IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA
giovedì 21 febbraio 2013
L'IMPORTANZA DELLE DEGUSTAZIONI ALLA CIECA
Istruttivo !
VINI NATURALI - LETTERA APERTA AL GAMBERO ROSSO
Lettera aperta di 205 aziende e 4 associazioni dei produttori dei vini "naturali" in risposta agli articoli polemici del Gambero Rosso e Bettane & Dessauve
che riporto integralmente tratta da Wine News in modo che ognuno possa farsi una propria idea.
DOPO ARTICOLI POLEMICI DEL “GAMBERO ROSSO” E BETTANE & DESSAUVE, E’ ROTTURA TRA I VIGNAIOLI NATURALI E LA RIVISTA WINE & FOOD. WINENEWS PUBBLICA LA LETTERA APERTA DI 205 AZIENDE E 4 ASSOCIAZIONI DEI PRODUTTORI DI VINI NATURALI ...
“Gentili signori, vi scriviamo a nome delle diverse centinaia di aziende che producono vino naturale in Italia, sia affiliate ad Associazioni e Consorzi che indipendenti. Siamo rimasti molto perplessi leggendo l’editoriale del Gambero Rosso (“Il tormentone naturale”) e le considerazioni di Bettane e Desseauve (“Te lo do io il vino… naturale”) . Detto molto francamente, abbiamo la decisa sensazione che non siate molto al corrente di quanto sta succedendo, ormai da anni, nel mondo del vino. Accusare i produttori di vino “naturale”, tout court, di produrre solo bottiglie difettose, ossidate, puzzolenti è un controsenso. Perfino la vostra rivista giudica regolarmente, e spesso premia, vini prodotti da cantine che orbitano a pieno titolo nell’ambito del vino naturale. La parte tecnica della polemica è davvero indifendibile: quali sarebbero i metodi “nuovi, “naturali” e “innovativi” utilizzati per stabilizzare i vini naturali? La lunga permanenza in botte sulle fecce (una pratica usata da secoli, dall’Etna alla Loira)? Nello scritto di Bettane e Desseauve si dice addirittura che con la vinificazione naturale “tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta”! La tesi implicita in questa singolare affermazione sarebbe che una “selezione” di lieviti, ovvero una piccola parte dell’intera popolazione dei lieviti stessi, generi una “varietà” di effetti maggiore. Perdonateci l’ironia, ma sarebbe come dire che bisogna eliminare tutti i tasti neri del pianoforte (quelli “alterati”) se si vogliono comporre opere più complesse ... . E non parliamo neanche della vigna, dove - lo scrivete voi stessi - il fatto di limitare al massimo o di escludere del tutto diserbanti, pesticidi, fertilizzanti è un semplice atto di buonsenso. Siamo i primi a sapere che non può esistere un vino completamente, esclusivamente “naturale”, che il vino è un prodotto culturale, frutto dell’interazione tra l’uomo e la natura. Probabilmente il termine “artigianale” si adatta meglio alle nostre idee: il vino deve essere il frutto delle scelte di chi lavora il vigneto e ne trasforma le uve. Ma crediamo che sia comunque sensato, addirittura fondamentale parlare della maggiore o minore “naturalità” di un vino, visto che la legge permette di aggiungere al mosto una quantità impressionante di sostanze, diverse decine. Se fosse possibile indicare in etichetta le sostanze aggiunte all’uva (o anche solo le sostanze che il produttore decide di non utilizzare), ognuno avrebbe gli strumenti per giudicare quanto un vino sia effettivamente naturale. Invece, guarda caso, è proibito. E nessuno ne parla. Eppure più sono le sostanze aggiunte, meno il vino è spontaneo e digeribile. Questo è ciò che sta accadendo oggi: molti bevitori ed appassionati - forse, chissà, stanchi del “tormentone del vino più buono di tutti”, o del “tormentone dell’annata del secolo” - si allontanano dai vini più artefatti per avvicinarsi a prodotti più spontanei, che non danno mal di testa, sono più digeribili, si accompagnano meglio al cibo. Troviamo davvero surreale accusare ottimi chef francesi di “ingenuità” visto che scelgono di servire, con i loro piatti, prodotti non invadenti, non grassi, non dolciastri e legnosi, che dialogano con il cibo invece di sovrastarlo. I più seri tra i produttori naturali cercano espressamente nei loro vini la freschezza, la sapidità, la digeribilità. E’ ovvio che l’incontro tra questi vini e una sana cucina di sapori e di sostanza avvenga sempre più di frequente. E se qualcuno non è contento può semplicemente scegliere un altro ristorante, tutto qui. O eventualmente ordinare un’altra bottiglia. L’importante è rispettare le scelte del ristoratore, e non accusarlo a priori di ingenuità o di incompetenza. Probabilmente è proprio questo l’aspetto che sfugge in modo più vistoso a tanta critica di oggi. Citare il Domaine de la Romanée-Conti, che produce le bottiglie più costose del pianeta, come esempio di vini naturali “buoni”: ecco, questa è un’ingenuità che fa quasi tenerezza. Evidentemente non si è proprio compreso che il movimento del vino naturale intende recuperare un rapporto quotidiano con il vino, affermarne il valore gastronomico e alimentare che negli ultimi decenni è stato negato nel nome dei premi e dei punteggi. Un atteggiamento che ha portato al crollo verticale dei consumi al quale stiamo assistendo ormai da molti anni. E non crediamo sia un caso il fatto che la crisi, per il settore del vino naturale (settore minuscolo, sia chiaro), si avverta in modo molto meno evidente. Sarà questo il motivo per cui questo piccolo mondo artigiano sta subendo tanti attacchi, e per cui si cerca sempre più insistentemente, violentemente di screditarlo? Noi siamo convinti che un atteggiamento critico sano ed aperto debba essere quello del confronto, della volontà di capire un fenomeno in espansione esaminandone pregi e difetti (non pensiamo affatto di non averne) e informando il pubblico in modo obiettivo, invece di gridare a ogni piè sospinto le parole “difettoso”, “volatile”, “ossidazione”. Appassionati e curiosi saranno poi liberi di scegliere: non vogliamo che vengano condotti per mano, ma semplicemente che gli si forniscano nel modo più chiaro e onesto gli strumenti adeguati per poi lasciarli liberi. Invece il tono dei pezzi sul numero di gennaio, lasciatecelo dire, è davvero aggressivo, come se il vino naturale e artigianale fosse una sorta di nemico da abbattere ad ogni costo, non un’alternativa da conoscere e soprattutto da rispettare. Noi crediamo, al contrario, che ci sia spazio per tutti, piccoli e grandi, naturali, biologici, biodinamici e convenzionali, a patto che il produttore lavori in modo etico e responsabile. Non pensiamo di avere la verità in tasca, ma abbiamo le nostre idee e ci piace difenderle e sostenerle visto che sono il frutto del nostro lavoro quotidiano. Nel periodo del prossimo Vinitaly si svolgeranno ben tre diverse manifestazioni di viticoltori naturali: ViniVeri a Cerea, VinNatur a Villa Favorita (Sarego), Vivit in Vinitaly. Invitiamo ogni giornalista aperto - e ogni bevitore, naturalmente - a venirci a trovare, ad assaggiare, a discutere e confrontarsi con noi.
I firmatari :
Associazione e Consorzi Associazione Renaissance Italia Associazione Vinnatur Associazione Vi.Te Consorzio Vini Veri Aziende Albani Alberto Anguissola Aldo di Giacomi Alessandro Torti Alla Costiera Altura Ampeleia Andrea Scovero Andrea Tirelli Antiche Cantine de Quarto Arianna Occhipinti Aurora ‘A Vita Bonavita Borgatta Bressan Ca’ del Vent Ca’ de Noci Camerlengo Camillo Donati Campi di Fonterenza Campinuovi Cantina Giardino Cantina Margò Cantine Valpane Cappellano Carla Simonetti Carlo Tanganelli Carussin Casa Belfi Casa Caterina Casa Coste Piane Casale Casa Raia Casa Wallace Cascina degli Ulivi Cascina delle Rose Cascina la Pertica Cascina Roccalini Cascina Roera Cascina Tavijn Cascina Zerbetta Casebianche Castello di Lispida Castello di Stefanago Cinque Campi Clara Marcelli Colombaia Corte Sant’Alda Cos Cosimo Maria Masini CostadiLà Crealto Cristiano Guttarolo Crocizia Daniele Piccinin Daniele Portinari Dario Prinčič Davide Spillare Denavolo Denis Montanar Denny Bini-Podere Cipolla Elisabetta Foradori Elvira Emidio Pepe Eugenio Rosi Ezio Cerruti Fabbrica di San Martino Farnea Fattoria Castellina Fattoria Cerreto Libri Fattoria Mondo Antico Fattorie Romeo del Castello Ferdinando Principiano Ferrandes Filippi Fiorano Fontemorsi Franco Masiero Franco Terpin Frank Cornelissen Gatti Gianni Massone Gino Pedrotti Giovanni Montisci Giuseppe Rinaldi Gonella Gradizzolo Guccione Haderburg Il Cancelliere Il Cavallino Il Maiolo Il Paradiso di Manfredi Il Tufiello Irene Cameli Iuli La Biancara L’Agricola del Farneto La Castellada La Distesa Laiolo La Marca di San Michele La Moresca La Pievuccia La Stoppa La Visciola Le Barbaterre Le Calle Le Chiuse Le Cinciole Le Coste sul Lago Loacker Lo Zerbone Lusenti Macchion dei Lupi Marabino Marco de Bartoli Marco Sambin Marco Sara Maria Letizia Allevi Maria Pia Castelli Mario Macciocca Martilde Massa Vecchia Massimiliano Croci Mlečnik Monastero Trappiste di Vitorchiano Monte dall’Ora Monteforche Montesecondo Monte Versa Musto Carmelitano Natalino del Prete Nino Barraco Oasi degli Angeli Odilio Antoniotti Pacina Panevino Paolo Bea Paolo Francesconi Pialli Pian dell’Orino Pian del Pino Piccolo Bacco dei Quaroni Pierini e Brugi Pierluigi Zampaglione Podere Concori Podere della Bruciata Podere Gualandi Podere Il Santo Podere La Cerreta Podere Le Boncie Podere Luciano Podere Luisa Podere Pradarolo Podere Santa Felicita Podere Veneri Vecchio Poderi San Lazzaro Poggio Trevvalle Porta del Vento Praesidium Punta dell’Ufala Quarticello Radikon Radoar Remo Hohler Roagna Ronco Severo Rugrà San Fereolo San Giovenale San Polino Santa Caterina Santa Maria Serafino Rivella Skerlj Stefano Amerighi Stefano Legnani Stella di Campalto Taverna Pane e Vino Tenuta di Valgiano Tenuta Grillo Tenuta l’Armonia Tenuta Montiani Tenuta Selvadolce Tenute Dettori Terre a Mano Tenuta Migliavacca Tenuta Terraviva Tenuta Vitereta Trinchero Tunia Valdibella Valli Unite Vercesi del Castellazzo Vignale di Cecilia Vigneto San Vito Villa Bellini Vino di Anna Vittorio Bera e figli Vodopivec Walter Mattoni Weingut Ebnerhof Zidarich
DOPO ARTICOLI POLEMICI DEL “GAMBERO ROSSO” E BETTANE & DESSAUVE, E’ ROTTURA TRA I VIGNAIOLI NATURALI E LA RIVISTA WINE & FOOD. WINENEWS PUBBLICA LA LETTERA APERTA DI 205 AZIENDE E 4 ASSOCIAZIONI DEI PRODUTTORI DI VINI NATURALI ...
“Gentili signori, vi scriviamo a nome delle diverse centinaia di aziende che producono vino naturale in Italia, sia affiliate ad Associazioni e Consorzi che indipendenti. Siamo rimasti molto perplessi leggendo l’editoriale del Gambero Rosso (“Il tormentone naturale”) e le considerazioni di Bettane e Desseauve (“Te lo do io il vino… naturale”) . Detto molto francamente, abbiamo la decisa sensazione che non siate molto al corrente di quanto sta succedendo, ormai da anni, nel mondo del vino. Accusare i produttori di vino “naturale”, tout court, di produrre solo bottiglie difettose, ossidate, puzzolenti è un controsenso. Perfino la vostra rivista giudica regolarmente, e spesso premia, vini prodotti da cantine che orbitano a pieno titolo nell’ambito del vino naturale. La parte tecnica della polemica è davvero indifendibile: quali sarebbero i metodi “nuovi, “naturali” e “innovativi” utilizzati per stabilizzare i vini naturali? La lunga permanenza in botte sulle fecce (una pratica usata da secoli, dall’Etna alla Loira)? Nello scritto di Bettane e Desseauve si dice addirittura che con la vinificazione naturale “tutti i vitigni e i territori finiscono per somigliarsi perché i cattivi lieviti indigeni con i quali sono realizzati, così avidi di cannibalizzare quelli buoni se il vinificatore li lascia fare, sono gli stessi in tutto il pianeta”! La tesi implicita in questa singolare affermazione sarebbe che una “selezione” di lieviti, ovvero una piccola parte dell’intera popolazione dei lieviti stessi, generi una “varietà” di effetti maggiore. Perdonateci l’ironia, ma sarebbe come dire che bisogna eliminare tutti i tasti neri del pianoforte (quelli “alterati”) se si vogliono comporre opere più complesse ... . E non parliamo neanche della vigna, dove - lo scrivete voi stessi - il fatto di limitare al massimo o di escludere del tutto diserbanti, pesticidi, fertilizzanti è un semplice atto di buonsenso. Siamo i primi a sapere che non può esistere un vino completamente, esclusivamente “naturale”, che il vino è un prodotto culturale, frutto dell’interazione tra l’uomo e la natura. Probabilmente il termine “artigianale” si adatta meglio alle nostre idee: il vino deve essere il frutto delle scelte di chi lavora il vigneto e ne trasforma le uve. Ma crediamo che sia comunque sensato, addirittura fondamentale parlare della maggiore o minore “naturalità” di un vino, visto che la legge permette di aggiungere al mosto una quantità impressionante di sostanze, diverse decine. Se fosse possibile indicare in etichetta le sostanze aggiunte all’uva (o anche solo le sostanze che il produttore decide di non utilizzare), ognuno avrebbe gli strumenti per giudicare quanto un vino sia effettivamente naturale. Invece, guarda caso, è proibito. E nessuno ne parla. Eppure più sono le sostanze aggiunte, meno il vino è spontaneo e digeribile. Questo è ciò che sta accadendo oggi: molti bevitori ed appassionati - forse, chissà, stanchi del “tormentone del vino più buono di tutti”, o del “tormentone dell’annata del secolo” - si allontanano dai vini più artefatti per avvicinarsi a prodotti più spontanei, che non danno mal di testa, sono più digeribili, si accompagnano meglio al cibo. Troviamo davvero surreale accusare ottimi chef francesi di “ingenuità” visto che scelgono di servire, con i loro piatti, prodotti non invadenti, non grassi, non dolciastri e legnosi, che dialogano con il cibo invece di sovrastarlo. I più seri tra i produttori naturali cercano espressamente nei loro vini la freschezza, la sapidità, la digeribilità. E’ ovvio che l’incontro tra questi vini e una sana cucina di sapori e di sostanza avvenga sempre più di frequente. E se qualcuno non è contento può semplicemente scegliere un altro ristorante, tutto qui. O eventualmente ordinare un’altra bottiglia. L’importante è rispettare le scelte del ristoratore, e non accusarlo a priori di ingenuità o di incompetenza. Probabilmente è proprio questo l’aspetto che sfugge in modo più vistoso a tanta critica di oggi. Citare il Domaine de la Romanée-Conti, che produce le bottiglie più costose del pianeta, come esempio di vini naturali “buoni”: ecco, questa è un’ingenuità che fa quasi tenerezza. Evidentemente non si è proprio compreso che il movimento del vino naturale intende recuperare un rapporto quotidiano con il vino, affermarne il valore gastronomico e alimentare che negli ultimi decenni è stato negato nel nome dei premi e dei punteggi. Un atteggiamento che ha portato al crollo verticale dei consumi al quale stiamo assistendo ormai da molti anni. E non crediamo sia un caso il fatto che la crisi, per il settore del vino naturale (settore minuscolo, sia chiaro), si avverta in modo molto meno evidente. Sarà questo il motivo per cui questo piccolo mondo artigiano sta subendo tanti attacchi, e per cui si cerca sempre più insistentemente, violentemente di screditarlo? Noi siamo convinti che un atteggiamento critico sano ed aperto debba essere quello del confronto, della volontà di capire un fenomeno in espansione esaminandone pregi e difetti (non pensiamo affatto di non averne) e informando il pubblico in modo obiettivo, invece di gridare a ogni piè sospinto le parole “difettoso”, “volatile”, “ossidazione”. Appassionati e curiosi saranno poi liberi di scegliere: non vogliamo che vengano condotti per mano, ma semplicemente che gli si forniscano nel modo più chiaro e onesto gli strumenti adeguati per poi lasciarli liberi. Invece il tono dei pezzi sul numero di gennaio, lasciatecelo dire, è davvero aggressivo, come se il vino naturale e artigianale fosse una sorta di nemico da abbattere ad ogni costo, non un’alternativa da conoscere e soprattutto da rispettare. Noi crediamo, al contrario, che ci sia spazio per tutti, piccoli e grandi, naturali, biologici, biodinamici e convenzionali, a patto che il produttore lavori in modo etico e responsabile. Non pensiamo di avere la verità in tasca, ma abbiamo le nostre idee e ci piace difenderle e sostenerle visto che sono il frutto del nostro lavoro quotidiano. Nel periodo del prossimo Vinitaly si svolgeranno ben tre diverse manifestazioni di viticoltori naturali: ViniVeri a Cerea, VinNatur a Villa Favorita (Sarego), Vivit in Vinitaly. Invitiamo ogni giornalista aperto - e ogni bevitore, naturalmente - a venirci a trovare, ad assaggiare, a discutere e confrontarsi con noi.
I firmatari :
Associazione e Consorzi Associazione Renaissance Italia Associazione Vinnatur Associazione Vi.Te Consorzio Vini Veri Aziende Albani Alberto Anguissola Aldo di Giacomi Alessandro Torti Alla Costiera Altura Ampeleia Andrea Scovero Andrea Tirelli Antiche Cantine de Quarto Arianna Occhipinti Aurora ‘A Vita Bonavita Borgatta Bressan Ca’ del Vent Ca’ de Noci Camerlengo Camillo Donati Campi di Fonterenza Campinuovi Cantina Giardino Cantina Margò Cantine Valpane Cappellano Carla Simonetti Carlo Tanganelli Carussin Casa Belfi Casa Caterina Casa Coste Piane Casale Casa Raia Casa Wallace Cascina degli Ulivi Cascina delle Rose Cascina la Pertica Cascina Roccalini Cascina Roera Cascina Tavijn Cascina Zerbetta Casebianche Castello di Lispida Castello di Stefanago Cinque Campi Clara Marcelli Colombaia Corte Sant’Alda Cos Cosimo Maria Masini CostadiLà Crealto Cristiano Guttarolo Crocizia Daniele Piccinin Daniele Portinari Dario Prinčič Davide Spillare Denavolo Denis Montanar Denny Bini-Podere Cipolla Elisabetta Foradori Elvira Emidio Pepe Eugenio Rosi Ezio Cerruti Fabbrica di San Martino Farnea Fattoria Castellina Fattoria Cerreto Libri Fattoria Mondo Antico Fattorie Romeo del Castello Ferdinando Principiano Ferrandes Filippi Fiorano Fontemorsi Franco Masiero Franco Terpin Frank Cornelissen Gatti Gianni Massone Gino Pedrotti Giovanni Montisci Giuseppe Rinaldi Gonella Gradizzolo Guccione Haderburg Il Cancelliere Il Cavallino Il Maiolo Il Paradiso di Manfredi Il Tufiello Irene Cameli Iuli La Biancara L’Agricola del Farneto La Castellada La Distesa Laiolo La Marca di San Michele La Moresca La Pievuccia La Stoppa La Visciola Le Barbaterre Le Calle Le Chiuse Le Cinciole Le Coste sul Lago Loacker Lo Zerbone Lusenti Macchion dei Lupi Marabino Marco de Bartoli Marco Sambin Marco Sara Maria Letizia Allevi Maria Pia Castelli Mario Macciocca Martilde Massa Vecchia Massimiliano Croci Mlečnik Monastero Trappiste di Vitorchiano Monte dall’Ora Monteforche Montesecondo Monte Versa Musto Carmelitano Natalino del Prete Nino Barraco Oasi degli Angeli Odilio Antoniotti Pacina Panevino Paolo Bea Paolo Francesconi Pialli Pian dell’Orino Pian del Pino Piccolo Bacco dei Quaroni Pierini e Brugi Pierluigi Zampaglione Podere Concori Podere della Bruciata Podere Gualandi Podere Il Santo Podere La Cerreta Podere Le Boncie Podere Luciano Podere Luisa Podere Pradarolo Podere Santa Felicita Podere Veneri Vecchio Poderi San Lazzaro Poggio Trevvalle Porta del Vento Praesidium Punta dell’Ufala Quarticello Radikon Radoar Remo Hohler Roagna Ronco Severo Rugrà San Fereolo San Giovenale San Polino Santa Caterina Santa Maria Serafino Rivella Skerlj Stefano Amerighi Stefano Legnani Stella di Campalto Taverna Pane e Vino Tenuta di Valgiano Tenuta Grillo Tenuta l’Armonia Tenuta Montiani Tenuta Selvadolce Tenute Dettori Terre a Mano Tenuta Migliavacca Tenuta Terraviva Tenuta Vitereta Trinchero Tunia Valdibella Valli Unite Vercesi del Castellazzo Vignale di Cecilia Vigneto San Vito Villa Bellini Vino di Anna Vittorio Bera e figli Vodopivec Walter Mattoni Weingut Ebnerhof Zidarich
venerdì 18 gennaio 2013
COMPLEANNO ... E SONO 44
Champagne Extra Brut Mill. 1996 - Jacquesson
Cuvee composta dalle principali selezioni di Ay, Dizy e Grands Crus delle montagne di Reims per quanto riguarda il Pinot nero per la prima meta', e parcelle della Côte des Blancs per quanto riguarda lo chradonnay di una annata importante per la Champagne.
Colore giallo paglierino carico, perlage fine ed abbastanza persistente. Naso fragrante, leggermente evoluto con virate di caffe, sostenuto da una spinta agrumata e minerale quasi acciaiosa. Al palato e' una sciabola; minerale, tagliente, marmoreo e con una acidita' importante agrumata spostata verso il limone.
Champagne di non facile approccio, soprattutto per chi non ha il palato preparato ad un assalto di acidita' e mineralita' di eccezionale preminenza. E' come assistere ad una battaglia in corso e viverne gli eventi scomposti ma capaci di emozionare.
Chablis G.C Les Clos 2005 - William Fevre
Classico giallo paglierino con riflessi verdognoli e unghia carta. Con un naso tridimensionanale dove le sensazioni floreali di fieno e camomilla e quelle fruttate ma delicate si alternano sottolineate da un netto burro d'alpeggio non invadente, il tutto sostenuto da una mineralita' ed acidita' notevoli che ne costituiranno il resgistro al palato. Dritto, minerale, a tratti sapido, non tagliente; in perfetto equilibrio naso bocca. Pai lunga. Cangiante e ripropositivo di sensazioni differenti durante la beva. Chapeau !
Uno Chablis d'eccezione preso in un momento di grazia, me lo ricordavo piu' rigido due anni fa. Lo definirei con una parola: Festinalente. L'equilibrio tra la velocita' del susseguirsi delle sensazioni durante la beva e la lentezza della sua maturazione per trovare il giusto equilibrio. Quindi affrettatevi a berlo perche' e' in un momento splendido ma poi godetevelo con calma.
Pergole Torte 1999 - Montevertine
A questo vino di riferimento per la cultura vinicola chiantigiana bisogna avvicinarsi con consapevolezza.
Bel colore da sangiovese compatto, chiaro, con la comparsa di una leggera mattonatura andando verso l'unghia. Il naso e' parecchio territoriale con l'inconfondibile terra bagnata, humus, foglie umide del sottobosco, radici che fanno da tappeto olfattivo a spezie e soprattutto ad un frutto defilato e un po' molle. Non ha quella solita freschezza e croccantezza, come se stia per entrare nella fase di terziarizzazione, sull'orlo tra la consacrazione vintage ed il precipizio. La bocca e' piu' morbida e cremosa sostenta poco dalla carica tannica e dalla freschezza acida. Abbastanza persistente. Riesce comunque a mantenere un registro fine ed elegante e a tenere durante tutto il periodo della beva.
Marchese di Villa Marina 2001 - Sella & Mosca
Rubino scuro, limpido e compatto. Si apre tardi all'olfatto ereditando sensazioni leggermente stallatiche che via via svaniscono. Naso che via via concede una sensazione di profumi di macchia mediterranea che si sostituiscono al classico vegetale peperoneggiante del cabernet. Ciliegia matura, leggera speziatura dolce, ricordi di caffe. Con una perfetta corrispondenza naso bocca. Vino compatto, con un corpo e texture spessi, tenuto su sempre da quella sensazione di macchia mediterranea, radici e mirto accompagnata anche da una leggera sapidita'. Un cabernet che esalta la diversita' nella tipicita', detto da uno che non ama particolramente la tipologia.
Pinot Nero 1er cru Les Ruchots 2007 - Domaine Pierre Amiot et Fils
Pinot nero con un frutto di bosco aperto ma molle in evidenza. In tutte e tre le componenti della possibile descrizione di questo vino, si presenta come un pinot nero che, pur avendo tutte le caratteristiche tipiche del colore, dei fruttini e della leggera speziatura, si fa sopraffarre dall'alcol e si propone in una versione un po' troppo "slavata" e "vuota".
Paga molto probabilmente l'annata pronta, fruttata ma contraddittoria in Borgogna. Le solite montagne russe del Pinot Nero. Vitigno eccezionale, nel senso che fa eccezione, dando nel vino delusioni ( anche per via del portafoglio) ma anche grandi soddisfazioni quando si incontrano versioni che incrociano terroir, annata e produttore bevute nel momento giusto. Vino che va incrociato al momento giusto nel posto giusto.
mercoledì 9 gennaio 2013
PINOT NERO - DEGUSTAZIONE ALLA CIECA
Ed eccomi a descrivere un'altra degustazione alla cieca, questa volta
intitolata al Pinot Nero. Accompagnata da pici al sugo e salsiccetta e
da petto d'anatra selvatica in salsa al porto e ribes.
Come di consueto di seguito le mie impressioni prima di svelare le etichette dei vini:
Pinot Nero Brut Sboccatura 2011 - Marramiero
Colore giallo paglierino intenso. Perlage fine e poco persistente. Al naso si presenta fragrante ed opulento, caratteristiche che si riconfermano al palato. Rotondo e morbido, un po' vinoso con rimandi sapidi. Si percepisce che non e' un pinot nero in purezza anche se la freschezza dello Chardonnay e' decisamente in secondo piano. Semplice, vinoso, un po' troppo grassoccio.
Si poteva escludere una provenienza dal nord Italia ma di certo non avrei mai detto fosse un vino fatto nell'entroterra di Pescara.
Pinot Nero Noir 2006 - Hartmann Donà
Lo avevo gia' bevuto a Natale quindi l'ho preso subito. Vi rimando alle note della degustazione natalizia.
Pinot Nero Pommard Les Pezerolles 1er cru 2002 - De Montille
Colore rubino chiaro, brillante con un unghia lunga che fa trasparire un po' di annetti sulle spalle. Parte con un naso vintage da cassetto chiuso, ma si capisce che e' un vino complesso ed importante. Alla distanza, escono fuori i fruttini ed una velatura funginea che lo accompagnera' per tutta la beva. In bocca e' piacevole. Si avvertono i rimandi ai fruttini ed una acidita' ancora presente seppur smorzata dai ritorni retronasali di cassetto chiuso e funghi mai invadenti. E' l'unico vino che durante tutta la sua presenza nel bicchiere ed anche dopo la seconda versata continua a cambiare quasi alleggerendosi del peso della vecchiaia reclamando le sue origini giovanili di Pinot Nero di razza proveniente dalla Borgogna tradizionalista.
Pinot Nero L'Arturo 2007 - Ronco Calino
Colore rubino chiaro, compatto, meno brillante degli altri ma senza accenni di vecchiaia.
Parte benissimo, soprattutto al naso, come un Pinot Nero di razza. Al palato una vena leggermente amarognola che tende alla liquirizia contrasta i fruttini. Attendo che l'alcol, ben presente si sistemi. Poi ... piu' nulla. Dopo pochissimo dalla presenza nel bicchiere svanisce.
Peccato avrei voluto descriverne l'evoluzione perche' era partito molto bene.
Pinot Nero 2010 - Grosjean
Il colore e' simile al Pinot Nero Ronco Calino anche se un po' piu' scuro. Al naso parte con una presenza vanigliata invadente e sovrastante ritrovata anche al palato. Questa caratterizzazione lo accompagna sempre rendendolo uguale a se stesso durante tutta la sua presenza nel bicchiere e ne nasconde la tipicita'. Vinoso, con sbuffi aciduli e rimandi verdi.
Nel tempo la sensazione di vanigliato si trasforma in una presenza di accenni di surmaturazione. Bottiglia da rivedere o piu' verosimilmente annata sfortunata.
Moscato d'Asti 2012 - Bera
Alla fine del pasto il dolce e' stato accompagnato da questo Moscato d'Asti che mi piace segnalare come piacevole sorpresa. Almeno per me che non l'avevo mai assaggiato.
Giallo paglierino chiaro, brillante con unghia carta. Naso freschissimo con una prevalenza floreale molto piacevole tipica del mughetto. Intenso. Palato coerente col naso, note agrumate, pesca. Equilibrato, dolce ma fragrante con spiccata acidità. Mi ha ricordato uno dei migliori Moscato d'Asti bevuti dell'azienda Cascina Fonda.Ottimo anche nel prezzo.
Come di consueto di seguito le mie impressioni prima di svelare le etichette dei vini:
Pinot Nero Brut Sboccatura 2011 - Marramiero
Colore giallo paglierino intenso. Perlage fine e poco persistente. Al naso si presenta fragrante ed opulento, caratteristiche che si riconfermano al palato. Rotondo e morbido, un po' vinoso con rimandi sapidi. Si percepisce che non e' un pinot nero in purezza anche se la freschezza dello Chardonnay e' decisamente in secondo piano. Semplice, vinoso, un po' troppo grassoccio.
Si poteva escludere una provenienza dal nord Italia ma di certo non avrei mai detto fosse un vino fatto nell'entroterra di Pescara.
Pinot Nero Noir 2006 - Hartmann Donà
Lo avevo gia' bevuto a Natale quindi l'ho preso subito. Vi rimando alle note della degustazione natalizia.
Pinot Nero Pommard Les Pezerolles 1er cru 2002 - De Montille
Colore rubino chiaro, brillante con un unghia lunga che fa trasparire un po' di annetti sulle spalle. Parte con un naso vintage da cassetto chiuso, ma si capisce che e' un vino complesso ed importante. Alla distanza, escono fuori i fruttini ed una velatura funginea che lo accompagnera' per tutta la beva. In bocca e' piacevole. Si avvertono i rimandi ai fruttini ed una acidita' ancora presente seppur smorzata dai ritorni retronasali di cassetto chiuso e funghi mai invadenti. E' l'unico vino che durante tutta la sua presenza nel bicchiere ed anche dopo la seconda versata continua a cambiare quasi alleggerendosi del peso della vecchiaia reclamando le sue origini giovanili di Pinot Nero di razza proveniente dalla Borgogna tradizionalista.
Pinot Nero L'Arturo 2007 - Ronco Calino
Colore rubino chiaro, compatto, meno brillante degli altri ma senza accenni di vecchiaia.
Parte benissimo, soprattutto al naso, come un Pinot Nero di razza. Al palato una vena leggermente amarognola che tende alla liquirizia contrasta i fruttini. Attendo che l'alcol, ben presente si sistemi. Poi ... piu' nulla. Dopo pochissimo dalla presenza nel bicchiere svanisce.
Peccato avrei voluto descriverne l'evoluzione perche' era partito molto bene.
Pinot Nero 2010 - Grosjean
Il colore e' simile al Pinot Nero Ronco Calino anche se un po' piu' scuro. Al naso parte con una presenza vanigliata invadente e sovrastante ritrovata anche al palato. Questa caratterizzazione lo accompagna sempre rendendolo uguale a se stesso durante tutta la sua presenza nel bicchiere e ne nasconde la tipicita'. Vinoso, con sbuffi aciduli e rimandi verdi.
Nel tempo la sensazione di vanigliato si trasforma in una presenza di accenni di surmaturazione. Bottiglia da rivedere o piu' verosimilmente annata sfortunata.
Moscato d'Asti 2012 - Bera
Alla fine del pasto il dolce e' stato accompagnato da questo Moscato d'Asti che mi piace segnalare come piacevole sorpresa. Almeno per me che non l'avevo mai assaggiato.
Giallo paglierino chiaro, brillante con unghia carta. Naso freschissimo con una prevalenza floreale molto piacevole tipica del mughetto. Intenso. Palato coerente col naso, note agrumate, pesca. Equilibrato, dolce ma fragrante con spiccata acidità. Mi ha ricordato uno dei migliori Moscato d'Asti bevuti dell'azienda Cascina Fonda.Ottimo anche nel prezzo.
sabato 29 dicembre 2012
SENZA TRUCCO - LE DONNE DEL VINO NATURALE
giovedì 27 dicembre 2012
NATALE 2012
Durante il pranzo di Natale l'attenzione è tutta rivolta verso lo scambio di auguri e si e' avvolti, e a volte frastornati, da quella atmosfera natalizia fatta di momenti condivisi con gli affetti piu' cari, e di incontri con persone che non vedi da tempo. In mezzo a tutto cio' si sono fatti notare i seguenti vini, che ci hanno accompagnato durante il pranzo, relazionandosi con noi attraverso l'unica voce che hanno: Il gusto !
Franciacorta QdE 2004 Riserva Pas Dosé - Mosnel
"Ah la Franciacorta non e' nelle mie corde ... " questa e' la classica frase in bocca ad uno "champagnista" come il sottoscritto. Infatti sono abbastanza allergico ai prodotti franciacortini, tanto che per approcciarli devono essere rigorosamente Pas Dosè ( Dosaggio Zero).
Questo e' pero' un prodotto italiano di qualita' assoluta che si era gia' distinto tra gli Champagne, in una degustazione alla cieca da me organizzata, uscendone molto bene.
Quindi, fiducia: puo' benissimo aprire il pranzo di Natale e lo fa molto bene.
Come nella migliore tradizione e cura, per questo vino il Mosnel ha raccolto manualmente le uve provenienti dai suoi migliori vigneti con esposizione, terreno e microclima ideali.
Larga Nord, Roccolino e Dosso Sud per lo Chardonnay ed il Pinot Nero vinificati in piccole botti di rovere. Limbo per il Pinot Bianco vinificato in acciaio.
I vini (non sono solo basi spumanti) cosi' ottenuti sono stati poi assemblati in cuvee ed hanno seguito il percorso della spumantizzazione con il metodo classico, meritando di restare sui lieviti 5 anni. Infine, ricolmati con lo stesso vino senza dosaggio.
Questo Franciacorta incede nel bicchiere con una certa esuberanza, formando una schiuma dalle forme simili allo zucchero filato, fino ad assestarsi e ad accomodarsi a tavola con un perlage fine e persistente, avvolto da un colorito giallo paglierino intenso e limpido.
Al naso il bouquet e' ampio, fragrante, con segnali agrumati, di timo e ritorni di camomilla.
Impreziosito da un leggero inizio terziario.
Al palato è elegante e di grande equilibrio. Sapido, fresco, con una persistenza leggermente agrumata, ma anche sostenuto da una pienezza non invasiva, con sussurrati accenni mielosi.
Durante la beva pian piano si fa da parte per far spazio agli altri ospiti, in perfetta sintonia con il suo stile elegante e gentile.
Pinot Bianco Vorberg Riserva 2009 - Cantina Terlano
Questo giovanotto si siede a tavola durante i primi piatti con discrezione. Ha un'aria buffa e non sembra parlare proprio la nostra lingua, ma se ci stai attento lo capisci. Si chiama Vorberg e viene dalle montagne dell'alto adige, da una striscia di terreno che sta tra il torrente San Pietro e il rio Meltina ad una quota che varia dai 600 ai 950 m sul mare.
I vigneti sono ripidi ma ben esposti ed il terreno e' sabbioso e ciottoloso, con un buon scheletro.
Si presenta color giallo paglierino con risflessi verdognoli, quando inizia a parlarti sembri non capirlo, ma poi ti ci metti di impegno, ci butti dentro il naso e inizi a conoscerlo.
Ha dei profumi molto immediati che vanno da fieno, camomilla, frutta tropicale, e ritorni di salvia e lavanda. Al palato e' molto pieno, complesso, minerale. La pienezza e' in perfetto equilibrio con una buona acidita' e una forte mineralita'. Dotato di un'ottima persistenza.
Massi' che lo hai capito adesso e' il Pinot Bianco: rigorosa espressione del territorio da cui proviene. Ora il simpatico ospite ti accompagna e ti parla e tu lo comprendi, e' di ottima compagnia e non vedi l'ora di incontrarlo di nuovo magari tra qualche anno.
Pinot Nero Noir 2006 - Hartmann Donà
Sento in lontananaza parlare di prodotti biologici, natura e biodinamica, e mi incuriosico. Mi avvivcino e non vedo nessuno. Al centro del tavolo in attesa dell'anatra c'e' una bottiglia di Pinot Nero. Mi colpisce subito il produttore, ex enologo della Cantina Terlano e convinto sostenitore della produzione di vino seguendo i dettami della biodinamica. Dal 2002 circa produce vini in proprio. Uno dei produttori piu' promettenti nel panorama bio altoatesino.
I terreni di produzione sono per lo piu' sopra Merano, sottosuolo molto minerale, coltivati in modo naturale, con la presenza di vitigni anche molto longevi. Le barbatelle nuove provengono dalla Borgogna.
Con il pinot nero bisogna stare attenti, quindi non gli dò troppa confidenza, anche se gli dedico la giusta e doverosa attenzione che si riserva ad un ospite che potrebbe rivelarsi importante.
Se mi vuol parlare mi parla, altrimenti pazienza. Perche' se con il Pinot Nero entri in confidenza, lo capisci e lui decide di parlarti, allora e' musica altrimenti sara' per un'altra volta.
Lo verso con discrezione ed il colore e' quello del pinot nero, anche se un po' troppo scarico verso l'unghia, che si presenta corta e leggermente mattonata nel finale.
All'olfatto si presenta con un'alternanza tra pinot nero di razza con frutti di bosco, leggera speziatura, mineralita' e dall'altra parte accenni evolutivi un po forzati, come se stesse accelerando il suo ciclo di vita in bottiglia. Alcol etereo. Al palato prevale la componente territoriale di mineralita' ed erbe di montagna, rispetto al frutto ed alla texture, che se da un lato rendono la beva scorrevole dall'altro lo induriscono.
Un ospite genuino, schietto, sincero, che si fa ascoltare quando ha qualcosa di interessante da dire oppure al contrario, un istante dopo, puo' risultare inaspettatamente fastidioso e poco piacevole.
Vin San Giusto 1998
Durante il momento del dolce e dei saluti finali si palesa il mite San Giusto, il vin santo dai natali semplici proveniente da uve come la Malvasia e il Trebbiano.
La tecnica di produzione per questo vino assurge ad elemento fondamentale: uve raccolte a mano a loro perfetta maturazione, ed appassite naturalmente per circa 140 giorni nei solai. Dopo la pigiatura, il mosto viene travasato in caratelli di castagno sigillati e posti sottotetto, in ambiente soggetto alle escursioni termiche stagionali. Fermenta e si eleva lentamente per 6 anni, con evaporazione fino al 40% del contenuto iniziale. Prima dell'imbottigliamento viene eseguito un filtraggio in cole di tela olandese, lento ed accurato, goccia a goccia. Non contiene solforosa aggiunta e viene affinato 18 mesi in bottiglia prima della vendita.
Quando l'artigianato si fa arte, e subentra anche un piccolo miracolo, e' il suo momento.
Eccolo: nel bicchiere si presenta con la sua bella veste ambrata e leggermente viscosa. Accostandolo al naso emerge inconfondibile l'odore del solaio, che mi porta alla memoria dove i miei genitori tenevano sui graticci le pere, i cachi, i kiwi e le noci a maturare. Subito dopo si alternano sentori di frutta secca, datteri, miele, frutta disidratata. Al palato regala parole ancora piu' dolci in questa annata. Trionfa il miele, poi la frutta secca, noci e leggere sfumature terziarie. Vino infinito, di una profonda e suadente complessità.
Le sue parole dolci le staremmo ad ascoltare per ore, ma per capirne appieno complessità e significato dobbiamo centellinarne l'ascolto. D'obbligo è poi ringraziare il mite San Giusto, che si e' seduto a tavola con noi.
Franciacorta QdE 2004 Riserva Pas Dosé - Mosnel
"Ah la Franciacorta non e' nelle mie corde ... " questa e' la classica frase in bocca ad uno "champagnista" come il sottoscritto. Infatti sono abbastanza allergico ai prodotti franciacortini, tanto che per approcciarli devono essere rigorosamente Pas Dosè ( Dosaggio Zero).
Questo e' pero' un prodotto italiano di qualita' assoluta che si era gia' distinto tra gli Champagne, in una degustazione alla cieca da me organizzata, uscendone molto bene.
Quindi, fiducia: puo' benissimo aprire il pranzo di Natale e lo fa molto bene.
Come nella migliore tradizione e cura, per questo vino il Mosnel ha raccolto manualmente le uve provenienti dai suoi migliori vigneti con esposizione, terreno e microclima ideali.
Larga Nord, Roccolino e Dosso Sud per lo Chardonnay ed il Pinot Nero vinificati in piccole botti di rovere. Limbo per il Pinot Bianco vinificato in acciaio.
I vini (non sono solo basi spumanti) cosi' ottenuti sono stati poi assemblati in cuvee ed hanno seguito il percorso della spumantizzazione con il metodo classico, meritando di restare sui lieviti 5 anni. Infine, ricolmati con lo stesso vino senza dosaggio.
Questo Franciacorta incede nel bicchiere con una certa esuberanza, formando una schiuma dalle forme simili allo zucchero filato, fino ad assestarsi e ad accomodarsi a tavola con un perlage fine e persistente, avvolto da un colorito giallo paglierino intenso e limpido.
Al naso il bouquet e' ampio, fragrante, con segnali agrumati, di timo e ritorni di camomilla.
Impreziosito da un leggero inizio terziario.
Al palato è elegante e di grande equilibrio. Sapido, fresco, con una persistenza leggermente agrumata, ma anche sostenuto da una pienezza non invasiva, con sussurrati accenni mielosi.
Durante la beva pian piano si fa da parte per far spazio agli altri ospiti, in perfetta sintonia con il suo stile elegante e gentile.
Pinot Bianco Vorberg Riserva 2009 - Cantina Terlano
Questo giovanotto si siede a tavola durante i primi piatti con discrezione. Ha un'aria buffa e non sembra parlare proprio la nostra lingua, ma se ci stai attento lo capisci. Si chiama Vorberg e viene dalle montagne dell'alto adige, da una striscia di terreno che sta tra il torrente San Pietro e il rio Meltina ad una quota che varia dai 600 ai 950 m sul mare.
I vigneti sono ripidi ma ben esposti ed il terreno e' sabbioso e ciottoloso, con un buon scheletro.
Si presenta color giallo paglierino con risflessi verdognoli, quando inizia a parlarti sembri non capirlo, ma poi ti ci metti di impegno, ci butti dentro il naso e inizi a conoscerlo.
Ha dei profumi molto immediati che vanno da fieno, camomilla, frutta tropicale, e ritorni di salvia e lavanda. Al palato e' molto pieno, complesso, minerale. La pienezza e' in perfetto equilibrio con una buona acidita' e una forte mineralita'. Dotato di un'ottima persistenza.
Massi' che lo hai capito adesso e' il Pinot Bianco: rigorosa espressione del territorio da cui proviene. Ora il simpatico ospite ti accompagna e ti parla e tu lo comprendi, e' di ottima compagnia e non vedi l'ora di incontrarlo di nuovo magari tra qualche anno.
Pinot Nero Noir 2006 - Hartmann Donà
Sento in lontananaza parlare di prodotti biologici, natura e biodinamica, e mi incuriosico. Mi avvivcino e non vedo nessuno. Al centro del tavolo in attesa dell'anatra c'e' una bottiglia di Pinot Nero. Mi colpisce subito il produttore, ex enologo della Cantina Terlano e convinto sostenitore della produzione di vino seguendo i dettami della biodinamica. Dal 2002 circa produce vini in proprio. Uno dei produttori piu' promettenti nel panorama bio altoatesino.
I terreni di produzione sono per lo piu' sopra Merano, sottosuolo molto minerale, coltivati in modo naturale, con la presenza di vitigni anche molto longevi. Le barbatelle nuove provengono dalla Borgogna.
Con il pinot nero bisogna stare attenti, quindi non gli dò troppa confidenza, anche se gli dedico la giusta e doverosa attenzione che si riserva ad un ospite che potrebbe rivelarsi importante.
Se mi vuol parlare mi parla, altrimenti pazienza. Perche' se con il Pinot Nero entri in confidenza, lo capisci e lui decide di parlarti, allora e' musica altrimenti sara' per un'altra volta.
Lo verso con discrezione ed il colore e' quello del pinot nero, anche se un po' troppo scarico verso l'unghia, che si presenta corta e leggermente mattonata nel finale.
All'olfatto si presenta con un'alternanza tra pinot nero di razza con frutti di bosco, leggera speziatura, mineralita' e dall'altra parte accenni evolutivi un po forzati, come se stesse accelerando il suo ciclo di vita in bottiglia. Alcol etereo. Al palato prevale la componente territoriale di mineralita' ed erbe di montagna, rispetto al frutto ed alla texture, che se da un lato rendono la beva scorrevole dall'altro lo induriscono.
Un ospite genuino, schietto, sincero, che si fa ascoltare quando ha qualcosa di interessante da dire oppure al contrario, un istante dopo, puo' risultare inaspettatamente fastidioso e poco piacevole.
Vin San Giusto 1998
Durante il momento del dolce e dei saluti finali si palesa il mite San Giusto, il vin santo dai natali semplici proveniente da uve come la Malvasia e il Trebbiano.
La tecnica di produzione per questo vino assurge ad elemento fondamentale: uve raccolte a mano a loro perfetta maturazione, ed appassite naturalmente per circa 140 giorni nei solai. Dopo la pigiatura, il mosto viene travasato in caratelli di castagno sigillati e posti sottotetto, in ambiente soggetto alle escursioni termiche stagionali. Fermenta e si eleva lentamente per 6 anni, con evaporazione fino al 40% del contenuto iniziale. Prima dell'imbottigliamento viene eseguito un filtraggio in cole di tela olandese, lento ed accurato, goccia a goccia. Non contiene solforosa aggiunta e viene affinato 18 mesi in bottiglia prima della vendita.
Quando l'artigianato si fa arte, e subentra anche un piccolo miracolo, e' il suo momento.
Eccolo: nel bicchiere si presenta con la sua bella veste ambrata e leggermente viscosa. Accostandolo al naso emerge inconfondibile l'odore del solaio, che mi porta alla memoria dove i miei genitori tenevano sui graticci le pere, i cachi, i kiwi e le noci a maturare. Subito dopo si alternano sentori di frutta secca, datteri, miele, frutta disidratata. Al palato regala parole ancora piu' dolci in questa annata. Trionfa il miele, poi la frutta secca, noci e leggere sfumature terziarie. Vino infinito, di una profonda e suadente complessità.
Le sue parole dolci le staremmo ad ascoltare per ore, ma per capirne appieno complessità e significato dobbiamo centellinarne l'ascolto. D'obbligo è poi ringraziare il mite San Giusto, che si e' seduto a tavola con noi.
giovedì 1 novembre 2012
Degustazione bilaterale
Chianti classico Castell'in villa 1992
Guardandolo nel bicchiere dal nucleo fino all'unghia possiamo cogliere nel colore una maturata evoluzione e soprattutto l'unghia ci comunica che siamo di fronte ad un vino longevo.
Naso molto elegante, leggibile, che ci regala tre livelli di sensazioni in equilibrio tra loro. Il primo un frutto maturo non eccessivo accompagnato da note minerali, di terra e sottobosco, il secondo una leggera nota vegetale rinfrescante, il terzo netti segnali di terziarizzazione con note evolute di tabacco, foglie secche, accenni di cassetto chiuso che ci confermano gli anni sulle spalle.
Al palato l'entrata non e' solenne e sicuramente non si caratterizza come un vino dal corpo e struttura importanti. Questa leggerezza e' accompagnata da una freschezza generale che riprende la leggera nota vegetale di cui all'olfatto che dopo una sosta lunga del vino nel bicchiere si caratterizza quasi come balsamica. Perfetta corrispondenza naso bocca per frutto ed evoluzione terziaria. Un vino la cui persistenza richiede predisposizione nel coglierne le sfumature anche le piu' sussurate.
Leggibile, piacevolmente longevo, per gli amanti dell'eleganza e delle fini sfumature capaci di regalare emozioni al pari se non superiori rispetto alle tinte piu' forti di altri vini piu' strutturati e altrettanto portatori di complessita' basata sull'impatto.
Montevetrano 2001
Non avevo mai assaggiato fino ad ora questo vino di Silvia Imparato e dell'eneologo Riccardo Cottarella, curioso l'ho proposto ad una cena presso l'amico Christian compagno di tante avventure degustative.
Dal colore siamo subito colpiti dalla compattezza di questo vino che si presenta rubino scuro concentrato, quasi impenetrabile con un unghia cortisssima che non fa trasparire gli anni che ha.
L'impatto olfattivo e' importante contenente note di frutta rossa accompagnate da richiami balsamici ma soprattuto da legno dolce e cannella. Nel corso della beva l'impianto olfattivo anche se ricco rimane compatto, non si sgrana mai dando probabili segnali di un inizio di una fase di chiusura.
Al palato si presenta come un vino di forte struttura e buon corpo, con i tannini risolti. Ritroviamo confermate tutte le sensazioni olfattive con l'aggiunta di un frutto accompagnato da una sensazione di morbidezza "lattica", vanigliata che lotta ma prevale rispetto alla spinta balsamica dell'aglianico. Buona persistenza. Ancora una volta si ha la sensazione di un vino estremamente compatto, di forte impatto e personalita' ma che nel corso della beva non riesce a sgranchirsi rimanendo sempre uguale a se stesso.
La lotta tra la tenacia e la passione per il suo territorio di Silvia Imparato e l'impronta dell'enologo sembra sia stata vinta da quest'ultimo. Sicuramente un vino da approfondire e meritevole di una verticale.
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