IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

martedì 18 giugno 2013

VALPOLICELLA - AZIENDA AGRICOLA MONTE DALL'ORA

Arrivati nella Valpolicella classica saliamo lungo questa altura collinare che volge a sud-est verso Verona e veniamo subito rapiti dai vigneti coltivati in questo anfiteatro naturale, coltivato a terrazzamenti sostenuti da muretti a secco detti "marogne". Siamo a Castelrotto, nella Valpolicella storica, luogo di vigneti sicuramente fin dal V secolo, dato il ritrovamento di reperti archeologici che lo dimostrano. Monte dall'Ora è un'azienda agricola gestita da Alessanda e Carlo Venturini nel solco di una tradizione contadina storica.
Alessandra e Carlo hanno abbandonato un lavoro "sicuro" per dedicarsi completamente a questa terra, recuperando il territorio, creando le "marogne", salvaguardando la natura, sicuri di avere tra le mani una terra viva dalla quale trarre soddisfazioni per chi sa vivere della gioia delle piccole cose a contatto con la natura.
Arriviamo quindi presso Monte dall'Ora e veniamo accolti da Alessandra, i suoi tre figli e da Stella, il cane di famiglia. Alessandra è una persona gentile, mite, la cui sensibilità è data dalle piccole cose, come quella di offrirci subito un bel bicchier d'acqua rinfrescante dato il viaggio e la calura ormai estiva della giornata. Ci sentiamo subito a nostro agio e siamo pronti per iniziare la visita, partendo dai vigneti e dalle piantagioni di ulivi e ciliegi.
Mentre scendiamo verso il vigneto Alessandra ci dice che all'inizio della loro attività si sono trovati davanti una terra selvatica, piena di rovi ed alberi, dovuta ad anni di abbandono. La forza di recuperare e salvaguardare questo territorio è scaturita dalla certezza di avere tra le mani una terra vitale, ricca di humus e microrganismi adatta per impiantare anche le vecchie varietà di uve (i.e. Oseleta e Dindarella) dimenticate coltivandole nel rispetto del loro ciclo vitale.
Il patrimonio microbiologico naturale è la vera ricchezza della nostra terra, continua Alessandra, di conseguenza le viti, gli ulivi ed i ciliegi crescono in un giardino naturale dove si è sviluppato un microcosmo fatto di specie vegetali originali, erbe spontanee ed insetti che contribuiscono a rendere equilibrato e vivo il terreno.
Durante il nostro cammino ci incontriamo a tratti anche piante di lavanda. Ci spiega Alessandra, che la presenza di piante aromatiche che attirano con la loro fioritura le api e le semine di cereali durante l'inverno che smuovono ed arieggiano il terreno, svolgono l'importante funzione di creare fioriture lunghe e variegate utili agli insetti e, una volta giunte a maturazione, danno un effetto pacciamante al suolo, garantendo umidità durante l'estate.
Giungiamo finalmente lungo i terrazzamenti, siamo immersi nel vigneto, con la coltivazione della Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara ed Oseleta tutta a pergola veronese.
Alessandra continua la sua spiegazione descrivendoci la favorevole esposizione dei terreni verso sud-est e la benefica ventilazione di cui si avvantaggiano. Il terreno è di tipo calcareo, arenitico con saltuarie incursioni argillose ed ha un buon scheletro. E' un tipo di terreno friabile che drena l'acqua in eccesso, ma che è anche capace di tenere l'umidità necessaria alle radici, che scendendo in profondità e vanno ad estrarre le sostanze minerali utili.
La scelta della pergola veronese è dovuta alla tradizione, ma è anche la soluzione più vantaggiosa per la tipologia dei vitigni, soprattutto per la Corvina che viene così difesa dalla calura estiva. La lotta in vigna è basata sul trattamento delle piante con prodotti naturali senza l'introduzione di pesticidi, diserbanti o concimi chimici. L'unico trattamento in vigna viene effettuato col gluconato di rame e zolfo di miniera. L'applicazione graduale poi, ancora in corso, dei dettami della biodinamica è stata la naturale evoluzione del pensiero che la natura deve trovare il suo proprio equilibrio e le proprie autodifese, garantendo benessere e salute a tutto il microcosmo di cui l'uomo fruisce.
Continuiamo il nostro cammino addentrandoci nella parte della coltivazione dei ciliegi. L'ambiente è molto suggestivo perchè è il periodo della raccolta delle ciliegie e siamo quindi circondati dagli alberi in frutto da cui non disdegnamo servirci per assaggiare questo prelibato frutto. Alla fine di questo percorso incontriamo Carlo e da ora in poi sarà lui la nostra guida.
Risalendo dai terrazzamenti verso la cantina ci spiega che i vini prodotti vengono tutti da questi terrazzamenti, tranne il Valpolicella Superiore che viene da una vigna a parte, sulle colline sopra San Pietro in Cariano, denominata Camporenzo da cui prende il nome il vino.

Giungiamo finalmente alla cantina, luogo dove Carlo inizia la spiegazione dello svolgimento dei lavori post vendemmiali. L'uva conferita è per la maggior parte Corvina, Corvinona e Molinara con inserzioni di Oseleta e Dindarella in percentuali non superiori al 10%.
Le uve destinate al Valpolicella e quelle provenineti dalla vigna Camporenzo del Valpolicella Superiore, vengono vinificate con pressatura soffice e fermentazione spontanea dai lieviti indigeni, in tini di acciaio, della stessa tipologia di quelli che si utilizzano per i vini bianchi. Poi la vinificazione, per il Valpolicella, viene completatata solo in acciaio con un affinamento di 5 mesi, mentre il Superiore fa un periodo di affinamento di 4 mesi in legno di secondo/terzo passaggio ed ulteriore affinamento in bottilglia. Un uso estremamente controllato ed attento della solforosa permette di restare non sopra i 60 mg/l.
Dopo una attenta cernita dell'uva e 4/5 mesi di appassimento nel fruttaio ben areato, durante il mese di Gennaio, la vinificazione dell'Amarone avviene in 10 tini tronco conici di legno da 10hl, per seguire meglio l'andamento delle varie parcelle e per permettere una macerazione lenta e sufficientemente micro ossigenata. L'uva appasita viene conferita in questi tini. Dopo una macerazione a freddo di circa 10 giorni, parte una lenta fermentazione spontanea del mosto pigiato soffice con i piedi, che dura 30 giorni, trattata solo con follature manuali. Segue un affinamento in botte grande di rovere per 48 mesi ed un periodo di 12 mesi in bottiglia. Anche qui un utilizzo attento e parsimonioso della solforosa permette di restare sotto i 50 mg/l.
Il Recioto viene vinificato con criomacerazione e fermentazione spontanea per 20/30 giorni, con il controllo della temperatura e movimentazione della massa. Durante questo periodo si tiene sotto controllo, attraverso degli assaggi e test, il tenore zuccherino e l'alcol. Subisce un affinamento per 12 mesi in piccole botti di rovere ed un periodo in bottiglia di un anno.
Il Ripasso viene ottenuto con l'omologa tecnica, utilizzando il Valpolicella, non sulle vinacce esauste dell'Amarone ma bensì su quelle del Recioto. Più ricche e vitali.

Finalmente giunge il momento di assaggiare i vini, ben accompagnati da affettati misti e formaggi locali. I vini assaggiati posseggono tutti una loro identità, rappresentano fedelmente il terroir di appartenenza e possono essere classificati tra i migliori vini naturali e territoriali della Valpolicella Classica. Rimanendo ben sotto la pericolosa asticella di eccessiva morbidezza e fruttosità al limite dello stucchevole, che caratterizza parecchi vini di questa denominazione, si esprimono, già fin dal colore, su livelli di finezza ed eleganza assoluti.
Saseti 2012 – Valpolicella Classico D.O.C 
Si accomoda nel bicchiere velocemente, riempendolo di un rubino che subito si fa chiaro graduando fino a sfumature rosate, accompagnato da lievi riflessi violacei. Il naso parte leggermente etereo, si caratterizza subito per la piacevole carezza di ciliegia e fruttini ( lampone), già prefigurando una freschezza quasi balsamica al palato che arriva puntuale. L'ingresso è morbido, il tannino si dispone lateralmente rispetto ad un frutto centrale corrispondente col naso. Chiude con un ritorno balsamico ed una buona acidità. Un vino semplice, ma non banale, che ci regala subito una Valpolicella fine, elegante, discreta, non invadente, che ci incuriosisce. E se il buongiorno si vede dal mattino ... ad osare di più. 
Camporenzo 2010 - Valpolicella Classico Superiore D.O.C 
Si caratterizza con un rubino più scuro ma limpido, quiì il colore è meno graduato e l'unghia si disegna più netta portando con sè sfumature violacee. Il naso presenta una ciliegia croccante, con una netta speziatura di chiodi di garofano. Il palato è corrispondente con un tannino asciugante che avvolge la bocca. Mediamente lungo, chiude lasciando la sensazione che il frutto ed il legno debbano ancora trovare il giusto equilibrio. Le uve vengono da un allevamento che è sotto i 10 anni, la strada è quella giusta. Tra un paio di vendemmie mi aspetto che questo equilibrio giunga a compimento. Di prospettiva.
Saustò 2009 - Ripasso
Si presenta con un colore rubino intenso, netto, con un unghia corta tendente al granato. Olfatto sfaccettato, che parte con sentori di uva passa, leggera ciliegia sotto spirito e prugna per poi arrivare fino a sfumature floreali e leggermente balsamiche passando attraverso una sensazione di erba bagnata e una netta grafite. Il palato è all'altezza dell'olfatto. Inizia con una entrata solenne, morbida, alcolica, sostenuta da una buona sapidità e mineralità. La beva è resa ancora più piacevole da una chiusura, potente, fruttata e leggermente verde, rinfrescante, che ne evidenzia una buona acidità. Uno dei migliori Ripasso mai provati. Chapeau ! BEST TASTE
Amarone 2008 Classico della Valpolicella D.O.C (15.5 vol)
Partendo da un rubino scuro, intenso, ma bello limpido, è costruito tutto su una ciliegia sotto spirito ed un alcol che gli regalano una buona morbidezza. A contrasto, non ancora risolto, vi è un tannino da nocciolo di ciliegia ed una componente erbacea, balsamica, rinfrescante. Piacevole la appena accennata sensazione di speziatura pepata. Un amarone giovane che va atteso, ma che in chiusura denota grandissime potenzialità per una evoluzione di sentori terziari in prospettiva giocati sul tabacco, cioccolato e spezie e balsamicità. In evoluzione, da bere tre qualche anno. Troppo giovane. Peccato non essere riusciti ad assaggiarne uno più vecchio.
Stropa 2006 Amarone Classico della Valpolicella D.O.C (16.5 vol)
Questo è un Amarone che viene da uve selezionate di vitigni vecchi di età non inferiore ai 50/70 anni. Il colore è simile a quello dell'Amarone base. Parte con un naso un po' etereo che ne mette in evidenza tutta la portata alcolica. Poi si assesta ed iniziano le danze. Il naso ti rapisce come un ballo che dapprima è lento e poi man mano ti cattura e non vorresti più smettere di ballare. Dall'uva passa, ti porta verso la ciliegia sotto spirito, la prugna, humus, per poi impreziosire il frutto con sentori balsamici, speziati tipo pepe e di liquirizia. Il palato regge magistralmente la danza. La bocca viene avvolta da una entrata densa, morbida, ottimamente sostenuta da una complessità che richiama ad una ad una le sensazioni dell'olfatto. Nonostante i 16.5 vol la bevibilità è garantita da un'ottimo contrasto delle componenti dure del tannino e della sapidità. Pai lunghissima. Chapeau !!!! BEST TASTE
 
Sant'Ulderico 2008 Recioto Classico della Valpolicella D.O.C
Un Recioto che dal colore rubino scuro, intenso, fino all'olfatto caratterizzato da prugna, frutta rossa e di bosco matura si presenta come ben fatto e tradizionale. La differenza la fa il palato, corrispondente ma con una chiusura e lunghezza esemplarmente complessa che non lo rende per niente stucchevole. Attraverso il tannino ed una buona sapidità lascia la bocca asciutta, attraversata da un'ottima Pai. Veramente un bel Recioto.



lunedì 10 giugno 2013

LA PUGLIA DEL VINO A LECCO

Sono stato piacevolmente colpito dall'iniziativa " La Puglia del vino" organizzata dell'Ais di Lecco. Innanzitutto per la location. Il bellissimo Chiostro dell'abazzia di San Calocero di Civate, che merita da solo una visita. Poi anche per l'ottima organizzazione, con gli stand distribuiti lungo i corridoi loggiati, la possibilità di fruire di un sottofondo musicale dal vivo e il potersi accostare alle delizie pugliesi tramite semplici, ma veraci preparazioni grazie al punto degustazione supportato dal Penati Banqueting "I Cucinieri".

I vini dei produttori presenti : Elenco produttori
Unica delusione. L'azienda Tormaresca,doveva essere rappresentata da un'unica bottiglia ma non pervenuta.

Assieme a due focus specifici dei vini di Milleuna e Gianfranco Fino condotti  da Guido Invernizzi, tra l'altro ho avuto il piacere di incontrare di nuovo l'amica Simona presente per l'approfondimento dei suoi vini e di Gianfranco. Di questi focus non parlo perchè sarei di parte data la conoscenza e vicinanza affettiva all'azienda di Gianfranco Fino che fa due spettacolari vini : Es (Primitivo) e Jo (Negroamaro) assolutamente da provare.

La partecipazione a questa rassegna mi è stata propizia per approfondire la conoscenza dei vini Pugliesi, ma soprattutto per conoscere ed avvicinare alcuni vini dei vitigni autoctoni proposti tra i quali:

La Verdeca, dai grappoli verdognoli, di origine Greca, è il vitigno ad uva bianca più diffuso in Puglia. Fornisce vini di una veste giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Ha un attacco delicato con un naso leggermente fruttato e con sfumature agrumate. Il palato è dritto, asciutto, sapido, con una tagliente acidità agrumata.
Dei vini presenti, rappresentativi di questo vitigno, ho apprezzato l'abilità dell'azienda Feudi di San Marzano nel proporne una versione (Sud Verdeca Puglia Igp 2012 BEST TASTE) leggermente barricata che arricchisce di complessità la beva e smorza con indiscrezioni mielate le spigolature taglienti di una acidità altrimenti troppo gridata. Di questa azienda segnalo anche il Negramaro (F Negramaro del Salento Igp 2010) e il Primitivo di Manduria  (Sud Primitivo di Manduria 2011 Dop).

Il Fiano Minutolo, oggetto di studi scientifici, è la più importante varietà autoctona a bacca bianca pugliese.
Si presenta con un colore simile a quello della Verdeca ed è dotato anch'esso di una buona base sapida ed una acidità agrumata in evidenza. Lo si riconosce sin dall'olfatto per l'esprimersi delle caratteristiche di avvolgente aromaticità proprie di questa uva. Per questa tipologia vi segnalo il "Tenuta Marini" Fiano Salento Bianco Igt 2012 dell'azienda vitivinicola Francesco Candido.

Il Susumaniello è un vitigno che deve il nome alla caratteristica che nei primi anni di vita tende a caricarsi di grappoli come un somarello. Ho potuto apprezzare questo vino nel bicchiere nella versione in acciaio proposta dalla Casa vinicola Apollonio (Elfo Salento Susumaniello Igp 2011 BEST TASTE). La veste è di un rubino intenso, scuro. Fin dal naso emerge la rusticità di questo vino, che non disdegna di fornire sbuffi vinosi ma composti. Buon frutto ben bilanciato dall'acidità e da un tannino ruvido ma non troppo aggressivo. Chiude con una nota leggermente vegetale.

Ho avuto la possibilità di assaggiare anche la Antica Malvasia dell'azienda Milleuna (Bianco Salento IGT 2008,2007,2006). Lo stile è quello dei vini dello Jura, macerativo e ossidativo. Il risultato mi è parso abbastanza deludente e scostante. La 2008 presentava sentori macerativi marcati al naso e non aveva una bocca corrispondente che ra asciutta, dritta, secca con una acidtaè agrumata prevalente. La 2006 era estremamente ossidata. La 2007 è stata quella più equilibrata, giocata su sentori floreali soprattutto al naso.

Tornando ai vitigni più tradizionali e segnalando una generale delusione per quanto riguarda il Negramaro rosso, quasi tutte espressioni di vini  con un'impronta di stallatico un po' troppo invadente.
Ecco i vini che mi permetto di segnalare, oltre a quelli già evidenziati sopra:

- Cappello di prete  IGT Salerno rosso 2008 (Negramaro 100%) - Azienda vitivinicola Francesco Candido
Bel Negramaro, rustico, varietale.
- Saturnino Salento Igt 2012 Rosato (Negramaro 100%) - Tenute Rubino
Ne ho apprezzato l'equilibrio, fruttini e freschezza.
- Teanum Otre Nero di Troia Igp 2011 - Cantine Teanum BEST TASTE
Vino ben centrato, equilibrato, finemente complesso, lungo.
- Vereto rosso Dop Salice Salentino 2009 (Negramaro 100%) - Agricole Vallone BEST TASTE
Meno rustico di quello di Candido, centrato, esprime un bel varietale, equilibrato a tratti complesso.
- Vigna Flaminio Rosato Dop 2012 (Negramaro 80%, Montepulciano 20%) - Agricole Vallone
Ha come elemento distintivo la rosa sia per texture che per profumo e retrogusto.
- Notarpanaro Salento Rosso Igp 2006 (Negramaro 85%, Malvasia nera 15%) - Azienda Cosimo Taurino BEST TASTE
Pieno, fitto, frutto in buon equilibrio con un tannino asciugante e chiusura amarognola, mediamente complesso.
- Quota 29 Igp Primitivo Salento 2010 (Malvasia nera 100%)  - Cantine Menhir
 Fresco, fruttato, pronto, leggermente vinoso, con chiusura mentolata.
- Centofuochi Dop 2011 Primitivo di Manduria - Cantine Soloperto
Primitivo impreziosito e non offuscato dai toni fumè, cenere, della barrique.
- Elegia Primitivo di Manduria Dop 2010 - Consorzio produttori vini (Taranto) BEST TASTE
Primitivo allo stato puro, gli manca forse un pò di complessità.
- Passito di Moscato Igp dolce 2011 - Cantine Lizzano
Un passito che si concede con una dolcezza accennata esprimendo una complessità attraverso il varietale.

giovedì 6 giugno 2013

MONTE DI GRAZIA

 Il tutto inizia negli anni '90, quando il medico Alfonso Arpino decide di occuparsi dei vigneti di famiglia. La passione per il vino lo porta ad acquistare anche altri terreni, Casina e Vignarella. Quando incontri lui e la moglie, la semplicità, l'amore per i loro vigneti  e la passione per il vino, sono il loro biglietto da visita e non puoi rimanerne indifferente.
I possedimenti sono ubicati in quel di Tramonti, nella "Montiera" amalfitana. Viene definita così quella parte montiva della costiera dove sono ubicati i terreni di questa piccolissima realtà contadina, che vanno da Casa di Mario a 270 metri di altitudine fino ad arrivare a Monte di Grazia a 550 metri e beneficiano così anche di una buona escursione termica. I terreni godono di un'ottima esposizione e risentono, del libeccio, della brezza marina, ma anche del vento proveniente da Nord. La composizione della terra, formatasi nel tempo durante le numerose eruzioni del Vesuvio, comprende la presenza di sabbia, cenere di lapillo ed argilla.

In un contesto così favorevole viene praticata con cura e rispetto la coltivazione di vitigni autoctoni, tipici solo del territorio di Tremonti immerso nel parco dei Monti Lattari, come il Tintore, Piedirosso, Pepella dagli acini piccoli come grani di pepe, Ginestra con i suoi riflessi verdognoli e Bianca Tenera dalla buccia delicata. In vigna viene utilizzato solo letame di stalla per la concimazione, verderame e zolfo per combattere la peronospora e l'oidio.
L'utilizzo di questi metodi antichi assicura la spravivenza delle piante, che per le vigne di Madonna del Carmine e Vignarella, sono a piede franco, di notevole dimensione e pluricentenarie.
Queste vigne che si riproducono per propaggine, sono allevate a  raggera atipica. Pali di castagno, decorticati a mano ad inizio primavera e fatti stagionare almeno un anno, bruciati alla testa per circa mezzo metro, sostengono i tralci delle viti, alcuni di grande diametro, lunghi e pesanti, il palo tutore tiene legato con un ramo di salice più ceppi di viti.

Rispetto ad una superficie vitata di circa di 3 ettari, vengono prodotte poco meno di 7000 bottiglie con una resa per ettaro che non supera i 40 quintali, data anche dalle caratteristiche del Tintore e della Pepella.

MONTE DI GRAZIA ROSSO 2009
Il Tintore è un'uva a grappolo spargolo, ricca di antociani e viene vendemmiata tardivamente. La bottiglia provata è dell'annata 2009. Ha fatto pochissimo legno e poi un anno di bottiglia. La veste appare di un rubino scuro, cupo, gradualmente riflessato. Il naso, leggermente stallatico, si caratterizza con sentori di confettura di frutta nera e ciliegia con sbuffi laccati e di pepe nero. Il palato è corrispondente, l'attacco è morbido con un tannino laterale non invasivo ma presente, il tutto sostenuto da una discreta acidità, anche se l'alcol non disdegna di farsi sentire. Chiude con un ricordo ematico e terroso.


martedì 21 maggio 2013

COLLECAPRETTA - LA DIGNITA' DI UNA FAMIGLIA, L'IDENTITA' DI UN VINO

Nello Spoletino in Località Terzo la Pieve, Vittorio ed Anna Mattioli conducono questa azienda degna dell'attenzione di enogastronauti come il sottoscritto.
Da tre generazioni la vita di questa famiglia è imperniata sui prodotti che l'azienda agricola produce partendo dai propri animali, grano, cereali, ulivi e soprattutto vigne.
Solo l'amore per la terra, per i frutti che può dare e il forte radicamento alle tradizioni permette a questa piccola realtà di resistere e di superare ostacoli sopportando sacrifici.
Le motivazioni che inducono questa piccola azienda agricola a resistere sono tra le più nobili.
Far bene il proprio lavoro nel rispetto della natura, vivendo con dignità.
Queste motivazioni non possono che portare ad un approccio naturalistico nella realizzazione dei prodotti. Per quanto riguarda il vino vi è una attenzione particolare  a ridurre al minimo gli interventi in vigna, lavorando poi l'uva in cantina assecondando la tradizione con vinificazioni spontanee, nessun controllo delle temperature, travasi senza nessuna filtrazione, solforosa minima e solo in caso di necessità, tini e contenitori di cemento vetrificato, vetroresina ed acciaio, illimpidimento sfruttando il rigore dell'inverno,  imbottigliamento a mano, dando tutto il tempo ai vini di crescere prima di commercializzarli.
Tutto questo si traduce in una azione costante nel voler esaltare l'identità di ogni singolo vino.
Per la scelta dei vigneti è stata la tradizione e la storia a dettare l'agenda. Quindi la fanno da padrone i vitigni locali, quali il Trebbiano Spoletino ed il Sangiovese.

Di seguito gli assaggi che ho avuto occasione di compiere ultimamente, anche presso la manifestazione Viniveri a Cerea lo scorso Aprile, tutti inerenti all'annata corrente.

Vigna Vecchia (Trebbiano Spoletino)
La veste è giallo paglierino chiaro leggermente dorato con riflessi verdognoli. Unghia carta. Naso reticente con note floreali e di frutta bianca, palato corrispondente con un buon allungo per acidità e mineralità ancora però in divenire . Chiusura su ritorni leggermente vegetali. Trebbiano di carattere ma ancora troppo giovane.

Terra dei preti (Trebbiano Spoletino)
Qui il vestito si fa più dorato e leggermente ambrato, con riflessi verdognoli che ne tradiscono la gioventù.
Naso tipico di un bianco macerativo. La macerazione sulle bucce conferisce a questo vino una caratterizzazione complessa, che va dalla frutta bianca alla nespola; dai fiori bianchi a una nota dolce; sorretto comunque da una discreta acidità e buona mineralità. Lungo,con pennellate di macchia mediterranea, non esente da derive rustiche, "bio", ma non disturbanti.
Trebbiano che esprime al meglio l'attitudine alle lunghe fermentazioni regalando complessità e rusticità attraverso la ricchezza della spessa buccia. Non può che migliorare col tempo. Mi sbilancio ... sulla falsariga di quello di Valentini. BEST TASTE

Rosato (Ciliegiolo)
Colore rosato leggero, unghia corta. Naso leggero di fiori bagnati. In bocca di poco corpo, anche se fornisce una sensazione tattile leggermente viscosa. Sorprende un buon ritorno floreale dove viene fuori il ciliegiolo con sensazioni di terra ed una leggera speziatura.

Lautizio (Ciliegiolo)
Colore viola ciclamino, naso vinoso, con sbuffi di frutta rossa e viole, ricordi di terra bagnata delle cantine. Bocca corrispondente che chiude con una sensazione di nocciolo della ciliegia ed una lieve speziatura. Si lascia bere volentieri. Classico vino rustico, contadino.


Il Burbero (Sangiovese 80%, Ciliegiolo 10% e Merlot 10%)
Veste di color rubino scuro, unghia corta. Al naso prevale subito il frutto rosso maturo. Bocca morbida, marascata, dove le componenti dure del Sangiovese si esprimono solo con un tannino laterale asciugante e poca acidità. L'allungo è più complesso con ritorni di frutta secca, fiori passi e spezie dolci.. Il motivo è presto svelato. Questo è un vino ottenuto da una leggera surmaturazione occasionale delle uve preferendo così fornire sensazioni vellutate ancestrali ed antiche.

Le cese (Sangiovese)
Classico colore del sangiovese. Il frutto rosso e l'alcol sono ben bilanciati dalle classiche componenti dure del Sangiovese, tannino e acidità. Un vino fresco, elegante in questa sua veste giovanile, che credo possa dare piacevoli sensazioni varietali terziarie invecchiando. Per ora fatto in acciaio e vetrocemento, è in corso la sperimentazione d'uso della botte. Sangiovese tipico, essenziale.

Il galantuomo (Barbera)
Rubino intenso con unghia violacea. Naso vinoso, ciliegia matura, visciola. Bocca corrispondente, frutto centrale croccante, alleggerito da interessanti incursioni di mineralità e acidità. Leggermente tannico, da tannino delle bucce. Ritorni floreali e chiusura leggermente erbacea.


giovedì 2 maggio 2013

CIRO PICARIELLO - UN FIANO D'ECCELLENZA

Incontrando Ciro Picariello e la moglie Rita al Vinitaly, ho subito pensato che non fosse l'ambito più adatto per riscoprire il loro Fiano data la concitazione della fiera, attendendomi una fugace degustazione dell'annata 2011. Dopo l'affabile approccio, la semplicità, la modestia e la disponibilità con cui mi hanno accolto presso lo stand, ho cambiato subito idea. Mi sono sentito subito a mio agio di fronte a persone semplici e disponibili nel propormi i loro vini anche di annate antecedenti rispetto all'ultima uscita. Accolto all'interno dello stand, sfrutto l'occasione per approfondire la loro conoscenza e la conoscenza della loro azienda. 

La piccola azienda omonima si trova a Summonte (Avellino). Ciro dal 1993 ha iniziato a piantare viti, prima su terreni di proprietà per poi acquistarne altri. Ora i vigneti si estendono su una superficie vitata di 7 ettari. 5 coltivati a Fiano e 2 coltivati ad Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. Gli appezzamenti si trovano in una zona di alta collina a circa 600 metri di altezza. Quelli di Summonte si trovano su un terreno povero esposto verso est, che valorizza e pone in primo piano le caratteristiche minerali e di acidità del Fiano. L'esposizione a sud, sud-est dei vigneti di Montefredane, favorisce una precoce maturazione delle uve e tende ad addomesticare l'acidita' a favore di un piacevole frutto. Fino al 2006 il Fiano viene realizzato con uve provenienti solo dai terreni di Summonte, mentre dall'annata 2006 viene vinificato separatamente con uve provenienti dai 2 Cru, per poi realizzare una cuveè ben bilanciata a seconda dell'andamento delle annate. Chissà che non possa vedere la luce il progetto di realizzare un Fiano, più dritto, minerale, con una spiccata acidità, proveniente solo da Summonte ed un Fiano, più morbido, fruttato, proveniente solo dalle vigne di Montefredane. Anche se lui dice di non fare assolutamente “nulla” in cantina, ho cercato di carpire qualcosa. La fase fermentativa avviene ad una temperatura un pò più elevata per favorire il lavoro dei lieviti e dura circa due mesi. Dopo la svinatura passa ad una fase di affinamento in acciaio di circa un anno. Viene filtrato prima dell'imbottigliamento. Viene commercializzato dopo successivi 6 mesi di bottiglia. 

Il primo assaggio che mi propone è quello del suo “Brut Contadino” a base Fiano 100% circa 3500 bottiglie prodotte.

Una selezione di uve sane provenienti sia da Summonte che da Montefredane vengono conferite vendemmiate leggermente in anticipo. Non viene fatta alcuna selezione dei lieviti e durante le varie fasi nessuna aggiunta di zuccheri, nessuna chiarifica, stabilizzazione o filtraggio, solo una piccola aggiunta di solforosa. La pressatura è soffice con controllo dell'acidità fissa. Il 20% del mosto rimane a bassa temperatura, mentre il rimanente affronta una fermentazione con interruzione controllata per ottenere un residuo zuccherino da 10 mg. A bassa temperatura la fermentazione affronta due fasi, la prima corta che porta il vino a 8%vol, la seconda lunga che lo porta a 12% vol e abbassa il residuo zuccherino fino a 0 mg. Travaso, unione delle due percentuali, affinamento. Imbottigliamento con la “bidule” ed il tappo a corona ed aggiunta solo di mosto fresco per la rifermentazione in bottiglia. Dopo un periodo di affinamento in bottiglia viene commercializzato ancora da sboccare. Alla fine il vino rimane sui lieviti per un periodo non inferiore ai 18 mesi. Ecco allora spiegato perchè la bottiglia viene commercializzata tenendola capovolta. Il degorgement quindi è affidato al consumatore, che può decidere anche di allungare il periodo di affinamento in bottiglia sui lieviti a piacimento. 

Ma passiamo all'assaggio, il perlage è abbastanza fine con una persistenza visiva corta. Il colore è di un giallo paglierino chiaro con riflessi verdognoli ed unghia lunga carta. Il naso è intenso, con chiare sensazioni fragranti tipiche della crosta di pane che sono un po' troppo avvolgenti rispetto alle sensazioni fruttate e floreali. La bocca è corrispondente, vinosa, con una acidità agrumata. Finale dolce ma non lunghissimo. Bottiglia che regala la freschezza dello spumante unita alle sensazioni contadine del Fiano. Questa bottiglia di giovane sboccatura, lascia la curiosità di poter vedere come sapranno comportarsi i lieviti nel tempo.  

Piccola verticale di Fiano 

Il Fiano è un'uva dai profumi intensi, i vini sono robusti, sviluppano aromi che passando dalla frutta bianca vanno dal miele ai fiori, alle spezie, alle mandorle, al fumè. Invecchiando non è difficile che producano anche sbuffi idrocarburici. Insomma sono vini che, nelle loro migliori espressioni, si prestano ad un medio/lungo invecchiamento sorretti da una buona acidità e data la complessità di aromi che via via sprigionano. Di sicuro il Fiano di Ciro Picariello è uno di questi e merita di essere acquistato anno su anno per essere fruito nel corso del tempo cogliendone così l'evoluzione e l'arricchimento di complessità. Bevuto almeno tre o quattro anni dopo la sua commercializzazione si potrà apprezzare come pochi bianchi sanno dare queste soddisfazioni. Ciro, pur nella cornice caotica del Vinitaly, mi regala questa piccola verticale. 

2011 

Paglierino solare con riflessi verdognoli di gioventù. Il naso è pieno, fruttato, con ritorni floreali e di fieno. Il palato è corrispondente, caratterizzato da una acidità e mineralità vive. Leggermente astringente con un allungo di frutta bianca abbastanza persistente. Da attendere ma di florido avvenire, l'annata sembra ottima. 

2007 (non sentita al Vinitaly)

Paglierino non intenso ma carico con unghia stratificata fino a bianco carta.Figlio di una annata un pò calda esprime un naso un pò adagiato sul frutta bianca arricchito da una intrigante nota fumè. In bocca è meglio perchè si sente una maggior freschezza. Questo è un assaggio di più di un anno fa, dove avevo rilevato un disequilibrio tra le sensazioni olfattive e quelle gustative. Urge un riassaggio per vedere se il vino ha acquistato maggior equilibrio.

2006

Paglierino con riflesso leggermente dorato. Naso complesso, attraverso la frutta bianca si stagliano più netti sentori floreali, menta, timo, accompagnati da una nota fumè ed iniziano a fare capolino suggestioni idrocarburiche. Palato pieno, corrispondente. Un vino equilibrato che riesce ad essere pieno, potente ma anche elegante. Bel vino, piaciuto molto.

2004

Veste giallo paglierino con unghia dorata.  Qui al naso le sensazioni idrocarburiche sono evidenti e si accompagnano bene con note fumè, floreali e di frutta gialla. Il palato è concorde e si caratterizza anche da una acidità agrumata con ritorni in lunghezza di timo ed erbe fini. Bel vino di gradevole complessità. 
Chapeau !!


Peccato non aver avuto l'occasione di provare la 2008, annata equilibrata ed interessante e la sferzata della 2005 dritta, minerale, sapida con una acidità importante.
 

martedì 30 aprile 2013

SAN FEREOLO

Presso la rassegna di vini naturali di Cerea (Viniveri 2013), finalmente incontro di persona Nicoletta Bocca, dopo averne apprezzato già i suoi vini attraverso alcuni assaggi ed esser stato incuriosito dalla sua personalità durante la visione del documentario “Senza Trucco” di Giulia Graglia.
Mi avvicino allo stand ed all'inizio ho l'impressione di trovarmi davanti ad una persona riservata, che preferisce studiarti, capire chi sei, prima di aprirsi in modo gentile e sincero tipico di una persona schietta, capace di farti sentire a tuo agio.
Nicoletta Bocca ha un background di degustatrice e consumatrice curiosa in ambito enogastronomico e ad un certo punto questa curiosità non può non portarla al fatidico passo verso il diventare essa stessa produttrice, in quel di Dogliani, di dolcetto, barbera, nebbiolo ed un bianco fuori zona.
Lo fa con passione dal 1992, anno in cui inizia ad acquisire terre e vitigni, pregni di storia, da persone ormai troppo anziane per continuare a coltivarli. Pian piano arriva ad acquisire 12 ettari di terreni sparsi sulla destra del fiume Rea tra Dogliani e Monforte d'Alba che ad oggi danno circa 45 mila bottiglie.
Terreni con memoria storica per dare forza e carattere ai vini. Terreni selvaggi, di boschi e noccioli, esposti a brezze fresche, ideali per il Dolcetto.
Durante il percorso di avvicinamento alla biodinamica, culminato nel 2006, in vigna la parola chiave del suo lavoro è rispetto. Rispetto per la natura, derivato dall'esperienza e dall'osservazione dei fenomeni. Rispetto per la pianta che, come un individuo, si esprime attraverso le relazioni con le altre piante, il terreno e lo spazio. Rispetto per l'uomo dato da una agricoltura che deve saper osservare questi rapporti senza trascurare il portato dell'esperienza del passato e delle tradizioni.
Nicoletta riversa nel lavoro in vigna i valori che le appartengono, attenzione, amore, onestà ed impegno morale, poichè ogni errore in vigna lo si paga poi in cantina.
Dopo una vendemmia manuale, l'uva viene conferita in cantina tramite cassettine da 20 chili. La vinificazione in tini di legno è lenta e spontanea senza il controllo della temperatura e l'aggiunta di lieviti selezionati. Viene ricercata la malolattica eventualmente solo attraverso il controllo della temperatura. L'affinamento, di durata variabile a seconda del vino, avviene in botti di differenti dimensioni ed il vino viene mantenuto a contatto con le sue fecce fini fatte risalire tramite batonnage. Il vino puo' subire una leggera chiarifica prima di essere imbottigliato dove riposa per circa un anno.
Il senso dei vini di San Fereolo è quello di trasferire personalità, consistenza, tenuta, eleganza e schiettezza attraverso la dedizione al lavoro ed il carattere di Nicoletta.
Sanno essere potenti ma non arroganti, viene ricercata la complessità degli odori oltre i profumi primari. Possono risultare chiusi, scontrosi e scostanti, ma se attesi sia lungo la beva che fatti invecchiare, diventano complessi, durevoli, schietti e veri proprio come Nicoletta.
Verticale San Fereolo
Dolcetto 100% da vigne vecchie dai 40 ai 70 anni. Allevato a Guyot, con una densità di impianto massima di 5000 ceppi per ettaro. I terreni prevalentemente calcarei, con una altitudine dai 400 ai 500 metri ed una esposizione a sud, da est a ovest, sono tutti collocabili nel comune di Dogliani con presenza prevalente nelle zone di Valdibà e Valdiberti. Questi terreni tendono a restituire vini tannici e strutturati.
Lasciate quindi ogni pregiudizio che vuole il Dolcetto esprimersi come un vino semplice, fruttato ed immediato. La cura in vigna e l'attenzione in cantina, mai invasive, sono finalizzate per esaltare caratteri di austerità, finezza e complessità. In lotta continua tra un tannino presente e la delicatezza del frutto, a tratti con sfumature floreali, è capace di sorprenderci sempre con una tenuta nel tempo che ne fa un vino da invecchiamento capace di restituirci emozioni cangianti.
2009
Vino giovanissimo, ancora chiuso, prevalgono una acidità ed un tannino ancora da domare. Più giocato su note sapide, speziate e terrose in attesa dell' ”esplosione” del frutto. Attendere ... prego.
2008
Naso leggermente stallatico, un pò vinoso. Improntato su un bel frutto nero maturo. Leggermente speziato con ritorni rinfrescanti e di tabacco.Tannino presente, non ancora svolto ma integrato dal frutto.
2006 (prima annata bio)
Naso leggermente vinoso, dominato da un frutto rosso con evidenti ritorni floreali. Palato corrispondente, tannico. Maturo, polposo, solare con un residuo zuccherino che si avverte. Intenso, persistente. L'anima bio traccia una corrispondenza diretta con l'annata. Comunque piaciuto.
2005
Più maturo , frutto nero in evidenza, sanguigno. Bocca equilibrata, non eccessiva. Sostenuto da una buona acidità.
2004
Naso meno aperto, ma elegante, giocato su un frutto rosso di bosco in confettura ma fresco, fiori passi. Palato corrispondente, fresco, sapido. Un vino ricco ma che riesce a distingursi per eleganza e finezza tirando fuori anche un carattere di mineralità che ne completa le caratteristiche. Una annata dalle medesime caratteristiche della 2004 in Toscana. Chapeau !
2003
Vino dominato una bocca calda, vinoso, leggermente speziato. Presenta segni evolutivi dettati da una frutta matura, macerata. Salvato da tratti di sapidità e freschezza rinfrescanti. Alcolico, non particolarmente lungo.
2001
Atteso il giusto, ecco quello che un dolcetto può dare. Vino potente, ricco ma elegante e con tratti di finezza emozionanti. Il frutto nero e la ciliegia sono ben rinfrescati da una bella nota balsamica. Bocca corrispondente, dritta, minerale, di corpo esile. Tannini integrati, ottima bevibilita', lungo. Chapeau !!

Austri 2001
Tratteggio anche le sensazioni di questa Barbera che mi è parsa classica e particolarmente centrata. 
Reticente al naso con sensazioni più verso il cacao e la liquirizia. Al palato un tannino laterale avvolgente e morbido accompagna bene un frutto centrale croccante. Pronta ma insospettabilmente ancora fresca. Piaciuta.

giovedì 18 aprile 2013

VINITALY E ViViT 2013 ... Parte 3

Eccomi al padiglione della Valtellina. Conoscendone bene i vini e vignaioli, poichè è la zona vitivinicola più vicina a dove abito, tendo sempre a trascurare la visita a questo padiglione. Quest'anno mi sono particolarmente soffermato a parlare ed assaggiare presso l'amica Isabella dell'azienda Ar.Pe.Pe. Azienda che, attraverso tecniche di lungo affinamento in botte grande dei vini e portando avanti l'autneticità del Nebbiolo fatto in Valtellina, sta avendo ormai i riconoscimenti che merita. Sapendoli attendere e ascoltare i loro vini riescono a portarti nel bicchiere l'autenticità del Nebbiolo (scarico, austero) e la tipicità del luogo in cui nasce attraverso la macchia di alta montagna. Si parte dal Rosso di Valtellina, scarico nel colore, semplice ma essenziale, immancabili i fruttini di rovo, di buon equilibrio, rinfrescato da una sapidità inattesa. Grumello Buon Consiglio, colore rubino scarico più tendente al granato, più austero al naso, marasca, già con lievi sentori evolutivi, più complesso e tannico del rosso di valtellina, di buon equilibrio. Sassella Rocce Rosse 2001, qui siamo su un colore più tendente al granato con un unghia aranciata. Al naso spicca una decisa frutta nera sotto spirito accompagnata da odori terziari con prevalenza del tabacco. Bocca da grande Nebbiolo, austero, tannico, con una chiusura sapida ed accenni di erbe di montagna che lo rinfrescano.Vigna Regina 2001, Colore ancora più essenziale del precedente, naso bellissimo, sottile, con il frutto tenue che lascia subito lo spazio a erbe di montagna, rovo, e ad una terziarizzazione verso il cuoio.Palato austero, ma fine, essenziale, la trama tannica lascia volentieri lo spazio ai ricordi olfattivi. Chiude con un bel allungo rinfrescante sapido, quasi agrumato e ricordi di erbe di montagna.Ultimi Raggi 2001, fatto con uve leggermente surmaturate in pianta. Qui il colore è più intenso ed il palato più dirottato verso un frutto rosso in evidenza, ben in equilibrio con una speziatura dolce e richiami di erbe di montagna. Palato corrispondente, intenso ma armonico, con una chiusura asciugante ma fresca. Grandi vini fatti da grandi persone ! Festinalente quindi, fate presto ad acquistali, ma senza fretta nel degustarli.


Immancabile la sosta presso lo stand di Gianfranco Fino.
Il suo Primitivo (Es) ed il suo Negroamaro (Jo),  sono la ricchezza e dolcezza del frutto e la potenza del sole della Puglia nel bicchiere. Vengono da vitigni vecchissimi, recuperati con passione ed amore per la propria terra. Inoltre, nel corso degli anni, attraverso la valorizzazione del terreno e della macchia mediterranea, Gianfranco è stato capace di dare loro una buona bevibilità nonostante il grado alcolico veramente importante.
Es 2011. Colore rubino scurissimo. Polposo, bel frutto concentrato, dolce con una macchia mediterranea dentro che ti arriva al cuore. Nella versione di questa annata, pur rimanendo su una gradazione alcolica da record ( 16,5 Vol), rivedo di più il vino che si riprende una certa bevibilità con tocchi sapidi e minerali. Lunghissimo. Jo 2011. Più austero, giocato su una ciliegia di spagna, mora, prugna. Emerge anche un tannino timido, note iodate, sapide e minerali.
E veniamo al padiglione delle Vigne, Vignaioli e Terroir, anche oltre il biologico all'insegna del rispetto della natura e dell'uomo, con una rigorosa autodisciplina ispirata anche ai principi della biodinamica.

Tenuta di Valgiano. Qui siamo in quel di Lucca e Saverio è una persona affabile, solare e divertente. E' bello soffermarsi e parlare con lui.
Di questi vini mi piace sottolineare la capacità di riportare nel bicchiere il giusto compromesso della composizione dei terreni delle colline lucchesi. La marna argillosa e calcarea che apporta potenza e longevità e l'arenaria del macigno Toscano che apporta mineralità e bevibilità. Palistorti Bianco 2012, è composto da vermentino per il 50%, poi Trebbiano e Malvasia per il 25% e Chardonnay e Sauvignon per il restante 25%. Vinificato in acciaiocon solo una parte di Vermentino affinata in barrique. Ha una veste paglierino dorato, leggermente ambrato. Naso da macerazione. In bocca è un pò evoluto e presenta sensazioni di uva bianca sotto spirito e ananas. Chiude con una nota minerale e rifrenscante. Si passa poi ad un altro Bianco del 2010 ed in verità se ho capito bene composto solo da vermentino, Chardonnay e Sauvignon. Vino curioso, solare, un pò atipico. Naso da mollica di pane impregnata di alcol e da una aromaticità data dal sauvignon. Al palato leggermente tannico, con una nota alcolica calda ed addolcente. Ma veniamo ai rossi. Palistorti Rosso 2010, in prevalenza (70%) Sangiovese, Syrah e Merlot per il restante 30%. Rubino carico che poi si arricchisce di una veste porpora, verso un'unghia di impronta Sangiovese. Parte con un naso leggermente feccino, di impronta "bio". Frutta rossa croccante, leggermente speziato. Al palato caldo, frutto svolto ma presente, minerale. Alcol di ritorno.Tenuta di Valgiano rosso 2010, sulla scia del Palistorti questo è un vino più importante. Attraverso frutta rossa seppur matura, note minerali e speziate, il naso esprime una eleganza e finezzadegne di nota. Al palato il frutto si fa più esile, con tannini fini, minerale e con una speziatura di erbe fini in evidenza che lo raffrescano.  Se volete fare un'esperienza mistica procuratevi una bottiglia Tenuta di Valgiano rosso 2006.

Ora passiamo a due donne. Tenaci, vigorose, degne vignaiole appartenenti alla propria terra ed ancorate alle proprie tradizioni, ma nel contempo lanciate verso un radioso futuro nel mondo del vino.

Arianna Occhipinti. Una spremuta di Sicilia, autentica e verace nel bicchiere. Senza trucco ne inganno alcuno. Passione e cocciuta spensieratezza della gioventù traspaiono dal suo vino, figlio della tradizione ma anche del nostro tempo. Per dirla alla Bertoli " ... con un piede nel passato e lo sguardo dritto ed aperto verso il futuro ... ".
Allora iniziamo gli assaggi e proprio come in un percorso partiamo dai vini base che hanno il nome della strada provinciale SP68 e che ci avvicinano alla semplicità ed immediatezza tipica dei contadini.
SP 68 Bianco 2012, fatto con uve Albanello e Moscato d'Alessandria. Vinificato in accciaio. Terreno sabbioso e calcareo. Con i suoi 11,5 Vol, ti accarezza e ti coccola al naso con la dolcezza della frutta bianca accompagnata da leggere note balsamiche. In bocca è più dritto con in evidenza lo zibibbo in versione secca ed è accompagnato da una piacevole sapidità e freschezza.

SP 68 Rosso 2012, è formato da uva Frappato e NeroD'Avola. La sua semplicità ed immediatezza si esprime attraverso un'anima vivace, fresca, fruttata e delicata a tratti sapida all'interno di una scorza austera e rigorosa dettata dalla presenza del Nero D'Avola.

Frappato 2011, come ho già avuto modo di descrivere in passato questo vino è semplicemente vinoso ma elegante, fruttato, fresco e caratterizzato da una inconfondibile speziatura dolce, cannella, chiodi di garofano, scorze di agrumi. Un vino che lascia parlare l'uva ed il territorio. Come un ospite mai invadente ma che se lo ascolti ti colpisce per la sua personalita' semplice, schietta, autentica che ti conquista.
Siccagno 2010, una versione del Nero D'Avola rigoroso, territoriale, che si distacca dall'idea di un vino alcolico, pastoso, concentrato. Il colore è si un rubino molto scuro, ma già all'olfatto, su un substrato di frutta nera, si rivela fresco, elegante con ritorni di sottobosco e macchia mediterranea. Palato che rispecchia l'olfatto con rilasci balsamici. Trama tannica fine, equilibrato e di buona lunghezza.

Grotte Alte 2006, un vino che io amo particolarmente. Amo sentire la lotta, alla ricerca di un equilibrio, tra il Nero D'Avola e il Frappato. Equilibrio e sintesi che in questo vino si manifestano esemplarmente. Si parte dal colore, purpureo, vivace. Si passa poi al naso, fresco, mediterraneo. Il palato è caratterizzato da note di mora e arancia rossa, pieno con un tannino un pò asciugante accompagnato da una acidità rinfrescante.

In enogastronomia è difficile trovare prodotti, semplici, essenziali e nel contempo profondi, credo che Arianna sia sulla buona strada.

 Elisabetta Foradori. Decisamente orientata e convertita alla coltivazione dell'uva e produzione dei vini attraverso le tecniche ed il pensiero del metodo biodinamico, si sta facendo largo anche oltre i confini italici. I suoi vini sono di impronta Dolomitica, sia per origine sia per carattere.
Nosiola 2011. Fatta in anfora è un vino cosiddetto orange.Colore paglierino leggero un pò ambrato con unghia carta. Al naso ha un pò di ritrosia ad esprimersi. Arrivano in anticipo sentori pseudo macerativi tipici dei vini orange, poi anche un leggero floreale. Al palato è dritta, marmorea, minerale, avvolta da un alcol appena in evidenza e ancora ritorni floreali ed orange.

Sgarzon 2011. Rubino scuro, violaceo. Naso alcol etereo, frutta rossa. Palato tannico da legno, con un frutto ben bilanciato dall'acidità.

Morei 2011, colore più scuro del precedente. Naso leggermente feccino ma si pulisce bene. Frutto marascato ed alcol in evidenza. frutto pieno polposo con una buona acidità. Tannico con la presenza della permanenza in botte avvertibile e ancora da smaltire.
Granato 2010, bel rubino violaceo. Naso di frutta nera matura, ma anche fresco. Al palato il frutto scuro e polposo è ben sorretto e felicemente contrastato da un tannino da raspo ed una buona acidità.
Granato 2009, rubino violaceo scuro. Naso da frutta nera matura, si avverte il legno, leggermente vanigliato. Bocca corrispondente , morbida con tannino avvolgente. Da attendere.


Sempre e solo vini italiani ? Eh no, un pizzico di Francia ci voleva. E che Francia, Borgogna addirittura nel padiglione del ViViT. Il produttore è Prieure Roch. 2009 annata polposetta, ricca un pò opulenta. In questo produttore mitigata da uno stile ed una interpretazione del Pinot Nero tesa ad esaltarne i fruttini e la mineralità mantenendo una  interessante vena di acidità ed estraendo il giusto.
Nuits 1er Cru 2009, è il semplice e più dritto. Frutti di bosco tipo lamponi in evidenza, buona acidità. Fresco, asciutto.

Les Clos des Corves 2009, bel colore da pinot nero, attacco al naso con fragoline e lamponi in evidenza. Palato corrispondente, leggermente polposo con contrappunto minerale ed una acidità a sostegno. Buona lunghezza. Ancora giovane ma di sicure belle speranze.

Clos de Vougeot 2009, più terroso, più morbido con un frutto a fuoco più presente. Bel allungo e buona persistenza.

Un salto lo faccio anche presso lo stand di Nikolaihof. Per me uno dei punti di riferimento per l'Austria del Gruner Veltliner e Riesling da invecchiamento. Gli preferisco sempre la linea dei Gruner Veltliner ai Riesling. Li trovo più a fuoco e mi portano l'austria dei vini bianchi nel bicchiere. Bella tutta la linea dal più giovane fino a quelli ante 1995.

Torniamo in Italia ed andiamo a trovare al suo stand Roberto Bianchi, Valle delle Corti. innanzitutto è necessario conoscere Roberto, che ad un primo impatto, come quando ero andato a trovarlo a Radda, ti sembra, nella sua semplicità, un pò snob. Poi si rivela schietto, gentile, generoso, genuino.
Ma sto parlando di lui o del suo vino ? Ecco se conosci Roberto conosci anche il suo vino.
Il suo Chianti, a volte un pò esuberante nella presenza alcolica comunque ben domata, è una delle espressioni più a fuoco e più caratteristiche di quel terroir. Radda nel bicchiere.

Chianti classico 2008, colore tipico del sangiovese, naso esuberante con un frutto maturo in evidenza con connotazioni floreali. Bocca appagante, frutto carnoso, ed ingentilita da una buona acidità. Tannino morbido. Un pò di alcol in evidenza.
Chianti classico 2009, questo millesimo ha già tutto di suo per regalare un ottimo prodotto. Qui è stato sufficiente essere artigiani in vigna e spettatori in cantina.Il rispetto di un'annata che ha dato vini col giusto equilibrio tra colore, alcol e frutto quì è esemplare ed ancor di più per la Riserva 2009. Vini succosi, espressivi, gestiti in modo tradizionale con rigorosità e austerità, accompagnati da un tannino presente ma fine. Vino da mettere in cantina, perchè sa e saprà dare emozioni tutte chiantigiane, anzi Raddesi.
Riserva 2007, dal rosso rubino intenso. Annata da frutto aperto, carnoso. Naso fruttato e leggermente legnoso. Al palato frutti di bosco maturi, amarena ed a tratti una speziatura che ricorda la liquirizia di legno. Vino nobilitato da una bella acidità a sostegno della freschezza.