IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

venerdì 18 marzo 2022

CHAMBOLLE MUSIGNY LES AMOUREUSES 2008 AMIOT SERVELLE

 
Chambolle Musigny 1er Cru Les Amoureuses 2008 di Amiot Servelle.
Ogni tanto è bello fare spazio per godere di una delicata carezza che non dimenticherai facilmente.
Uno Pinot Nero di estrema delicatezza e finezza. Si presenta con un rosso rubino delicato con tenui riflessi purpurei. Si alternano, con estrema corrispondenza olfattiva e tattile, susine, fruttini rossi tipo ribes, lamponi, fragoline di bosco, una trama floreale di rosa e viola ed una speziatura balsamica. L'ingresso al palato paga un pò l'annata e si rivela debole sopravanzato da una buona acidità verde. Ma subito recupera con una succulente lunghezza finale ed un tenue ricordo tannico che si concretizza con un tocco di grafite.



SAVAGNIN 2016 LES GRANDVEUX DOMAIN LES DOLOMIES

 

Conoscenza, attesa, predisposizione, corrispondenza.
L'incontro iniziale con questo vino nel 2018, in occasione della rassegna Le Nez Dans Le Vert, mi aveva fulminato, per poi non concedermi più le stesse sensazioni.
Oggi, in una giornata un pò uggiosa, davanti ad una minestra fumante con le verdure del mio orto ed insaporita da erbe di montagna, decido di stappare l'ultima bottiglia del Savagnin 2016 Les Grandveux del Domaine Les Dolomies.
Da questo vino naturale esce tutta la territorialità e varietà che un Savagnin può concedere nella sua versione ouillè.
Fatta decantare la bottiglia in verticale per una mezzoretta, il vino si presenta nel bicchiere con un giallo paglierino dorato esemplare. Ma ciò che lo caratterizza maggiormente è l'attacco olfattivo, ricco, avvolgente, deciso, sfaccettato. In primis pesca gialla, poi nespola, quindi l'inevitabile aromaticità seguita da un tocco floreale di erbe fini, per terminare con una sensazione di polvere da sparo ed un timido accenno del legno di botte usata.
L'ingresso in bocca è caratterizzato da una acidità agrumata tagliente per poi esprimersi sullo stesso registro olfattivo, fino ad una chiusura che volge lo sguardo a sensazioni "minerali".

POMMARD LES TOIS FOLLOTS 2017 DOMAIN LEJEUNE

 

La propensione ad una coltivazione estremamente rispettosa della natura fino ad approcciare la biodinamica, una vendemmia inoltrata a maturazione completa del frutto senza diraspare ed una macerazione carbonica con la pied de cuve seguita da una malolattica spontanea in botte, fanno di questo vino una rappresentazione di come l'equibrio tra natura, territorio e umanità possa restituire una corrispondenza organolettica autentica, semplice, ma non banale.
L'esordio olfattivo è quello dei frutti rossi tipo ciliegia e fragola, poi quelli neri di bosco, accompagnati da una sensazione floreale di rosa e da una speziatura che anticipa un sorso molto territoriale ed infatti abbiamo un tannino in evidenza reso verde dal leggero tocco dei raspi. Poi prosegue con una buona corrispondenza naso bocca sostenuta da una discreta acidità. Vino sincero, didattico.
Pommard Les Tois Follots 2017 Domaine Lejeune

CHAMPAGNE LES LONGUES VOYES 1ER CRU LAHERTE FRERES

L'incontro è di quelli non banali e preannuncia una beva lenta tipica dei vini a tutto pasto.
L'attacco olfattivo è largo, pieno, con rimandi a frutta bianca matura, pesca bianca, nespola, crosta di pane e fiori secchi. Si avverte la lunga macerazione in botti usate per il pinot nero di Borgogna.
In bocca è cremoso, corrispondente, sostenuto da una acidità tagliente e mineralità. Chiude sapido.
La bottiglia incontrata è
Les Longues Voyes Permier Cru Extra Brut di Laherte Freres. Sboccatura 2018. 100% Pinot noir delle montagne di Reims. Fermentazione da lieviti indigeni. 18 mesi di macerazione in botti usate della Borgogna. 3 anni sui lieviti.

ROCCAPIETRA ZERO 2014 SCUROPASSO


Oggi non ho voglia di fare niente. Sono sul mio balcone di casa e mi godo la vista del mio lago di Como. Ho dei calamari fritti e della verdura in pastella di ieri e decido di scaldarli in forno.
Devo trovare qualcosa in cantina di leggero, spensierato, non impegnativo.
Il pensiero va ad una bolla dell'oltrepò che sia identitaria di un territorio troppo spesso sottovalutato.
Ecco il Roccapietra Zero della cantina Scuropasso è l'ideale. Metodo classico annata 2014 sboccatura 2919. È un vsq fuori denominazione ma più identitario di tanti altri.
L'incedere immediato di un perlage animato da una vivace effervescenza ma mai scomposto, trova poi la sua pace in una finezza d'oltralpe che fa presagire una cremosità che si realizza con sensazioni prevalenti di frutta bianca sostenute da una acidità ben presente ed una buona lunghezza che invoglia la beva.

LA GRANDE CHAUDE V.V. 2016 PHILIPPE CHATILLON

 

La Grande Chaude V.V. 2016 Philippe Chatillon
Lo Jura che strizza l'occhio alla Borgogna, mantenendo la propria identità rurale e contadina.
3 ettari tra Arbois e Passenans su marne blu grigiastre. Zero diserbanti, zero chimica, zero solforosa aggiunta, fermentazione da lieviti indigeni.
Il suo chardonnay rustico, fresco, minerale, sapido, di persistente acidità agrumata, ci racconta di un abbraccio morbido del legno che gli conferisce ritorni retrolfattivi leggermente vanigliati ma non stucchevoli e ben integrati con gli agrumi.

VIGNA REGINA SASSELLA RISERVA 2005 AR.PE.PE

 
Si apre nel bicchiere con un bel colore granato leggermente evoluto. Regala sensazioni di fiori ed erbe di montagna accompagnate da una carezza tannica ed una succulenza che ne allungano la beva. Si difende bene da un deciso attacco da parte della polenta oncia tipica della mia zona del lecchese.
Vigna Regina Sassella Riserva 2005 Valtellina Superiore Ar.Pe Pe.