IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

martedì 5 novembre 2013

GUIDA MICHELIN 2014 ... STELLE A SONDRIO E LECCO

Onorando come merita l'assegnazione delle 3 Stelle Michelin al Ristorante Reale di Niko Romito in quel di Castel di Sangro (Aquila), è con estremo piacere che raccolgo e pubblico la notizia dell'assegnazione di ben 2 nuove stelle Michelin in Lombardia e soprattutto dalle mie parti.

- Ristorante La Presef a Mantello (SO) presso l'Agriturismo La Fiorida, complimenti allo chef Gianni Tarabini. Primo ristorante inserito in un Agriturismo ad ottenere la stella. (Recensione Marzo 2013 de Il sole nel Vino)

- Trattoria Dac a Tra a Castello Brianza (Lecco), complimenti allo chef Stefano Binda

lunedì 4 novembre 2013

FORNOVO 2013, VINI DI VIGNAIOLI


Questa rassegna si mantiene viva per il dodicesimo anno consecutivo e propone al pubblico di "eno appassionati" l'occasione per una relazione autentica con i vignaioli attraverso il gusto dei loro vini, sani, genuini, veri, ... naturali, senza l'utilizzo della chimica. Alla rassegna segue anche la tavola rotonda dal titolo:  "La difficoltà di essere "avanguardia". Il vino "naturale" alla prova di maturità: sintesi e prospettive."
In quel di Fornovo di taro sotto il tendone del Foro 2000 più di 100 vignaioli hanno quindi proposto i loro vini, accompagnati anche da aziende agricole, per lo più del territorio, che hanno sfamato numerosi appassionati ed esperti del settore, proponendo specialità culinarie e prodoti tipici assai invitanti e genuini.


La location spartana e per questo molto caratteristica, dovrebbe essere adeguata per gli spazi fruibili all'ormai consolidata fiumana di gente che si riversa ogni anno a Fornovo. Si sa che le fiere non rappresentano quasi mai le condizioni ideali per degustare i vini ed i prodotti tipici al meglio, ma sono un importante momento di incontro e conoscenza tra appassionati, addetti ai lavori e vignaioli.
I vini cosiddetti "naturali" rappresentano una parte del differenziato mondo vinicolo e mi sono convinto che il miglior modo di approcciare questo mondo è quello partire dal vignaiolo per poi arrivare al vino. Se si comprende il lavoro, la filosofia, lo spirito, il carattere, il rispetto, con cui il vignaiolo affronta la lotta in vigna, senza avvalersi della chimica, allora si può comprendere il vino "naturale". Imperfetto magari, ma vero.
Anche se non sono un estremista dei vini "naturali", è con questo spirito che ho affrontato la giornata odierna di assaggi e vi propongo le mie impressioni.
La suddivisione logistica dei vignaioli lungo le file di tavoli non era per regione o tipologia ma dettata dal corripsettivo elenco posto all'inizio di ogni fila. Ciò non ha certo agevolato l'individuazione dei vignaioli da visitare. 

Mi piace voler riassumere le degustazioni, meritevoli di segnalazione, suddividendole per regione e segnalando le certezze e le sorprese (almeno per il sottoscritto).

Italia

Abruzzo
Emidio Pepe è da considerarsi una conferma. I suoi vini si esprimono attraverso un'impronta olfattiva imperfetta che nel tempo trova la sua giusta dimensione attraverso l'equilibrio che i vini via via assumono attraverso una terziarizzazione che asseconda la specificità dell'annata. Vini essenziali, scarni come la parola di Ungaretti, che trovano la loro massima espressione dopo anni di bottiglia come il Montepulciano d'Abruzzo 2000 in splendida forma e l'emozionante annata 1985 che ho avuto occasione di assaggiare.
Calabria
Azienda A' Vita, il gaglioppo che sa di nebbiolo. Magari incostante ma mai indifferente.
Emilia Romagna
Più ombre che luci ed a volte molto e fin troppo "border line" lungo il pericoloso crinale della soglia delle imperfezioni olfattive.
Ne esce bene, comunque Camillo Donati, con i suoi vini, spremute d'uva, fortemente legati all'autenticità del vitigno che li esprime, lasciandoli lavorare in bottiglia liberi da ogni condizionamento.
Friuli Venezia Giulia
Qui non posso non segnalare il Friulano dell'azienda i Clivi, uno dei migliori assaggi. La caratteristica di entrambe le versioni di questo friulano è quella di non essere appesantiti dall'alcolicità che di solito hanno i friulani, mantenendo una rigorosa tipicità nel rispetto del varietale sotto un mantello fresco, sapido e minerale. Il Galea è più immediato, beverino, pronto, dritto, con un ritorno varietale in lunghezza. Il Brazan più sapido, che sa esprimersi meglio nel tempo. Esemplare la 2001.
Marche
Azienda Pievalta. Verdicchio riserva San Paolo 2009, forse il bianco che mi ha colpito maggiormente. Completamente in equilibrio pur nella complessità di tutte le sue sfaccettature che vanno dalla frutta gialla, alle erbe aromatiche legate da una buona freschezza e sapidità.
Da segnalare anche il Capovolto dell' Azienda Marca di San Michele.
Piemonte
Per il Piemonte solo riconferme per le aziende Cappellano e San Fereolo. Stupendo il dolcetto di Nicoletta Bocca. (Post de Il sole nel vino, aziendaSan Fereolo)
Sicilia
Arianna Occhipinti come al solito sugli scudi con tutta la sua linea di vini.
Toscana
Potrei parlare del Syrah di Amerighi, del chianti di Giovanna Morganti Azienda le Boncie o di quello dell'azienda La porta di Vertine.
Invece mi soffermo sulla giovane azienda agricola biologica La Piana. L’azienda si trova sull’isola di Capraia oggetto di recupero ambientale iniziato nel 2000. Questa giovane azienda si prefigge il compito di custodire il territorio attraverso il giusto mix tra agricoltura di qualità, rispetto ambientale e memoria storica. Immersi nella macchia mediterranea caratterizzata dalla presenza di rosmarino, oleandri, rose antiche, vi sono i filari incastonati in terrazzamenti e muretti a secco. Dai vitigni di Aleatico viene prodotto un rosato ed un passito, il Cristino, fiore all’occhiello di questa azienda. Un bel vino, dolce, morbido, caratterizzato da frutta rossa matura ed una speziatura dolce, sostenuto da una discreta acidità.  Ma dal 2008 è iniziato il recupero di altri ettari per la produzione del Vermentino da barbatelle nuove e già dalla versione in acciaio, fresca, sapida dell’annata 2012 è facile intravederne un futuro roseo.
Rimanendo in tema di vini passiti si distinguono anche l’Aleatico dell’azienda Massa Vecchia ed il vin santo La sorpresa di Pacina. Quest’ultimo per impronta ricorda molto il Vin San Giusto dell’azienda San giusto a Rentennano.
Veneto
Per questa regione sicuramente si rimane colpiti dalla vinificazione dell’uva Glera con rifermentazione spontanea in bottiglia dell’azienda Costadilà. Sempre sul crinale del burrone delle derive acetiche.
Il Prosecco di Casa Coste Piane ed i vini dell’Azienda Monte dall’Ora rappresentano sempre delle sicurezze. (Post de Il sole del vino, azienda Montedall’Ora).

Francia

Alsazia
Bella la linea dei vini del Domaine Paul Humbrecht, tutti i vini centrati, territoriali e di estrema bevibilità, dal Cremant, al Riesling, al Pinot Gris, al Gewurztraminer.
Borgogna - Macon
A fuoco e bello dritto lo Chardonnay dell’azienda Catherine et Gilles Vergé, derivato da viti anche ultra centenarie per il cru Virè Clessè. Zero solforosa aggiunta, fermentazione da lieviti indigeni, lunghe fermentazioni ed affinamento in acciaio anche fino ad 8 anni. Chapeau !
Champagne
Delusione per la poca attenzione e dedizione nello sbicchieramento per lo Champagne di Boulard. Bottiglie aperte molto in anticipo e calde.

lunedì 22 luglio 2013

MIELE AZIENDA AGRICOLA FESTINALENTE DI PERLEDO

Questa splendida realtà agricola si occupa della produzione di miele e di creme dolci spalmabili a base di miele, seguendo i dettami dell'apicoltura biodinamica. 
Gli insediamenti nomadi degli alveari si snodano nel Parco Regionale della Grigna settentrionale sul lato orientale del Lago di Como. 

Le tipologie di miele prodotto sono: Tiglio e Millefiori di montagna, Castagno, Acacia e Rovo. Le gustose creme di Nocciola, Cacao, Caffè, Pistacchio, Pinoli, Mandorle, Ciliege, More, Frutti di bosco, Albicocche, Pesche, Lamponi, Prugne a base di miele di acacia, sono ottenute con materie prime rigorosamente provenienti da coltivazioni biologiche. 

Nel 2009 e 2010 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento nazionale delle 2 goccie d'oro sia per il miele di acacia che per il tiglio ed il castagno.

Infine durante questo mese di Luglio 2013 ha ottenuto il riconoscimento di "Bottega dell'anno" da parte della guida del Gambero Rosso di Milano. 


Se avete l'occasione di visitare il Lago di Como andate a trovare Ambrogio a Perledo (località Gittana), vivrete una giornata a contatto della magia della produzione del miele ed un'esperienza umana indimenticabile. 

www.mielefestinalente.com




martedì 18 giugno 2013

VALPOLICELLA - AZIENDA AGRICOLA MONTE DALL'ORA

Arrivati nella Valpolicella classica saliamo lungo questa altura collinare che volge a sud-est verso Verona e veniamo subito rapiti dai vigneti coltivati in questo anfiteatro naturale, coltivato a terrazzamenti sostenuti da muretti a secco detti "marogne". Siamo a Castelrotto, nella Valpolicella storica, luogo di vigneti sicuramente fin dal V secolo, dato il ritrovamento di reperti archeologici che lo dimostrano. Monte dall'Ora è un'azienda agricola gestita da Alessanda e Carlo Venturini nel solco di una tradizione contadina storica.
Alessandra e Carlo hanno abbandonato un lavoro "sicuro" per dedicarsi completamente a questa terra, recuperando il territorio, creando le "marogne", salvaguardando la natura, sicuri di avere tra le mani una terra viva dalla quale trarre soddisfazioni per chi sa vivere della gioia delle piccole cose a contatto con la natura.
Arriviamo quindi presso Monte dall'Ora e veniamo accolti da Alessandra, i suoi tre figli e da Stella, il cane di famiglia. Alessandra è una persona gentile, mite, la cui sensibilità è data dalle piccole cose, come quella di offrirci subito un bel bicchier d'acqua rinfrescante dato il viaggio e la calura ormai estiva della giornata. Ci sentiamo subito a nostro agio e siamo pronti per iniziare la visita, partendo dai vigneti e dalle piantagioni di ulivi e ciliegi.
Mentre scendiamo verso il vigneto Alessandra ci dice che all'inizio della loro attività si sono trovati davanti una terra selvatica, piena di rovi ed alberi, dovuta ad anni di abbandono. La forza di recuperare e salvaguardare questo territorio è scaturita dalla certezza di avere tra le mani una terra vitale, ricca di humus e microrganismi adatta per impiantare anche le vecchie varietà di uve (i.e. Oseleta e Dindarella) dimenticate coltivandole nel rispetto del loro ciclo vitale.
Il patrimonio microbiologico naturale è la vera ricchezza della nostra terra, continua Alessandra, di conseguenza le viti, gli ulivi ed i ciliegi crescono in un giardino naturale dove si è sviluppato un microcosmo fatto di specie vegetali originali, erbe spontanee ed insetti che contribuiscono a rendere equilibrato e vivo il terreno.
Durante il nostro cammino ci incontriamo a tratti anche piante di lavanda. Ci spiega Alessandra, che la presenza di piante aromatiche che attirano con la loro fioritura le api e le semine di cereali durante l'inverno che smuovono ed arieggiano il terreno, svolgono l'importante funzione di creare fioriture lunghe e variegate utili agli insetti e, una volta giunte a maturazione, danno un effetto pacciamante al suolo, garantendo umidità durante l'estate.
Giungiamo finalmente lungo i terrazzamenti, siamo immersi nel vigneto, con la coltivazione della Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara ed Oseleta tutta a pergola veronese.
Alessandra continua la sua spiegazione descrivendoci la favorevole esposizione dei terreni verso sud-est e la benefica ventilazione di cui si avvantaggiano. Il terreno è di tipo calcareo, arenitico con saltuarie incursioni argillose ed ha un buon scheletro. E' un tipo di terreno friabile che drena l'acqua in eccesso, ma che è anche capace di tenere l'umidità necessaria alle radici, che scendendo in profondità e vanno ad estrarre le sostanze minerali utili.
La scelta della pergola veronese è dovuta alla tradizione, ma è anche la soluzione più vantaggiosa per la tipologia dei vitigni, soprattutto per la Corvina che viene così difesa dalla calura estiva. La lotta in vigna è basata sul trattamento delle piante con prodotti naturali senza l'introduzione di pesticidi, diserbanti o concimi chimici. L'unico trattamento in vigna viene effettuato col gluconato di rame e zolfo di miniera. L'applicazione graduale poi, ancora in corso, dei dettami della biodinamica è stata la naturale evoluzione del pensiero che la natura deve trovare il suo proprio equilibrio e le proprie autodifese, garantendo benessere e salute a tutto il microcosmo di cui l'uomo fruisce.
Continuiamo il nostro cammino addentrandoci nella parte della coltivazione dei ciliegi. L'ambiente è molto suggestivo perchè è il periodo della raccolta delle ciliegie e siamo quindi circondati dagli alberi in frutto da cui non disdegnamo servirci per assaggiare questo prelibato frutto. Alla fine di questo percorso incontriamo Carlo e da ora in poi sarà lui la nostra guida.
Risalendo dai terrazzamenti verso la cantina ci spiega che i vini prodotti vengono tutti da questi terrazzamenti, tranne il Valpolicella Superiore che viene da una vigna a parte, sulle colline sopra San Pietro in Cariano, denominata Camporenzo da cui prende il nome il vino.

Giungiamo finalmente alla cantina, luogo dove Carlo inizia la spiegazione dello svolgimento dei lavori post vendemmiali. L'uva conferita è per la maggior parte Corvina, Corvinona e Molinara con inserzioni di Oseleta e Dindarella in percentuali non superiori al 10%.
Le uve destinate al Valpolicella e quelle provenineti dalla vigna Camporenzo del Valpolicella Superiore, vengono vinificate con pressatura soffice e fermentazione spontanea dai lieviti indigeni, in tini di acciaio, della stessa tipologia di quelli che si utilizzano per i vini bianchi. Poi la vinificazione, per il Valpolicella, viene completatata solo in acciaio con un affinamento di 5 mesi, mentre il Superiore fa un periodo di affinamento di 4 mesi in legno di secondo/terzo passaggio ed ulteriore affinamento in bottilglia. Un uso estremamente controllato ed attento della solforosa permette di restare non sopra i 60 mg/l.
Dopo una attenta cernita dell'uva e 4/5 mesi di appassimento nel fruttaio ben areato, durante il mese di Gennaio, la vinificazione dell'Amarone avviene in 10 tini tronco conici di legno da 10hl, per seguire meglio l'andamento delle varie parcelle e per permettere una macerazione lenta e sufficientemente micro ossigenata. L'uva appasita viene conferita in questi tini. Dopo una macerazione a freddo di circa 10 giorni, parte una lenta fermentazione spontanea del mosto pigiato soffice con i piedi, che dura 30 giorni, trattata solo con follature manuali. Segue un affinamento in botte grande di rovere per 48 mesi ed un periodo di 12 mesi in bottiglia. Anche qui un utilizzo attento e parsimonioso della solforosa permette di restare sotto i 50 mg/l.
Il Recioto viene vinificato con criomacerazione e fermentazione spontanea per 20/30 giorni, con il controllo della temperatura e movimentazione della massa. Durante questo periodo si tiene sotto controllo, attraverso degli assaggi e test, il tenore zuccherino e l'alcol. Subisce un affinamento per 12 mesi in piccole botti di rovere ed un periodo in bottiglia di un anno.
Il Ripasso viene ottenuto con l'omologa tecnica, utilizzando il Valpolicella, non sulle vinacce esauste dell'Amarone ma bensì su quelle del Recioto. Più ricche e vitali.

Finalmente giunge il momento di assaggiare i vini, ben accompagnati da affettati misti e formaggi locali. I vini assaggiati posseggono tutti una loro identità, rappresentano fedelmente il terroir di appartenenza e possono essere classificati tra i migliori vini naturali e territoriali della Valpolicella Classica. Rimanendo ben sotto la pericolosa asticella di eccessiva morbidezza e fruttosità al limite dello stucchevole, che caratterizza parecchi vini di questa denominazione, si esprimono, già fin dal colore, su livelli di finezza ed eleganza assoluti.
Saseti 2012 – Valpolicella Classico D.O.C 
Si accomoda nel bicchiere velocemente, riempendolo di un rubino che subito si fa chiaro graduando fino a sfumature rosate, accompagnato da lievi riflessi violacei. Il naso parte leggermente etereo, si caratterizza subito per la piacevole carezza di ciliegia e fruttini ( lampone), già prefigurando una freschezza quasi balsamica al palato che arriva puntuale. L'ingresso è morbido, il tannino si dispone lateralmente rispetto ad un frutto centrale corrispondente col naso. Chiude con un ritorno balsamico ed una buona acidità. Un vino semplice, ma non banale, che ci regala subito una Valpolicella fine, elegante, discreta, non invadente, che ci incuriosisce. E se il buongiorno si vede dal mattino ... ad osare di più. 
Camporenzo 2010 - Valpolicella Classico Superiore D.O.C 
Si caratterizza con un rubino più scuro ma limpido, quiì il colore è meno graduato e l'unghia si disegna più netta portando con sè sfumature violacee. Il naso presenta una ciliegia croccante, con una netta speziatura di chiodi di garofano. Il palato è corrispondente con un tannino asciugante che avvolge la bocca. Mediamente lungo, chiude lasciando la sensazione che il frutto ed il legno debbano ancora trovare il giusto equilibrio. Le uve vengono da un allevamento che è sotto i 10 anni, la strada è quella giusta. Tra un paio di vendemmie mi aspetto che questo equilibrio giunga a compimento. Di prospettiva.
Saustò 2009 - Ripasso
Si presenta con un colore rubino intenso, netto, con un unghia corta tendente al granato. Olfatto sfaccettato, che parte con sentori di uva passa, leggera ciliegia sotto spirito e prugna per poi arrivare fino a sfumature floreali e leggermente balsamiche passando attraverso una sensazione di erba bagnata e una netta grafite. Il palato è all'altezza dell'olfatto. Inizia con una entrata solenne, morbida, alcolica, sostenuta da una buona sapidità e mineralità. La beva è resa ancora più piacevole da una chiusura, potente, fruttata e leggermente verde, rinfrescante, che ne evidenzia una buona acidità. Uno dei migliori Ripasso mai provati. Chapeau ! BEST TASTE
Amarone 2008 Classico della Valpolicella D.O.C (15.5 vol)
Partendo da un rubino scuro, intenso, ma bello limpido, è costruito tutto su una ciliegia sotto spirito ed un alcol che gli regalano una buona morbidezza. A contrasto, non ancora risolto, vi è un tannino da nocciolo di ciliegia ed una componente erbacea, balsamica, rinfrescante. Piacevole la appena accennata sensazione di speziatura pepata. Un amarone giovane che va atteso, ma che in chiusura denota grandissime potenzialità per una evoluzione di sentori terziari in prospettiva giocati sul tabacco, cioccolato e spezie e balsamicità. In evoluzione, da bere tre qualche anno. Troppo giovane. Peccato non essere riusciti ad assaggiarne uno più vecchio.
Stropa 2006 Amarone Classico della Valpolicella D.O.C (16.5 vol)
Questo è un Amarone che viene da uve selezionate di vitigni vecchi di età non inferiore ai 50/70 anni. Il colore è simile a quello dell'Amarone base. Parte con un naso un po' etereo che ne mette in evidenza tutta la portata alcolica. Poi si assesta ed iniziano le danze. Il naso ti rapisce come un ballo che dapprima è lento e poi man mano ti cattura e non vorresti più smettere di ballare. Dall'uva passa, ti porta verso la ciliegia sotto spirito, la prugna, humus, per poi impreziosire il frutto con sentori balsamici, speziati tipo pepe e di liquirizia. Il palato regge magistralmente la danza. La bocca viene avvolta da una entrata densa, morbida, ottimamente sostenuta da una complessità che richiama ad una ad una le sensazioni dell'olfatto. Nonostante i 16.5 vol la bevibilità è garantita da un'ottimo contrasto delle componenti dure del tannino e della sapidità. Pai lunghissima. Chapeau !!!! BEST TASTE
 
Sant'Ulderico 2008 Recioto Classico della Valpolicella D.O.C
Un Recioto che dal colore rubino scuro, intenso, fino all'olfatto caratterizzato da prugna, frutta rossa e di bosco matura si presenta come ben fatto e tradizionale. La differenza la fa il palato, corrispondente ma con una chiusura e lunghezza esemplarmente complessa che non lo rende per niente stucchevole. Attraverso il tannino ed una buona sapidità lascia la bocca asciutta, attraversata da un'ottima Pai. Veramente un bel Recioto.



lunedì 10 giugno 2013

LA PUGLIA DEL VINO A LECCO

Sono stato piacevolmente colpito dall'iniziativa " La Puglia del vino" organizzata dell'Ais di Lecco. Innanzitutto per la location. Il bellissimo Chiostro dell'abazzia di San Calocero di Civate, che merita da solo una visita. Poi anche per l'ottima organizzazione, con gli stand distribuiti lungo i corridoi loggiati, la possibilità di fruire di un sottofondo musicale dal vivo e il potersi accostare alle delizie pugliesi tramite semplici, ma veraci preparazioni grazie al punto degustazione supportato dal Penati Banqueting "I Cucinieri".

I vini dei produttori presenti : Elenco produttori
Unica delusione. L'azienda Tormaresca,doveva essere rappresentata da un'unica bottiglia ma non pervenuta.

Assieme a due focus specifici dei vini di Milleuna e Gianfranco Fino condotti  da Guido Invernizzi, tra l'altro ho avuto il piacere di incontrare di nuovo l'amica Simona presente per l'approfondimento dei suoi vini e di Gianfranco. Di questi focus non parlo perchè sarei di parte data la conoscenza e vicinanza affettiva all'azienda di Gianfranco Fino che fa due spettacolari vini : Es (Primitivo) e Jo (Negroamaro) assolutamente da provare.

La partecipazione a questa rassegna mi è stata propizia per approfondire la conoscenza dei vini Pugliesi, ma soprattutto per conoscere ed avvicinare alcuni vini dei vitigni autoctoni proposti tra i quali:

La Verdeca, dai grappoli verdognoli, di origine Greca, è il vitigno ad uva bianca più diffuso in Puglia. Fornisce vini di una veste giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Ha un attacco delicato con un naso leggermente fruttato e con sfumature agrumate. Il palato è dritto, asciutto, sapido, con una tagliente acidità agrumata.
Dei vini presenti, rappresentativi di questo vitigno, ho apprezzato l'abilità dell'azienda Feudi di San Marzano nel proporne una versione (Sud Verdeca Puglia Igp 2012 BEST TASTE) leggermente barricata che arricchisce di complessità la beva e smorza con indiscrezioni mielate le spigolature taglienti di una acidità altrimenti troppo gridata. Di questa azienda segnalo anche il Negramaro (F Negramaro del Salento Igp 2010) e il Primitivo di Manduria  (Sud Primitivo di Manduria 2011 Dop).

Il Fiano Minutolo, oggetto di studi scientifici, è la più importante varietà autoctona a bacca bianca pugliese.
Si presenta con un colore simile a quello della Verdeca ed è dotato anch'esso di una buona base sapida ed una acidità agrumata in evidenza. Lo si riconosce sin dall'olfatto per l'esprimersi delle caratteristiche di avvolgente aromaticità proprie di questa uva. Per questa tipologia vi segnalo il "Tenuta Marini" Fiano Salento Bianco Igt 2012 dell'azienda vitivinicola Francesco Candido.

Il Susumaniello è un vitigno che deve il nome alla caratteristica che nei primi anni di vita tende a caricarsi di grappoli come un somarello. Ho potuto apprezzare questo vino nel bicchiere nella versione in acciaio proposta dalla Casa vinicola Apollonio (Elfo Salento Susumaniello Igp 2011 BEST TASTE). La veste è di un rubino intenso, scuro. Fin dal naso emerge la rusticità di questo vino, che non disdegna di fornire sbuffi vinosi ma composti. Buon frutto ben bilanciato dall'acidità e da un tannino ruvido ma non troppo aggressivo. Chiude con una nota leggermente vegetale.

Ho avuto la possibilità di assaggiare anche la Antica Malvasia dell'azienda Milleuna (Bianco Salento IGT 2008,2007,2006). Lo stile è quello dei vini dello Jura, macerativo e ossidativo. Il risultato mi è parso abbastanza deludente e scostante. La 2008 presentava sentori macerativi marcati al naso e non aveva una bocca corrispondente che ra asciutta, dritta, secca con una acidtaè agrumata prevalente. La 2006 era estremamente ossidata. La 2007 è stata quella più equilibrata, giocata su sentori floreali soprattutto al naso.

Tornando ai vitigni più tradizionali e segnalando una generale delusione per quanto riguarda il Negramaro rosso, quasi tutte espressioni di vini  con un'impronta di stallatico un po' troppo invadente.
Ecco i vini che mi permetto di segnalare, oltre a quelli già evidenziati sopra:

- Cappello di prete  IGT Salerno rosso 2008 (Negramaro 100%) - Azienda vitivinicola Francesco Candido
Bel Negramaro, rustico, varietale.
- Saturnino Salento Igt 2012 Rosato (Negramaro 100%) - Tenute Rubino
Ne ho apprezzato l'equilibrio, fruttini e freschezza.
- Teanum Otre Nero di Troia Igp 2011 - Cantine Teanum BEST TASTE
Vino ben centrato, equilibrato, finemente complesso, lungo.
- Vereto rosso Dop Salice Salentino 2009 (Negramaro 100%) - Agricole Vallone BEST TASTE
Meno rustico di quello di Candido, centrato, esprime un bel varietale, equilibrato a tratti complesso.
- Vigna Flaminio Rosato Dop 2012 (Negramaro 80%, Montepulciano 20%) - Agricole Vallone
Ha come elemento distintivo la rosa sia per texture che per profumo e retrogusto.
- Notarpanaro Salento Rosso Igp 2006 (Negramaro 85%, Malvasia nera 15%) - Azienda Cosimo Taurino BEST TASTE
Pieno, fitto, frutto in buon equilibrio con un tannino asciugante e chiusura amarognola, mediamente complesso.
- Quota 29 Igp Primitivo Salento 2010 (Malvasia nera 100%)  - Cantine Menhir
 Fresco, fruttato, pronto, leggermente vinoso, con chiusura mentolata.
- Centofuochi Dop 2011 Primitivo di Manduria - Cantine Soloperto
Primitivo impreziosito e non offuscato dai toni fumè, cenere, della barrique.
- Elegia Primitivo di Manduria Dop 2010 - Consorzio produttori vini (Taranto) BEST TASTE
Primitivo allo stato puro, gli manca forse un pò di complessità.
- Passito di Moscato Igp dolce 2011 - Cantine Lizzano
Un passito che si concede con una dolcezza accennata esprimendo una complessità attraverso il varietale.

giovedì 6 giugno 2013

MONTE DI GRAZIA

 Il tutto inizia negli anni '90, quando il medico Alfonso Arpino decide di occuparsi dei vigneti di famiglia. La passione per il vino lo porta ad acquistare anche altri terreni, Casina e Vignarella. Quando incontri lui e la moglie, la semplicità, l'amore per i loro vigneti  e la passione per il vino, sono il loro biglietto da visita e non puoi rimanerne indifferente.
I possedimenti sono ubicati in quel di Tramonti, nella "Montiera" amalfitana. Viene definita così quella parte montiva della costiera dove sono ubicati i terreni di questa piccolissima realtà contadina, che vanno da Casa di Mario a 270 metri di altitudine fino ad arrivare a Monte di Grazia a 550 metri e beneficiano così anche di una buona escursione termica. I terreni godono di un'ottima esposizione e risentono, del libeccio, della brezza marina, ma anche del vento proveniente da Nord. La composizione della terra, formatasi nel tempo durante le numerose eruzioni del Vesuvio, comprende la presenza di sabbia, cenere di lapillo ed argilla.

In un contesto così favorevole viene praticata con cura e rispetto la coltivazione di vitigni autoctoni, tipici solo del territorio di Tremonti immerso nel parco dei Monti Lattari, come il Tintore, Piedirosso, Pepella dagli acini piccoli come grani di pepe, Ginestra con i suoi riflessi verdognoli e Bianca Tenera dalla buccia delicata. In vigna viene utilizzato solo letame di stalla per la concimazione, verderame e zolfo per combattere la peronospora e l'oidio.
L'utilizzo di questi metodi antichi assicura la spravivenza delle piante, che per le vigne di Madonna del Carmine e Vignarella, sono a piede franco, di notevole dimensione e pluricentenarie.
Queste vigne che si riproducono per propaggine, sono allevate a  raggera atipica. Pali di castagno, decorticati a mano ad inizio primavera e fatti stagionare almeno un anno, bruciati alla testa per circa mezzo metro, sostengono i tralci delle viti, alcuni di grande diametro, lunghi e pesanti, il palo tutore tiene legato con un ramo di salice più ceppi di viti.

Rispetto ad una superficie vitata di circa di 3 ettari, vengono prodotte poco meno di 7000 bottiglie con una resa per ettaro che non supera i 40 quintali, data anche dalle caratteristiche del Tintore e della Pepella.

MONTE DI GRAZIA ROSSO 2009
Il Tintore è un'uva a grappolo spargolo, ricca di antociani e viene vendemmiata tardivamente. La bottiglia provata è dell'annata 2009. Ha fatto pochissimo legno e poi un anno di bottiglia. La veste appare di un rubino scuro, cupo, gradualmente riflessato. Il naso, leggermente stallatico, si caratterizza con sentori di confettura di frutta nera e ciliegia con sbuffi laccati e di pepe nero. Il palato è corrispondente, l'attacco è morbido con un tannino laterale non invasivo ma presente, il tutto sostenuto da una discreta acidità, anche se l'alcol non disdegna di farsi sentire. Chiude con un ricordo ematico e terroso.


martedì 21 maggio 2013

COLLECAPRETTA - LA DIGNITA' DI UNA FAMIGLIA, L'IDENTITA' DI UN VINO

Nello Spoletino in Località Terzo la Pieve, Vittorio ed Anna Mattioli conducono questa azienda degna dell'attenzione di enogastronauti come il sottoscritto.
Da tre generazioni la vita di questa famiglia è imperniata sui prodotti che l'azienda agricola produce partendo dai propri animali, grano, cereali, ulivi e soprattutto vigne.
Solo l'amore per la terra, per i frutti che può dare e il forte radicamento alle tradizioni permette a questa piccola realtà di resistere e di superare ostacoli sopportando sacrifici.
Le motivazioni che inducono questa piccola azienda agricola a resistere sono tra le più nobili.
Far bene il proprio lavoro nel rispetto della natura, vivendo con dignità.
Queste motivazioni non possono che portare ad un approccio naturalistico nella realizzazione dei prodotti. Per quanto riguarda il vino vi è una attenzione particolare  a ridurre al minimo gli interventi in vigna, lavorando poi l'uva in cantina assecondando la tradizione con vinificazioni spontanee, nessun controllo delle temperature, travasi senza nessuna filtrazione, solforosa minima e solo in caso di necessità, tini e contenitori di cemento vetrificato, vetroresina ed acciaio, illimpidimento sfruttando il rigore dell'inverno,  imbottigliamento a mano, dando tutto il tempo ai vini di crescere prima di commercializzarli.
Tutto questo si traduce in una azione costante nel voler esaltare l'identità di ogni singolo vino.
Per la scelta dei vigneti è stata la tradizione e la storia a dettare l'agenda. Quindi la fanno da padrone i vitigni locali, quali il Trebbiano Spoletino ed il Sangiovese.

Di seguito gli assaggi che ho avuto occasione di compiere ultimamente, anche presso la manifestazione Viniveri a Cerea lo scorso Aprile, tutti inerenti all'annata corrente.

Vigna Vecchia (Trebbiano Spoletino)
La veste è giallo paglierino chiaro leggermente dorato con riflessi verdognoli. Unghia carta. Naso reticente con note floreali e di frutta bianca, palato corrispondente con un buon allungo per acidità e mineralità ancora però in divenire . Chiusura su ritorni leggermente vegetali. Trebbiano di carattere ma ancora troppo giovane.

Terra dei preti (Trebbiano Spoletino)
Qui il vestito si fa più dorato e leggermente ambrato, con riflessi verdognoli che ne tradiscono la gioventù.
Naso tipico di un bianco macerativo. La macerazione sulle bucce conferisce a questo vino una caratterizzazione complessa, che va dalla frutta bianca alla nespola; dai fiori bianchi a una nota dolce; sorretto comunque da una discreta acidità e buona mineralità. Lungo,con pennellate di macchia mediterranea, non esente da derive rustiche, "bio", ma non disturbanti.
Trebbiano che esprime al meglio l'attitudine alle lunghe fermentazioni regalando complessità e rusticità attraverso la ricchezza della spessa buccia. Non può che migliorare col tempo. Mi sbilancio ... sulla falsariga di quello di Valentini. BEST TASTE

Rosato (Ciliegiolo)
Colore rosato leggero, unghia corta. Naso leggero di fiori bagnati. In bocca di poco corpo, anche se fornisce una sensazione tattile leggermente viscosa. Sorprende un buon ritorno floreale dove viene fuori il ciliegiolo con sensazioni di terra ed una leggera speziatura.

Lautizio (Ciliegiolo)
Colore viola ciclamino, naso vinoso, con sbuffi di frutta rossa e viole, ricordi di terra bagnata delle cantine. Bocca corrispondente che chiude con una sensazione di nocciolo della ciliegia ed una lieve speziatura. Si lascia bere volentieri. Classico vino rustico, contadino.


Il Burbero (Sangiovese 80%, Ciliegiolo 10% e Merlot 10%)
Veste di color rubino scuro, unghia corta. Al naso prevale subito il frutto rosso maturo. Bocca morbida, marascata, dove le componenti dure del Sangiovese si esprimono solo con un tannino laterale asciugante e poca acidità. L'allungo è più complesso con ritorni di frutta secca, fiori passi e spezie dolci.. Il motivo è presto svelato. Questo è un vino ottenuto da una leggera surmaturazione occasionale delle uve preferendo così fornire sensazioni vellutate ancestrali ed antiche.

Le cese (Sangiovese)
Classico colore del sangiovese. Il frutto rosso e l'alcol sono ben bilanciati dalle classiche componenti dure del Sangiovese, tannino e acidità. Un vino fresco, elegante in questa sua veste giovanile, che credo possa dare piacevoli sensazioni varietali terziarie invecchiando. Per ora fatto in acciaio e vetrocemento, è in corso la sperimentazione d'uso della botte. Sangiovese tipico, essenziale.

Il galantuomo (Barbera)
Rubino intenso con unghia violacea. Naso vinoso, ciliegia matura, visciola. Bocca corrispondente, frutto centrale croccante, alleggerito da interessanti incursioni di mineralità e acidità. Leggermente tannico, da tannino delle bucce. Ritorni floreali e chiusura leggermente erbacea.