IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

giovedì 3 luglio 2014

INCONTRI: IL SENSO DI GIUSEPPE RINALDI PER IL VINO


 Avvicinare ed incontrare un così popolare, istrionico, eclettico vignaiolo, contadino e poeta langarolo, nel contempo schivo e reticente in quanto a clamore mediatico, non è impresa semplice.
Durante il nostro tour nelle Langhe, tra vigneti e degustazioni, in occasione della designazione del territorio come patrimonio dell'umanità, tramite Gianluca Colombo dell'Azienda Segni di Langa, abbiamo avuto il piacere e l'onore di trascorrere qualche ora con Giuseppe Rinaldi, il "Citrico".

Prima di farvi partecipi dell'incontro, per chi non conoscesse l'azienda, ecco qualche informazione.

L'azienda nasce nel 1890, fondata da Battista Rinaldi che coltivava le vigne del Feudo dei Marchesi Falletti di Barolo e che in seguito divenne proprietario, inizialmente vendendo l'uva e successivamente, con l'aiuto dei figli,  iniziando a fare vino.
Nello stesso solco di tradizione famigliare e contadina oggi dopo cinque generazioni Giuseppe Rinaldi e la figlia Marta continuano a condurre l'azienda producendo vino esclusivamente dai 6,5 ettari vitati di proprietà.
I vitigni impiantati sono Nebbiolo, Barbera, Freisa, Ruchè e Dolcetto, per una produzione totale di circa 40.000 bottiglie. Il Barolo viene prodotto da circa il 60% degli ettari vitati, dai vigneti Brunate, Le Coste, Cannubi-San Lorenzo, Ravera. L'assemblaggio viene fatto anche tra vigneti differenti a seconda delle esigenze dell'annata per conferire maggior equilibrio ai vini.
Le vigne vengono lavorate senza l'utilizzo di prodotti chimici o  diserbanti. La vinificazione è tradizionale con un utilizzo ragionato di anidride solforosa e l'affinamento avviene in botti grandi di Rovere.

Dopo aver suonato, apprendiamo che la figlia Marta non c'è e che Giuseppe ci avrebbe raggiunto nel giardino con vista verso le vigne. Dopo un bel pò di tempo, tale da dubitare dell'arrivo, eccolo.
Ha un'aria quasi assente ma distesa, il sigaro in bocca, ci osserva con la diffidenza di chi vuole capire. "... da dove venite, che lavoro fate?..." ci chiede con arguzia, accendendosi il sigaro.

Quando Francesco, gli dice di essere un meccanico della Moto Guzzi, gli si illuminano gli occhi e scopriamo che, oltre ad essersi occupato di veterinaria per poi diventare enologo e vignaiolo ed anche poeta, è un appassionato di moto d'epoca.
Inevitabilmente il discorso si fa ricco di aneddoti ed esperienze inerenti al mondo delle moto d'epoca, mostrandoci la sua passione per il restauro delle Lambrette. La pazienza, la cura e la coerenza  con cui restaura le Lambrette evidenzia quanta passione abbia nel far rivivere nel mondo di oggi lontane tradizioni, sapienze di artigianato, emozioni. L'esperienza della Barolo-Taranto in Lambretta che ha raccontato, rivivendola, ne è un esempio.

Si alza e si dirige verso la casa, finalmente si parla di vino, lo incalzo. "E perchè?" risponde.
Apre il garage e con orgoglio ci mostra una Lambretta gialla messa a nuovo ed in strada. Passando dall'appartamento per scendere in cantina, ecco un'altra lambretta bianca anch'essa ristrutturata.
Scendiamo in cantina e subito si dirige verso il suo laboratorio dove ci mostra le lambrette ancora da ristrutturare, guardandole con aria di chi sa già scorgere il risultato finale.
Cerco di farlo parlare di vino chiedendogli a quale tipo di moto paragonerebbe il suo vino. Mi risponde, un pò in maniera "paracula", Moto Guzzi.

Completamente catapultati nella storia passata, seppur relativamente recente siamo nella parte adibita ad ufficio e sala degustazione. Trasuda di storia e cultura, per le bottiglie vuote presenti, i richiami storici appesi al muro e gli oggetti che la compongono inclusa una antica tappatrice manuale posta al centro.Precisi richiami culturali e storici denotano quanto sia una persona colta e di spirito libero.

Ci accompagna, attraverso le grandi botti  di rovere da invecchiamento, fino ad un tino centenario enorme e lo sguardo si illumina come per le lambrette. Questo tino ospita la fermentazione dei vini più importanti con seguente macerazione, a seconda dell'annata. Il vino finisce in acciaio per 15 giorni per poi invecchiare nelle grandi botti di rovere dove rimane per 3 anni, ma non nella stessa botte.

"Ho già parlato troppo di vino" - dice - " vedete questa vecchia pompa ?, ecco io la utilizzo ancora. L'ottone è ancora il materiale migliore. Oggi non ne fanno più di così solide.".

Davanti alle botti di rovere ci spilla direttamente il Brunate atto a divenire Barolo 2011 e ci racconta un paio di aneddoti divertenti della sua vita. Beviamo avvolti da una conviviale ilarità. Il vino è ottimo, si sente la tensione tannica ed austera del nebbiolo accompagnata da una succulenza e lieve morbidezza data forse da una annata un pò calda o dalla esposizione e terreno di quel Cru. Gli chiedo quale suo Barolo è meglio acquistare oggi e mi dice sommessamente, annata 2010.

Improvvisamente irrompe la moglie che lo richiama alle faccende domestiche non ancora sbrigate. "E' arrivata la tigre" - ci dice - capiamo che dobbiamo congedarlo.


Mentre ci allontaniamo ci chiediamo, ma non si è parlato di vino, o forse si ... e non ce ne siamo nemmeno accorti.
La sera stessa, presso il ristorante Bovio a La Morra indovinate quale vino rosso abbiamo ordinato ? Barolo Brunate 2010, Giuseppe Rinaldi

sabato 31 maggio 2014

IO BEVO COSI' 2014


Torna subito in mente l'incipit del romanzo I Promessi Sposi del Manzoni, ammirando il paesaggio lungo le sponde del fiume Adda che fa da cornice alla prima rassegna di vini naturali e di territorio Io Bevo Così.
L'antico Monastero del Lavello a Clolziocorte ha ospitato circa 100 vignaioli che hanno proposto in assaggio oltre 300 vini (qui la lista) per una kermesse che ha soddisfatto anche i palati più esigenti attraverso stand gastronomici di elevata qualità e la cucina Slow Cocking impreziosita dalla presenza dello chef stellato Stefano Masanti. Durante la manifestazione si sono svolti anche due laboratori di degustazione di olio e di abbinamento vino e cioccolato.
Ma andiamo con ordine. Chi sono Luca dell'Orto (Chef del Ristorante San Gerolamo), Andrea Sala (azienda That's Wine distributrice di vini naturali,biodinamici) ed Andrea Pesce (enoteca, wine bar "Vini e Più" di Cantù) ?
Tre giovani coraggiosi imprenditori accomunati dalla passione per una enogastronomia sana e naturale, che si sono uniti con l'intento di diffondere una idea di gusto non convenzionale attraverso la neonata associazione "Io bevo così".

La loro temerarietà ha avuto una ulteriore controprova nel fatto di aver scelto il loro territorio, non facile e non avvezzo a questo tipo di manifestazioni, come sede per la prima edizione di questa kermesse.
Dunque l'evento Io Bevo Così nasce in sordina sulle sponde dell'Adda, accompagnato da un clima incredulo ed anche un pò scettico, ma sostenuto dalla tenacia, forza morale e voglia di crederci di questi tre giovani imprenditori che hanno avuto il coraggio di affrontare dubbi, incertezze e paure, presentando ad un pubblico nuovo, una rassegna di tutto rispetto, non esente da qualche errore di gioventù ma certamente migliore di altre anche più rodate.
Il risultato finale è stato certamente un successo, in termini di attenzione per l'evento, qualità dei visitatori ed afflusso che ha superato i 1000 ingressi.
Dunque ragazzi, Avanti ... Così, perchè sentiremo ancora parlare di voi ed è certo che Io Bevo Così saprà ritagliarsi lo spazio che merita all'interno delle manifestazioni nazionali di settore.


Aggirandoci nei giardini, chiostri e balconate del monastero, come al solito vogliamo farvi partecipi dei nostri migliori sorsi naturali, sempre alla ricerca di aziende giovani e a noi "sconosciute". Possiamo subito dire che abbiamo incontrato vignaioli giovani ed entusiasti del loro lavoro, la cui passione si riversa automaticamente nei loro vini.

Oltre alle bollicine consolidate di Cà del Vent, Casa Caterina e al prosecco di Frozza; la nostra attenzione e palato sono stati rapiti dallo Spumante sur lie da Fiano in purezza realizzato da Casebianche.
Presa di spuma in bottiglia ottenuta attraverso l'aggiunta dello stesso mosto. Classica bottiglia con tappo a corona. Colore giallo intenso leggermente intorbidito dalla presenza dei lieviti. Naso schietto, agrumato, nette le sensazioni di pompelmo, mela verde e a tratti salmastre. Palato corrispondente, dritto, dissetante, sapido. Vino spensierato, con una acidità sorprendente, aggressiva, capace di trascinarvi in una beva compulsiva. Happy Hour arcaico.

Per quanto riguarda i vini rosati, impossibile non evidenziare quello dell'azienda Graci, degno dei miglior Bandol. Etna Rosato 2013 da uve Nerello Mascalese, è il nuovo nato per questa azienda e ne vengono prodotte poche bottiglie. Vino elegante, suadente nei fruttini con una buona spalla minerale.
Suadente.

I bianchi ancestrali senza compromessi, di Gilles e Ctherine Vergè sono una tappa obbligata.
5 ettari di Chardonnay in terreni calcareo argillosi in quel di Virè. Gestione biodinamica in vigna e senza solfiti aggiunti in cantina. La AOC Virè-Clesse è di recente costituzione con data 1999 e prevede come vitigni solo lo Chardonnay. Le vigne di Gilles e Catherine vanno da 75 a 120 anni di età. I vini hanno necessità di aprirsi ed appartengono a quella categoria di vini vivi che cambiano durante la beva stessa. Danno il loro meglio una volta che nel bicchiere si puliscono da note ossidative iniziali. La mineralità è la spina dorsale di questi vini che assieme alla acidità contrasta esemplarmente incursioni di frutta bianca e ginestra. Il loro meglio lo danno dopo un'ora dall'apertura. Diventano più fini, minerali, sapidi ed agrumati. Piaciuto il Vielles Vignes sia 2008 che 2009.
Chardonnay senza compromessi.

Ora siamo sulla balconata del monastero ed incontriamo i vini di Tommaso Gallina, azienda Fato nel Monferrato e precisamente a Castelletto Merli. I vitigni affrontati da questa azienda sono la Barbera, il Grignolino, la Freisa, il Cortese e l' Arnais. La filosofia è chiara. Solo lieviti autoctoni, solo fermentazione spontanea, nessun intervento di modifica al mosto, nessuna filtrazione. Ci ha colpito una Barbera rustica, viscerale, potente, autentica ed il vino ancestrale stile Orange da uva Cortese, imbottigliato quando è ancora in fermentazione.
Stoico.

Rimanendo in Piemonte hanno catturato la nostra attenzione i vini dell'azienda Stella di Castiglione d'Asti.
Vini ben fatti, territoriali. Ottimi la Barbera ed il Grignolino.
Affidabilità ed aderenza al territorio.

Sempre in Piemonte è da sottolineare il coraggio dell'azienda Segni di Langa nel proporre un Pinot Nero semplice, elegante, mai banale.
Da seguire.

Della Toscana sempre sugli scudi Porta di Vertine, Pacina, Pietroso, ma ancora una volta vogliamo sottolineare un'azienda a noi sconosciuta che ci ha incuriosito e favorevolmente atratto.
Si tratta dell'azienda Podere Luisa in quel di Montevarchi, Arezzo.Viscerale, territoriale, espressione della filosofia contadina dell'azienda il Chianti nella versione base e riserva 2010.
Contadino.

La valtellina ben rappresentata, meritano una sottolineatura i vini di Barbacan, Buzzetti, Mozzi, Boffalora, Dirupi, ottima la riserva 2010, croccante e leggermente balsamica. La 2011 annata calda, un  pò sottotono. Grande per finezza ed eleganza Ultimi Raggi 2006 per Ar.Pe.Pe con una intrigante nota di zucchero a velo.


Ottima la selezione dei vini presentata da Les Caves de Pyrene con in evidenza Bonavita Faro 2011, lo schioppettino di Bressan, il Pinot Noir di Derain ed il Syrah molto particolare di Hervè Souhaut che sembra un Pineau D'Aunis della Loira.

lunedì 21 aprile 2014

VINIVERI 2014

Questa edizione di ViniVeri 2014 è stata un vero successo. Trainata dalla presenza dei vignaioli della  Renaissance des Appellations con a capo Nicolas Joly, impreziosita dagli incontri con Silvia Pérez-Vitoria e  Jonathan Nossiter e dedicata ad Emmanuel Giboulot, viticoltore francese condannato dal Tribunale di Digione per essersi rifiutato di usare pesticidi, ha raggiunto il record di 154 vignaioli e 14 aziende agroalimentari presenti, oltre ad un afflusso di  migliaia di addetti ai lavori ed appassionati.
Finalmente sembra che l'attenzione si stia facendo sempre più intensa verso questi vignaioli che da anni producono il vino condividendo la stessa filosofia di ripristino dell'equilibrio della natura, per raggiungere, senza l’uso della chimica di sintesi e senza addizioni e stabilizzazioni forzate in cantina, il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura.


 La Renaissance des Appellations ha spostato la nostra attenzione quest'anno verso vini d'oltralpe con un ochhio lungo anche per la nostra amata Italia sempre rappresentata magistralmente da vignaioli sorprendenti.

Fleury Champagne de la Cote de Bar, gessosi, dritti, con una mineralità ed acidità sferzanti. La marma tagliente  di una Champagne senza compromessi. TAGLIENTE.
Nikolaihof, uno dei produttori più rappresentativi nel panorama del rinascimento vitivinicolo naturale austriaco. L'ascesa verticale fino ai più longevi Gruner Veltliner e Riesling è davvero impressionante. Vini precisi, rappresentativi del territorio e del varietale, dalle potenzialità di affinamento in bottiglia esaltanti. Acquisiscono complessità man mano passa il tempo e contemporaneamente ti appagano anche da giovani. Esuberanza giovanile, maturità e saggezza quando datati.


Mars Blanches. Partiamo dagli Chardonnay dove non riusciamo ad apprezzare appieno un Blanc de Blanc leggermente disturbato con lieviti in evidenza ed il En Levrette 2012, uno Chardonnay giovane, ancora slegato tra acidità e tocco vanigliato. Arriviamo poi al Vin Jaune 2006 e quì ci siamo. Note ossidative dello Jura con uno spettro fruttato che approda fino alla frutta secca, buona acidità in lunghezza.




Clemens Bush. I suoi  riesling non tradiscono mai. Semplici, mai banali, rappresentativi di un varietale che, se letto attentamente, fornisce delle sensazioni uniche, profonde. L'equilibrio da residuo zuccherino morbido, piacevole, con sensazioni fruttate, realizzato con l'acidità tagliente, esuberante; quando si compie attraverso il legame tratto da una mineralità e aromaticità sussurrata, è certezza di un appagamanto psicofisico che non ha eguali.


Domaine Saint Nicolas. Qui gli Chenin Blanc Le Poire e Soleil de Chine si caratterizzano per un residuo zuccherino un po troppo accentuato. Si fa preferire maggiormente Le Naut de Clous più cremoso con note di frutta bianca sorretto da un'ottima acidità e caratterizzato da una curiosa e leggera  nota a metà strada tra la lavanda e la "naftalina". Il miglior sorso però è dato dal blend Chenin Blanc, Chardonnay dove un naso iodato ed una acidità agrumata sostengono molto bene la "contaminazione" dello Chardonnay.

E gli italiani ?

Castellada. Siamo ad Oslavia, una frazione collinare di Gorizia. La combinazione di un terreno arenario, marnoso con un microclima favorito da una ventilazione ed escursione termica ottimali, determina le condizioni ideali per una viticoltura senza utilizzo di chimica. Il vino che ha polarizzato maggiormete la nostra attenzione è stato il Collio Rosso La Castellada, annata 2001. Un vino gustoso, ricco, impreziosito da sentori terziari che iniziano ad emergere e che gli donano una complessità e lo elevano di statura. Una lotta tra Merlot e Cabernet ben risolta in un equilibrio magistrale. A conferma ancora una volta che il Merlot di queste zone assume caratteristiche uniche.

Rosi. Di questo produttore del Trentino ci piace tutto. La semplicità, la disponibilità, la trasparenza, la testardaggine del genio. Sembrerebbe incompreso, perchè fa un Marzemino al limite del disciplinare ma pieno di una ricerca e di una adeguatezza territoriale che meriterebbe un'attenzione differente e meno sospetto. Il sorso che più ci ha convinto ed entusiasmato è quello del Anisos. Composto per il 50% da Nosiola, 30 % da Pinot Bianco e 20% da Chardonnay per l'annata 2011. Vino pieno con una dolcezza che va da note mielate ad una cremosità quasi da burro, sostenuto da una speziatura resinosa, leggermente amaricante, a tratti floreale ben sostenuto da una ottima lunghezza agrumata e rinfrescante. Un vino da servire scaraffato e non troppo freddo. La versione dell'annata 2009 ha una composizione di uve differente in percentuale. 55% Pinot Bianco, 35% Nosiola e 15% Chardonnay. Qui abbiamo uno stile più affilato, i sentori mielati sono attenuati da una speziatura ed un frutto di pera dissetante netti senza far venir meno la complessità generale. Vino lunghissimo, complesso. CHAPEAU !

Ferrandes. Sull'isola di Pantelleria questa azienda agricola produce capperi, olio d'oliva, uva passa e vino. Tradizione, qualità, rispetto per la natura. Ecco descritti i valori di questa realtà. Fare agricoltura su questa isola seguando i dettami del vino naturale, senza chimica è un'impresa eroica. Per il passito, l'appassimento dell'uva Moscato d'Alessandria ( Zibibbo) viene effettuato su stenditoi a ridosso dei muri di pietra lavica fino ad un massimo di 15 giorni. La tecnica di vinificazione avviene aggiungendo uva passa al vino secco aumentando via via la concentrazione zuccherina e di conseguenza l'alcol. La sensibilità dell'enologo, capendo anche la qualità dell'uva che l'annata gli ha proposto,  è fondamentale. Quindi possiamo definire questo passito come figlio della natura e della sensibilità umana. Infatti non manca di trasmetterci la sua carica emotiva anche nel bicchiere. Partendo da un colore ambrato scuro, più marcato rispetto ai passiti tradizionali, nell'annata 2007 si esprime tutto in fragranza, uvetta passa, buccia di agrumi candita, dove la sensazione dolce prevale sulla spinta acida. Lo spettro gustativo dell'annata 2006 è più ampio. Uva passa, canditi, frutta secca, miele, note tostate, caramello, carruba ed una acidità corroborante. Lunghissimo, intenso, complesso.     NON UN PASSITO MA ... IL PASSITO


giovedì 17 aprile 2014

VILLA FAVORITA 2014

Il sole nel vino non poteva mancare alla rassegna dei "Vini Naturali" di Villa Favorita organizzata, come sempre, magistralmente da Vinnatur. Più che l'anno scorso si è respirata un'aria di maggior internazzionalizzazione e presenza di addetti ai lavori.

L'attenzione ed il rispetto per la natura in tutte le pratiche, in vigna ed in cantina, attraverso l'abolizione di tutti gli additivi chimici, contraddistingue l'impegno dei produttori presenti. Il loro vino si fa tramite di questo rispetto che arriva fino al consumatore.

Da tempo sosteniamo che il migliore approccio verso questi vini è quello che parte dalle storie dei produttori, intense e cariche di umanità e che attraverso il sentirsi rispettati giunge a compimento con la fruizione di un nettare genuino, sincero e schietto, che fa vivere un'esperienza gustativa unica.

Con questo spirito abbiamo vissuto intensamente la giornata di Sabato 5 Aprile accolti come al solito da una impeccabile organizzazione ed agevolati anche dalla presenza della Tasting room, novità di questa edizione, che ha visto anche il grande successo del laboratorio di panificazione allestito da Esmach ed il lancio della "rete del vino naturale". Una piattaforma creata sul sito vinnatur.org, dove chiunque condivida la filosofia dell’associazione può iscriversi quale socio sostenitore e comunicare, scambiare informazioni e notizie sui vini prodotti dai viticoltori soci, sui punti vendita, dove poterli acquistare o dove scovare proprio quell’ annata che si sta inseguendo da tempo. La rete è un filo rosso teso tra il produttore, il commerciante e il consumatore finale, che potrà ottenere in tempo reale tutte le informazioni necessarie per portare nel proprio calice i vini naturali che ama. - http://www.vinnatur.org/sostenitori/

Questi i produttori presenti: http://www.vinnatur.org/produttori/





Iniziamo incontrando gli champagne di Avize di Simon Selosse  dove si fa preferire la mineralità e rigorosità del non dosato Premiers Saveurs alla cremosità e fragranza dell' Extra Brut e del Brut fino ad arrivare al più complesso Prestige. Beh, un pò di Man(r)na nel bicchiere ci voleva, abbiamo iniziato bene.


Casa Belfi.  I vini di Maurizio Donadi e Albino Armani ci parlano di costanza, perseveranza, dedizione ed anche un filo di cocciutaggine per continuare a credere in una agricoltura sostenibile attraverso la biodinamica anche nei territori del Piave.
Il Prosecco Colfondo ottenuto dalla rifermentazione in bottiglia dopo 6 mesi di affinamento sui lieviti, partendo da una cifra stilistica leggermente ossidativa, accosta sentori fruttati di mela a punte floreali con un ritorno di acidità agrumata accompagnati da una fragranza che ne smussa gli spigoli. La sua bellezza è gustarlo scaraffato con i lieviti in sospensione apprezzandone un sano intorbidimento che ne rende la beva più ricca. La sorpresa è il bianco Igt delle Venezie composto da Incrocio Manzoni e Chardonnay provenienti dai vigneti di San Polo di Piave. Ad una trama fruttata e di fiori bianchi si accosta una retrogusto amaricante di radice ed una velatura tannica leggera che lo rendono insolito ed accattivante.YES WE CAN.

Dopo un giro in Slovenia con i riesling di Ducal ed una interpretazione friulana della Malvasia da parte di Stemberger seguita da una espressività di erbe fini e gentilezza provenineti dal vino ottenuto dal vitigno autoctono Zelen.

Ca del Vent. Bollicine ? Ottime, soprattutto i due millesimati 2009 più ricco e cremoso, 2010 più francese. Troppo scontato. Preferiamo indagare come si esprime  l'energia e l'anima dei vini fermi di Cellatica. Vini territoriali, espressione della vitalità ed energia del territorio cui appartengono. Se Cellatica ha un'anima, questi vini la esprimono, magistralmente incanalata dalla dedizione e pazienza di chi sa cogliere l'essenza della natura e convogliarne l'energia nei vini. Partiamo dal Rosso Cellatica 2011, composto da 4 uve. Marzemino (35%), Barbera (35%) Incrocio Terzi n.1 (15%), Schiava Gentile (15%). L'equilibrio sussurrato dell'annata lo troviamo nel vino. Semplice, delicato, fruttini, con una nota amaricante e leggermente verde che dà scorrevolezza al sorso, chiude sapido con una leggera astringenza. A questo vino non si chiede nulla, se non la sua amabile disponibilità nel trasferirci il tocco esile, di un frutto gentile. Curtefranca bianco 2011. Uno Chardonnay sorprendente, da vigne molto giovani fatto solo  in annate quando non ci sono le condizioni per la base spumante. Breve macerazione prefermentativa ed utilizzo di barrique usate. Equilibrato, dritto, figlio di un terreno calcareo che lo scolpisce e di una luce che  lo eleva donandogli una complessità giocata tutta in sottrazione. Tamerlano 2011. Proveninete da vitigni di oltre 30 anni e da un terreno argilloso, è uno Chardonnay più opulento, caldo, avvolgente con una nota delicata di burro di alpeggio ma ben sostenuto da una spalla acida che lo rende equilibrato. Qui la complessità è giocata maggiormente sulla struttura e pienezza. CHAPEAU.

 Filippi. Nella zona del Soave, in quel di Castelcerino, c'è vitalità, gioia, voglia di far parlare il territorio e di trasmettere energia positiva e voglia di vivere. Le stesse sensazioni positive che si hanno avvicinando i protagonisti di questa bella realtà vitivinicola, le si hanno approcciando i loro vini, veri, schietti, sinceri, ognuno perfettamente leggibile aderente al terreno ed al microclima di appartenenza.Quindi molto azzeccata l'idea di enfatizzare il cru di provenienza in etichetta e nel nome.
Castelcerino 2012. Garganega. Il terreno è prevalentemente vulcanico ed ha una buona esposizione a sud. Le viti hanno 45 anni. Vino asciutto, minerale, sapido, fresco con una chiusura leggermente mandorlata ed una leggera felpatura.
Vigne della Bra 2010. Garganega. Terreno a 400 mt di altitudine, prevalentemente argilloso con incursioni di roccia vulcanica e calcarea, esposto a sud-ovest. Le viti hanno 60 anni. Ciò che sorprende di questo vino è la abbondante sapidità che sorregge una struttura polposa di frutta e fiori bianchi.
Monteseroni. Garganega. Qui vi sono le vigne più vecchie e maggiormente esposte a sud. Le rese sono molto basse a causa di un diradamento naturale dei grappoli. Gusto pieno, morbidezza data da una pera matura, nespola, molto persistente.
THAT'S SOAVE.

Podere il Santo. Uva rara 2007. Ancora prova di botte ed ormai prossimo all'imbottigliamento. Fermentazione in cemento ed affinato in acciaio. Il territorio nel bicchiere, attraverso una ciliegia di spagna in evidenza, fruttini, avvolti da una trama tannica non invadente e irrorati da una speziatura di incenso intrigante.
AUTOCTONO, TERRITORIALE.

Apprezzabile lo sforzo di ricerca di Pian del Pino nella realizzazione di un Merlot da vendemmia tardiva.

Ottimo il Barolo Boscareto 2008 Serralunga d'Alba di Principiano.

Strepitosi come al solito i vini di Roagna Paglieri con un Montefico 2008 equilibrato, fine, già fruibile ma futuribile a discapito del Pajè e del Pira 2008 che sono da attendere. IL BARBARESCO.

Per chiudere in dolcezza con il Bukkaran di De Bartoli. DOLCE EMOZIONE