona lunghezza, chiude leggermente sapido e torbato.
Abbinamento: Aroma Habanos Grand Reserve "Ligero" derivato dalla wrap dei sigari cubani Davidoff, assunto tramite vaporizzatore personale.




BLANC D'ARGILE VOUETTE & SORBEE

Bertrand Gautherot è un genio. Questo Blanc d'Argile in biodinamica sboccatura 2017 è la quintessenza dello champagne da aperitivo. Nel bicchiere oro fuso. Dominano le sensazioni di mela verde croccante, kiwi, lime e gelsomino. Bello dritto come una spada, equilibrato perfettamente da una cremosità non invadente che introduce buccia di agrumi candita, fragrante ed un tocco di crema pasticcera appena accennato. Chiude lungo, floreale, con un tocco di sapidità. La nota ossidativa è perfettamente integrata ed è un plus. Si scalda e al posto di indietreggiare aggiunge una maggiore fragranza di pane appena sfornato, frutta bianca ed un grip minerale. 100% chardonnay nell'Aube fatto così, chapeau veramente.






 

SAUMUR BLANC 2017 GUIBERTAU

 

Saumur Blanc 2017 di Guiberteau. Chenin blanc 100%.
Quando il terreno fossile è la memoria della vite e ne racchiude il tempo passato, accade che gli acini, salvati dalla umidità restituita dal tufo, ne siano i custodi e che il vino ne sveli il contenuto consegnandolo a chi sa coglierlo. Per restituire questa esperienza ci vuole rispetto per la natura e per l'uomo.
Ora raccogliamo questa eredità e vediamo come ci corrisponde.
Parte timido nel bicchiere con un giallo paglierino scarico ma limpido, racchiuso da una corona brillante e dorata. L'avvicinamento olfattivo ci conforta restituendo la parte più golosa composta da frutti e fiori bianchi come segno salvifico della integrità dell'acino preservata dal tufo. Il palato è fresco scattante, ma soprattutto trasforma la memoria fossile del terreno in sensazioni minerali e sapide che ne costituiscono la matrice principale.