IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

mercoledì 17 aprile 2013

VINITALY 2013 ... Parte 2

Passiamo ora alla visita presso il padiglione del Friuli.
Vado a trovare un'azienda che da un bel po' di tempo volevo approcciare ma per un motivo o per l'altro non ho mai potuto testare. Si tratta dell'azienda Ronco del gelso.
Ed ho fatto bene, assaggio il Latimis 2012, si tratta di un uvaggio composto da Riesling, Pinot Bianco e Traminer, vinificato in acciaio. Il naso non e' urlato, ma lieve quasi leggero dove si distinguono nettamente, frutta bianca in alternanza con sbuffi aromatici. Al palato l'entrata è dolce, polposa, ma fresca e quindi non stucchevole. Retrogusto fragrante di mela, persistenza lunghissima.Alcol (13,5 Vol) sapientemente domato.
Passando per il padiglione del Veneto mi soffermo presso l'azienda Merotto famosa per il suo Prosecco DOCG. Assaggio un po' tutta la gamma e parto con il brut Bareta, giallo paglierino quasi carta, naso leggero di frutta bianca, mela, accenni floreali. Palato corrispondente, asciutto e leggermente sapido. Passo poi all'Extra Dry Colbello, perlage più cremoso, nel colore giallo paglierino scarico colgo dei riflessi verdognoli, naso un pò chiuso, leggermente metallico. Bocca cremosa, morbida da frutta bianca polposa, con piacevole  allungo acido, minerale. Ora è il turno del dry, La primavera di Barbara, che ha un naso fragrante da lieviti, mela. Bocca calda, morbida dove ritorna una mela polposa. Attacco dolce. Un po' molle, non è ben sostenuto dalla acidità. Infine assaggio il rosè Grani Rosa, fatto col pinot nero. Bel Colore rosato leggermente anticato, Perlage cremoso, persistente. Naso piuttosto chiuso, ma con accenni di fruttini, fragoline di bosco. Bocca con attacco morbido, si avverte il pinot nero. retrogusto molto lungo con sbuffi di lamponi e fragoline.
Bella linea, vino stilisticamente ben fatto, un prodotto continuo, adatto a ristoranti classici e importanti.

Eccoci presso il padiglione della regione Toscana.
Dove per prima cosa mi soffermo presso lo stand del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano ed assaggio la Vernaccia dell'azienda Montenidoli.
 Vernaccia Fiore 2010, da mosto fiore. Vino elegante, fine. Sosta a lungo sulle fecce fini. Giallo paglierino dai riflessi verdognoli. naso piu' floreale, erbe fini, fieno. Bocca piena, rotonda con  frutto aperto di frutta bianca. Vernaccia Tradizionale 2010, da macerazione lunga prima della fermentazione. Colore giallo paglierino intenso, quasi dorato. Naso tipico del vino ottenuto da macerazioni lunghe, anche se un po' restio. Bocca non gridata, con una verve di acidità interessante. Bottiglia ancora in divenire. Vernaccia Carato 2008. E' ottenuta da uva ricca di estratti ed il vino è stato fatto affinare in legno per 12 mesi. Vino predisposto per un lungo invecchiamento. Paglierino carico, limpido. Naso un po' piu' evoluto. Bocca dolce, avvolgente polposa e fruttata. Anche questa ancora in divenire.
Infine assaggio la Vernaccia San Quirico, Isabella Riserva 2006. Colore giallo paglierino pieno, dorato, limpido, brillante. Naso un po' vanigliato, etereo, leggermente torbato, con rimandi di anice e menta. Palato giocato su componenti minerali, con una discreta acidità. Apprezzo molto come invecchiano le Vernacce, poichè, anche se con un po' meno di spinta acida, assomigliano alla impostazione che hanno i migliori chablis.

Mi imbatto ora nello stand dell'azienda Castello di Rampolla. Questa azienda fa dei Chianti di impatto, a tratti rustici, con il legno un po' in evidenza e tannino a volte invadente ma sostenuti da una bella speziatura di alloro ed a tratti balsamica. Partiamo dal Chianti Classico 2011. Colore rubino intenso, naso con un pò di feccino. Frutto croccante, sostenuto da una buona acidità. Ora è la volta del Sammarco 2008. Colore rubino tendente al granato. Al naso confettura di frutta rossa matura, leggermente speziato. Bocca calda, avvolgente, leggermente vanigliato con un tannino astringente in evidenza, il tutto reso sopportabile da note di rabarbaro ed anice. D'Alceo 2008. Sulla falsariga del Sammarco, colore più scuro, naso basato su frutta rossa matura ed terra bagnata, alloro, con un po' piu' di alcol in evidenza. Palato con un tannino rustico persistente ed avvolgente, frutta rossa matura, visciola e ritorni speziati.

Monteraponi, azienda di Michele Braganti, che sto imparando ad apprezzare anche come persona. E' una delle aziende di Radda in Chianti che fanno della tipicita' e precisione la nota distintiva della loro produzione. Pochi altri (Montevertine, Valle delle corti, Le Bonce, Castell'in Villa) fanno un Chianti così tipico e rappresentativo anche se ognuno con la propria impronta.
 Il chianti classico 2010 mostra il lato debole di questa annata e lo relego tra i chianti base senza infamia e senza lode. Anonimo. Ma veniamo alle soddisfazioni, e che soddisfazioni ! Campitello Riserva 2009. Colore rubino leggermente mattonato, naso complesso, fruttato, speziato, tabacco e leggero tocco floreale. Bocca calda, avvolgente ma rinfrescata da una bella spidità e da un tenore alcolico contenuto.  Baron Ugo Riserva 2009. Fatto per 80% con l'uva proveniente dalle vigne vecchie. Anche qui un rubino leggermente mattonato. Al naso questo vino ti porta subito a contatto con la terra del Chianti, frutto rosso aperto, humus, foglie secche, sottobosco, viole. Al palato è corrispondente, non aggressivo dal tenore alcolico attenuato, sapido, equilibrato, ampio, complesso. Chapeau !!!!!! Veramente un bel Chianti.

Entriamo nella zona dei vini del consorzio del Brunello di Montalcino.
Qui il numero di aziende vinicole da voler approcciare è elevato e si impone una scelta, che sarà dettata dal cuore ( produttori amici ) e dalla curiosità ( produttori sconosciuti ).

Iniziamo con Tiezzi. Rosso di Montalcino 2011. Viene da Poggio Cerrino zona nord-est, coltivato su un terreno di galestro, sabbioso ed argilloso da vigne vecchie di circa 30 anni. E' la sottrazione di vino al Brunello anticipandone l'affinamento. Ha un naso con un frutto accennato ed una speziatura di alloro in evidenza. Al palato sis sente la presenza del tannino e dell'alcol attraverso una ciliegia netta. Abbastanza lungo. Passiamo poi al Brunello di Montalcino 2008. Questa è l'evoluzione qualitativa del rosso di montalcino attraverso lo stesso timbro e sensazioni. Spezie un pò piu' dolci ed un alcol scaldante. Vigna Soccorso 2008. Viene da una particella a sud-ovest attaccata a Montalcino, posta ad una altitudine di circa 560 mt, da vigne di 14 anni. Luogo con una buona escursione termica e ben ventilato. Colore tipico del sangiovese, naso con un frutto maturo un pò troppo sparato, alcol etereo, leggermente speziato. Al palato il frutto maturo ancora ben tratteggiato è ben bilanciato dall'acidità anche se l'alcol risulta ancora non ben domato. Brunello di Montalcino Riserva 2007. Naso un pò evoluto, alcol che scalda molto, palato un pò vuoto, rinfrescato da leggere note balsamiche.

Proseguiamo con un'altra azienda molto interessante, condotta dal giovane e bravo Riccardo Campinoti, Le Ragnaie.
Chianti Colli senesi 2011. Normalmente scarico e giocato più sull'eleganza e la finezza, vedi la 2009, per questa annata l'ho trovato più carico, fruttato e con un alcol più in evidenza.
Ora il rosso ed il brunello base, semplici ma mai banali, territoriali e di facile beva.

Rosso di Montalcino 2011. Morbido, fruttato, leggermente speziato, alloro. Chiude con un tannino ben presente e tracce di china. Alcol etreo.

Brunello di Montalcino 2008. Si caratterizza come fruttato, caldo, terroso, speziato, con un tannino giustamente estratto. Sollevato da una leggera acidità agrumata e ricordi di radici. Alcol etreo.

Brunello di Montalcino V.V. 2008 e Brunello di Montalcino Fornace 2008. Questi due straordinari brunelli, territoriali, sono emblematici per le differenze date dal terreno e microclima da cui provengono. In questa annata gli ho preferito il Fornace, bilancia meglio l'estrazione e il calore con un allungo più sapido, minerale.Mentre il V.V. 2007  era semplicemente splendido.

Dall'amica Laura dell'azienda Gianni Brunelli trovo un'accoglienza ricca di gentilezza, generosità e semplicità davvero emozionante. Ti senti a casa. E' necessario anche aggiungere che possiede un ristorante, Osteria Le Logge in quel di Siena, adiacente alla piazza del palio, dove si mangia proprio bene e dotato di una cantina veramente caratteristica direttamente sotto.
Amor Costante 2009 Toscana Igt, classico Merlot toscano, colore rubino molto scuro, frutto rosso maturo da confettura paradossalmente aggraziato da una leggera ruvidezza e da  ritorni amarognoli di radici.
Rosso di Montalcino 2011. Colore brillante, bel frutto maturo ma croccante, presenza alcolica leggermente disturbante. Bocca matura, corrispondente, si avverte l'alcol che scalda, alleggerita da mineralità e freschezza.
Brunello di Montalcino 2008. Anche se ancora giovane, la presenza del frutto, l'impronta alcolica importante, sono ben bilanciati da una mineralità, florealità e freschezza che lasciano intravedere una rosea evoluzione.

Brunello di Montalcino Riserva 2006. Colore rubino profondo. Naso austero, intenso. Attraverso un frutto marascato fa capolino il cuoio. Al palato il frutto retto da una buona vena di acidità si accompagna con note minerali e balsamiche. Il tannino è ancora in evidenza ma che si sta sempre più integrando. Giustamente lungo. Buon Brunello.

TO BE CONTINUED ...

lunedì 15 aprile 2013

VINITALY 2013 ... Parte 1


Tutti gli anni valuto se andare o meno al Vinitaly e poi decido sempre di andarci.
Alla fine ci si va ed è giusto andarci perchè è la fiera italiana più importante ed estesa del settore, perchè è la rappresentazione di come si pone il mercato italiano del vino verso il mercato globale, perchè è la plastica e fisica rappresentazione del mondo del vino italiano verso l'estero, perchè è l'agorà delle relazioni personali e commerciali degli addetti ai lavori, dove ognuno gioca il proprio ruolo e lo deve saper fare sempre al meglio da solo o in collaborazione con gli altri in un mondo sempre più globalizzato.
Vivere da vicino questa fiera permette quindi di toccare con mano come siamo capaci, come sistema paese, come produttori di vino, come commercianti, come enotecari, come ristoratori, come somellier, come semplici appassionati di vino ed enogastronomia, di fare sistema verso un mercato sempre più globale. E devo purtroppo dire che siamo indietro, ancorati ancora ad una vecchia concezione di impostazione fieristica autoreferenziale ed individualistica incapace di aiutare gli operatori del settore  a fare sistema.
In questo scenario quindi i piccoli produttori, le realtà locali, i custodi autentici delle tradizioni, trovano pochissimo spazio a vantaggio di una industria del vino che si fa essa paradossalmente paladina di questi valori pur essendone la negazione.


Non a caso l'iniziativa Vigne Vignaioli Terroir (ViViT), replicata anche quest'anno, ha riscosso un grande successo attraverso uno spazio che ha acceso la luce in modo sistematico su realtà produttive che incarnano i valori più autentici della terra e delle tradizioni nel rispetto dell'ambiente e dell'uomo. Far conoscere questa Italia del vino nel mondo globale passa però anche attraverso la capacità di fare sistema  e di valorizzare come un unicum le associazioni e e le cooperative che portano avanti questi valori.
Quindi eccomi anche quest'anno al Vinitaly.

Da degustatore formato ed appassionato di enogastronomia ed etica del gusto, lo scopo è stato quello di incontrare tanti produttori amici e di individuare altre realtà capaci di stimolare il mio interesse e la mia curiosità entrando in relazione con me attraverso il loro prodotto.

Il primo padiglione che decido di aprrocciare è quello della Franciacorta. E' un padiglione che tradizionalmente attrae  moltissima gente e quindi un afflusso cospiquo è da mettere in conto. Lo stile di approccio al cliente da parte di quasi tutti gli espositori è stato quello di mescita stile aperitivo al bar. La competenza degli addetti, quasi sempre zero, e dove c'era il produttore, quasi sempre forniva risposte con aria di sufficienza e superiorità non rispondendo a domande specifiche e tecniche. Per gli assaggi che ho deciso comunque di compiere (Colline della stella, Faccoli, Uberti, Mosnel, Boscaiola ) mi è sembrato di intravedere nelle nuove cuveè un fil rouge di impostazione stilistica simile imperniato su un naso fragrante, un pò evoluto, leggermente fungineo, anche per i "Dosaggio zero" in contrappunto con un palato piuttosto dritto, fresco ed inconfondibilmente franciacortino.

Scappando dalla ressa trovata presso il padiglione della Franciacorta, mi reco presso quello dell' Altoadige.
Pur essendoci molta gente quì riesco a trovare una dimensione più accettabile anche in termini di disponibilità e competenza presso gli stand. Per quello che una fiera può permettere, riesco quindi ad effettuare una bella coparata di Pinot Bianco.


Girlan
Il registro dei vini di Girlan, in sequenza il base 2012 (solo acciaio) e la riserva Plattenriegl 2012 (legno grande) è giocato su un colore giallo paglierino chiaro con riflessi dorati brillanti e richiami verdognoli appoggiato da sentori di pera sia al naso che al palato. Entrambi hanno una buona acidità agrumata e mineralità. La riserva è più lunga, presenta una nota erbacea al naso ed un frutto piu' persistente al palato, mentre il base è più dritto ed ha un ritorno retroolfattivo di alcol etereo.




San Michele Appiano
Assaggio il base e il Schulthauser 2012. Il base si presenta con un naso reticente con alcol etereo in evidenza. Timidi accenni di frutta bianca e sentori vegetali. Al palato riprende lo stesso registro ma è un pò vuoto. Non è lunghissimo. Lo Schulthauser al naso aggiunge anche una nota di foglia di pomodoro ed ha un palato più pieno con un allungo sapido. Buona lunghezza.


Tra i due secondo me il Girlan, anche se di minor impatto, ha una cifra stilistica superiore e riesce a domare meglio l'alcol.


Ora si va al padiglione della Campania, quello dove ho trovato una accoglienza migliore e di qualità, con la possibilità di confronto con i produttori. Disponibili e gentili.
Entrando sulla destra mi reco subito da due produttori di Falanghina dei Campi Flegrei. Perchè avevo già deciso di conoscere di più questo vitigno fatto in questa zona vulcanica e marina, ancora con viti a piede franco poichè la fillossera in quei terreni non attecchisce.

 Questo produttore si chiama Contrada Salandra, vengo subito accolto molto bene dalla signora che mi mette a mio agio ed è incuriosita dalla passione che vede nel desiderio mio di degustare e voler conoscere il suo vino.
La Falanghina 2010 si presenta con una veste giallo paglierino chiaro, dorato brillante sulla corona. All'olfatto incedono un pò di note macerative. Il palato viene avvolto da una buona acidità con un allungo fruttato ed una buona chiusura sapida. L'alcol si fa sentire scaldando lo stomaco. Purtroppo la versione 2011 mi è stata proposta ad una temperatura troppo bassa ed ho potuto intuire un alcol ed un impatto da uve che forse sono maturate troppo.

Dopo due stand mi fermo presso La Sibilla. Mi accoglie il figlio giovane alla presenza dei due genitori. La conduzione dell'azienda è di impronta famigliare. Parte dei loro vigneti si trova praticamente all'interno di due crateri ormai spenti da anni, con i due mari adiacenti a sud di Napoli. Il terreno è formato da ceneri e lapilli ed è accarezzato dalla brezza marina in una situazione microclimatica molto tipica.
Falanghina 2011.
I vigneti a piede franco sono proprio sul mare e sono caratterizzati da terreni ricchi di sali minerali che hanno una falda acquifera termale sottostante.
Di questa Falanghina colpisce subito un naso iodato con una leggera nota di macerazione, con una corrispondenza naso bocca che rafforza il carattere sapido ed a tratti salato di questo vino.
Cruna dell'ago 2011
Questa versione viene da vigne vecchie di oltre 37 anni e viene fatto eseguire un affinamento piuttosto lungo su fecce fini.
Lo stile iodato, salmastro della precedente è anche qui confermato. Oltre la nota macerativa qui il palato si arricchisce anche di una bella acidità e di una pesca bianca.
Domus Giuli 2009
Qui non abbiamo solforosa aggiunta se non all'imbottigliamento.
Il colore qui si fa più carico, dorato,. Il naso si caratterizza anche di note floreali, camomilla. Bocca a tratti tannica e da macerazione spinta.

Passiamo ora ad altri due vitigni, il Fiano di Avellino e il Gerco di Tufo con uno dei produttori esemplari e più di riferimento per la tipologia. I suoi vini sono noti per la vigorosa verve di acidità che li caratterizzano.


Raggiungo lo stand di Pietracupa. Vengo accolto da Sabino Loffredo, anche se di primo achito ti sembra un pò burbero poi si rivela una persona gentile e pacata, nonchè disponibile.
Fiano di Avellino 2011
Naso sfaccettato, leggermente fumè, floreale profumato, fieno, timo. Attacco al palato con frutta bianca non eccessiva e chiusura leggermente amarognola, riconoscibile da una acidità trascinante.
Greco di tufo 2011
Greco più giocato su sentori fruttati, al palato ha una acidità sferzante.
Greco di tufo 2012
Prova di botte. Caratterizzato da una acidità oltremodo spinta. Troppo giovane. S.V.


TO BE CONTINUED ....

domenica 14 aprile 2013

CRONACHE DA ... VINIVERI (CEREA) 2013


Il concetto di autenticità, rispetto per la natura e per la terra, valorizzazione delle diversità culturali e territoriali, diffusione delle tradizioni, è alla base dei principi dei produttori "Vinoveristi". I loro vini sono unici come le persone che li producono ed il territorio da cui provengono. Nel vino ci trovi l'essenza del "terroir".

Questi produttori si attengono rigorosamente, attraverso autocertificazione, alla Regola del Consorzio dei Viniveri, subordinandosi ai relativi controlli del consorzio stesso.
La Regola riassume in se i dettami di comportamento da applicare alle attivitè in vigna ed in cantina, ispirata dal principio di naturalità nel rispetto della terra, dell'ambiente e dell'uomo.


Nel capannone espositivo di Cerea, si respira un'aria rustica, contadina, famigliare e ci si sente subito a proprio agio. E' grande, luminoso e gli spazi espositivi ben strutturati, permettendo una corretta fruizione della degustazione e rapporto con il vignaiolo.


Con tutti i limiti delle condizioni di assaggio di una rassegna fortemente rappresentativa ma giocoforza massiva, è stato possibile individuare, a mio modesto avviso, alcuni vigneron, anche amici, degni di segnalazione e di approfondimento.

Iniziamo da Casa Coste Piane  che presenta un Prosecco sur lie fatto con lieviti indigeni attraverso una rifermentazione spontanea in bottiglia. Il risultato e' un Prosecco che pur giocando sulle note classiche di mela si caratterizza soprattutto per la sua mineralità e sapidita' che fanno da contrappunto. Il frutto si assottiglia al palato attraverso la sensazione di buccia di mela. Siamo di fronte ad un Prosecco che fa parlare il terreno marnoso.


Passiamo ora a Zidarich, i suoi vini stilisticamente macerativi, hanno tutti una impostazione che parte dal colore giallo leggermente dorato e velato fino ad arrivare ai sentori macerativi con un alcol glicolico in evidenza.
Ho apprezzato maggiormente la malvasia 2010 con un naso fruttato ma fresco a tratti floreale e salmastro con accenni di erbe fini e secche ed una bocca morbida di frutta e uva bianca, anche se devo dire la Vitosvka 2009 aveva un naso splendido.

Prima della produttrice, prima del contadino, incontro un'amica.
Giovanna Morganti, Podere le Bonce. Da anni in quel di Castelnuovo di Berardenga fa un Chianti esemplare, territoriale, genuino, solare con un alcol ben domato dalle componenti dure compreso un tannino asciugante che si addomestica col tempo aiutando, assieme all'alcol, la longevità. Ho potuto apprezzare il chianti Le Trame 2010. Naso leggermente disturbato da un ritorno un po' di feccino, ma che si è fatto apprezzare per la fragranza del frutto. Un palato ancora giovane, segnato da un tannino asciugante, è però piacevole. Il frutto croccante, fresco, assieme ad una semplicità e linearità esemplari, domano l'alcol e gli danno una bella bevibilità.

Ed eccoci presso un vigneron giovane e pieno di entusiasmo. L'azienda si chiama A' Vita e produce un gaglioppo pieno e allo stesso tempo scarno, austero, lineare, un po' alcolico, che lo fa assomigliare ad un Nebbiolo. Anche se quest'anno i vini erano piu' pieni e coloriti. Un'esperienza da provare.


Impossibile non fermarsi da Stefano Amerighi e non provare il suo Syrah 2010 da Magnum con una bella ciliegia croccante in evidenza ed una leggera ed intrigante speziatura. Alcol e morbidezza giocano ancora un ruolo prevalente, ma è un purosangue nel suo genere che di anno in anno viene sempre più "raddrizzato".







Infine ecco la sosta presso due Barolo di sicuro rilievo ed eccellenza, di Cappellano e Rinaldi.
La serie di Rinaldi dal Nebbiolo 2011 al Barolo Brunate 2009 mi ha dato l'impressione di vini belli, precisi, puliti, già leggibili e fruibili, ma come se fossero stati stilizzati. Piu' rustico, tradizionalista invece mi è parso il Barolo 2008 di Cappellano.

APPUNTI DA ... VILLA FAVORITA 2013

Per chi ama o e' interessato ed attratto dalla filosofia che ispira i vignaioli piu' intransigenti nel portare avanti i principi del vino cosiddetto naturale, l'evento di Villa favorita, organizzato da VinNatur, rappresenta la manifestazione piu' importante in Europa.


L'applicazione dell'etica ambientale alla lavorazione in vigna ed alle tecniche di vinificazione, attraverso una rigorosa autocertificazione ed autoregolamentazione che va oltre il biologico, non e' semplice. L'apportare il minor numero di interventi in vigna ed in cantina e l'abolizione di additivi chimici e manipolazioni, sono pratiche rischiose e complesse esercitabili solo da un vignaiolo che abbia una grande conoscenza, consapevolezza ed esperienza delle proprie vigne e che sappia rispettare e valorizzare il "terroir".



La villa si trova in cima ad una collinetta ed è raggiungibile attraverso un viale alberato molto suggestivo.


Le postazioni sono colloocate all'interno delle stanze della villa e distribuite su due piani, di cui uno interrato un po' buio ma molto caratteristico.
Lo sfogo del giardino adiacente ha reso ancora piu' piacevole la visita ed allietato le soste.







Queste occasioni non sono l'ideale per effettuare degustazioni significative, ma danno una bella panoramica del settore e permettono di incontrare di nuovo vignaioli conosciuti e di avvicinarne altri che altrimenti non avremmo l'opportunità di conoscere.
Anche quest'anno quindi ho potuto consolidare il legame con produttori noti ed allargare le conoscenze verso vignaioli prima a me sconosciuti.

Di seguito l'elenco dei produttori presenti:  Elenco dei produttori
 
Durante la rassegna incontrando amici, amici produttori e vini a me conosciuti e sconosciuti, alcuni non ancora a fuoco con retaggi di puzze e puzzette un po' troppo "bio", anche se di anno in anno la pulizia organolettica dei vini naturali si affina sempre di piu'; ritengo meritevoli di segnalazione i seguenti:


Champagne Tarlant, Ca del Vent Franciacorta: Altra conferma per me che sono uno "champagnista" convinto. Non ce n'è, nei vini naturali e soprattutto a Dosaggio Zero (pasdosè) la marna della Champagne fa la differenza, nonostante che il Ca del Vent soprattutto nella versione Saten faccia la sua bella figura. Bello, preciso, minerale, con note leggermente funginee al naso, il Tarlant non dosato; piu' complessa ed articolata la Cuvee Louis. 


Labet (jura) e Riffault (loira): Di Labet in evidenza il Fleur Savagnin e lo Chardonnay 2011 meglio il primo più dritto, minerale con una piacevole presenza agrumata, un po' troppo morbido ed adagiato sul legno il secondo. Ho provato anche la linea con la tendenza ossidativa tradizionale che, assieme ai vini di Riffault (sempre in evidenza il suo Skeveldra 2010), ho trovato piu' celebrale ed impegnativa, non certo scevra di derive acri e puzzettose a volte un po' troppo invadenti.



Roagna: sempre ottimi i vini di questo produttore, ops contadino. Diretto, schietto, ruspante, cosi' come i suoi vini, territoriali, tipici, precisi pur nella loro vena di "naturalità". L'annata 2007 in assaggio non è delle migliori anche se ci propone vini di immediata godibilità con un apprezzamento particolare per il Barbaresco Asili 2007. 



Cos; rossi sempre lineari, minerali; pieno e con la grafite in evidenza il Nero d'Avola, con la solita nota di leggera riduzione piu' evidente il Cerasuolo, sempre un po' scarnificato. Corte S. Alda sempre sugli scudi con il suo ripasso Campi Magri, morbido, con una bella marasca in evidenza e mai stucchevole anzi al palato si lascia bere grazie ad una ottima piacevolezza e sapidità finale. 
Di Bartoli sempre ottimo per bilanciamento tra dolcezza e acidità il passito.