IL GUSTO E' RELAZIONE E CONSAPEVOLEZZA

sabato 31 maggio 2014

IO BEVO COSI' 2014


Torna subito in mente l'incipit del romanzo I Promessi Sposi del Manzoni, ammirando il paesaggio lungo le sponde del fiume Adda che fa da cornice alla prima rassegna di vini naturali e di territorio Io Bevo Così.
L'antico Monastero del Lavello a Clolziocorte ha ospitato circa 100 vignaioli che hanno proposto in assaggio oltre 300 vini (qui la lista) per una kermesse che ha soddisfatto anche i palati più esigenti attraverso stand gastronomici di elevata qualità e la cucina Slow Cocking impreziosita dalla presenza dello chef stellato Stefano Masanti. Durante la manifestazione si sono svolti anche due laboratori di degustazione di olio e di abbinamento vino e cioccolato.
Ma andiamo con ordine. Chi sono Luca dell'Orto (Chef del Ristorante San Gerolamo), Andrea Sala (azienda That's Wine distributrice di vini naturali,biodinamici) ed Andrea Pesce (enoteca, wine bar "Vini e Più" di Cantù) ?
Tre giovani coraggiosi imprenditori accomunati dalla passione per una enogastronomia sana e naturale, che si sono uniti con l'intento di diffondere una idea di gusto non convenzionale attraverso la neonata associazione "Io bevo così".

La loro temerarietà ha avuto una ulteriore controprova nel fatto di aver scelto il loro territorio, non facile e non avvezzo a questo tipo di manifestazioni, come sede per la prima edizione di questa kermesse.
Dunque l'evento Io Bevo Così nasce in sordina sulle sponde dell'Adda, accompagnato da un clima incredulo ed anche un pò scettico, ma sostenuto dalla tenacia, forza morale e voglia di crederci di questi tre giovani imprenditori che hanno avuto il coraggio di affrontare dubbi, incertezze e paure, presentando ad un pubblico nuovo, una rassegna di tutto rispetto, non esente da qualche errore di gioventù ma certamente migliore di altre anche più rodate.
Il risultato finale è stato certamente un successo, in termini di attenzione per l'evento, qualità dei visitatori ed afflusso che ha superato i 1000 ingressi.
Dunque ragazzi, Avanti ... Così, perchè sentiremo ancora parlare di voi ed è certo che Io Bevo Così saprà ritagliarsi lo spazio che merita all'interno delle manifestazioni nazionali di settore.


Aggirandoci nei giardini, chiostri e balconate del monastero, come al solito vogliamo farvi partecipi dei nostri migliori sorsi naturali, sempre alla ricerca di aziende giovani e a noi "sconosciute". Possiamo subito dire che abbiamo incontrato vignaioli giovani ed entusiasti del loro lavoro, la cui passione si riversa automaticamente nei loro vini.

Oltre alle bollicine consolidate di Cà del Vent, Casa Caterina e al prosecco di Frozza; la nostra attenzione e palato sono stati rapiti dallo Spumante sur lie da Fiano in purezza realizzato da Casebianche.
Presa di spuma in bottiglia ottenuta attraverso l'aggiunta dello stesso mosto. Classica bottiglia con tappo a corona. Colore giallo intenso leggermente intorbidito dalla presenza dei lieviti. Naso schietto, agrumato, nette le sensazioni di pompelmo, mela verde e a tratti salmastre. Palato corrispondente, dritto, dissetante, sapido. Vino spensierato, con una acidità sorprendente, aggressiva, capace di trascinarvi in una beva compulsiva. Happy Hour arcaico.

Per quanto riguarda i vini rosati, impossibile non evidenziare quello dell'azienda Graci, degno dei miglior Bandol. Etna Rosato 2013 da uve Nerello Mascalese, è il nuovo nato per questa azienda e ne vengono prodotte poche bottiglie. Vino elegante, suadente nei fruttini con una buona spalla minerale.
Suadente.

I bianchi ancestrali senza compromessi, di Gilles e Ctherine Vergè sono una tappa obbligata.
5 ettari di Chardonnay in terreni calcareo argillosi in quel di Virè. Gestione biodinamica in vigna e senza solfiti aggiunti in cantina. La AOC Virè-Clesse è di recente costituzione con data 1999 e prevede come vitigni solo lo Chardonnay. Le vigne di Gilles e Catherine vanno da 75 a 120 anni di età. I vini hanno necessità di aprirsi ed appartengono a quella categoria di vini vivi che cambiano durante la beva stessa. Danno il loro meglio una volta che nel bicchiere si puliscono da note ossidative iniziali. La mineralità è la spina dorsale di questi vini che assieme alla acidità contrasta esemplarmente incursioni di frutta bianca e ginestra. Il loro meglio lo danno dopo un'ora dall'apertura. Diventano più fini, minerali, sapidi ed agrumati. Piaciuto il Vielles Vignes sia 2008 che 2009.
Chardonnay senza compromessi.

Ora siamo sulla balconata del monastero ed incontriamo i vini di Tommaso Gallina, azienda Fato nel Monferrato e precisamente a Castelletto Merli. I vitigni affrontati da questa azienda sono la Barbera, il Grignolino, la Freisa, il Cortese e l' Arnais. La filosofia è chiara. Solo lieviti autoctoni, solo fermentazione spontanea, nessun intervento di modifica al mosto, nessuna filtrazione. Ci ha colpito una Barbera rustica, viscerale, potente, autentica ed il vino ancestrale stile Orange da uva Cortese, imbottigliato quando è ancora in fermentazione.
Stoico.

Rimanendo in Piemonte hanno catturato la nostra attenzione i vini dell'azienda Stella di Castiglione d'Asti.
Vini ben fatti, territoriali. Ottimi la Barbera ed il Grignolino.
Affidabilità ed aderenza al territorio.

Sempre in Piemonte è da sottolineare il coraggio dell'azienda Segni di Langa nel proporre un Pinot Nero semplice, elegante, mai banale.
Da seguire.

Della Toscana sempre sugli scudi Porta di Vertine, Pacina, Pietroso, ma ancora una volta vogliamo sottolineare un'azienda a noi sconosciuta che ci ha incuriosito e favorevolmente atratto.
Si tratta dell'azienda Podere Luisa in quel di Montevarchi, Arezzo.Viscerale, territoriale, espressione della filosofia contadina dell'azienda il Chianti nella versione base e riserva 2010.
Contadino.

La valtellina ben rappresentata, meritano una sottolineatura i vini di Barbacan, Buzzetti, Mozzi, Boffalora, Dirupi, ottima la riserva 2010, croccante e leggermente balsamica. La 2011 annata calda, un  pò sottotono. Grande per finezza ed eleganza Ultimi Raggi 2006 per Ar.Pe.Pe con una intrigante nota di zucchero a velo.


Ottima la selezione dei vini presentata da Les Caves de Pyrene con in evidenza Bonavita Faro 2011, lo schioppettino di Bressan, il Pinot Noir di Derain ed il Syrah molto particolare di Hervè Souhaut che sembra un Pineau D'Aunis della Loira.

lunedì 21 aprile 2014

VINIVERI 2014

Questa edizione di ViniVeri 2014 è stata un vero successo. Trainata dalla presenza dei vignaioli della  Renaissance des Appellations con a capo Nicolas Joly, impreziosita dagli incontri con Silvia Pérez-Vitoria e  Jonathan Nossiter e dedicata ad Emmanuel Giboulot, viticoltore francese condannato dal Tribunale di Digione per essersi rifiutato di usare pesticidi, ha raggiunto il record di 154 vignaioli e 14 aziende agroalimentari presenti, oltre ad un afflusso di  migliaia di addetti ai lavori ed appassionati.
Finalmente sembra che l'attenzione si stia facendo sempre più intensa verso questi vignaioli che da anni producono il vino condividendo la stessa filosofia di ripristino dell'equilibrio della natura, per raggiungere, senza l’uso della chimica di sintesi e senza addizioni e stabilizzazioni forzate in cantina, il miglior equilibrio tra l’azione dell’uomo e i cicli della natura.


 La Renaissance des Appellations ha spostato la nostra attenzione quest'anno verso vini d'oltralpe con un ochhio lungo anche per la nostra amata Italia sempre rappresentata magistralmente da vignaioli sorprendenti.

Fleury Champagne de la Cote de Bar, gessosi, dritti, con una mineralità ed acidità sferzanti. La marma tagliente  di una Champagne senza compromessi. TAGLIENTE.
Nikolaihof, uno dei produttori più rappresentativi nel panorama del rinascimento vitivinicolo naturale austriaco. L'ascesa verticale fino ai più longevi Gruner Veltliner e Riesling è davvero impressionante. Vini precisi, rappresentativi del territorio e del varietale, dalle potenzialità di affinamento in bottiglia esaltanti. Acquisiscono complessità man mano passa il tempo e contemporaneamente ti appagano anche da giovani. Esuberanza giovanile, maturità e saggezza quando datati.


Mars Blanches. Partiamo dagli Chardonnay dove non riusciamo ad apprezzare appieno un Blanc de Blanc leggermente disturbato con lieviti in evidenza ed il En Levrette 2012, uno Chardonnay giovane, ancora slegato tra acidità e tocco vanigliato. Arriviamo poi al Vin Jaune 2006 e quì ci siamo. Note ossidative dello Jura con uno spettro fruttato che approda fino alla frutta secca, buona acidità in lunghezza.




Clemens Bush. I suoi  riesling non tradiscono mai. Semplici, mai banali, rappresentativi di un varietale che, se letto attentamente, fornisce delle sensazioni uniche, profonde. L'equilibrio da residuo zuccherino morbido, piacevole, con sensazioni fruttate, realizzato con l'acidità tagliente, esuberante; quando si compie attraverso il legame tratto da una mineralità e aromaticità sussurrata, è certezza di un appagamanto psicofisico che non ha eguali.


Domaine Saint Nicolas. Qui gli Chenin Blanc Le Poire e Soleil de Chine si caratterizzano per un residuo zuccherino un po troppo accentuato. Si fa preferire maggiormente Le Naut de Clous più cremoso con note di frutta bianca sorretto da un'ottima acidità e caratterizzato da una curiosa e leggera  nota a metà strada tra la lavanda e la "naftalina". Il miglior sorso però è dato dal blend Chenin Blanc, Chardonnay dove un naso iodato ed una acidità agrumata sostengono molto bene la "contaminazione" dello Chardonnay.

E gli italiani ?

Castellada. Siamo ad Oslavia, una frazione collinare di Gorizia. La combinazione di un terreno arenario, marnoso con un microclima favorito da una ventilazione ed escursione termica ottimali, determina le condizioni ideali per una viticoltura senza utilizzo di chimica. Il vino che ha polarizzato maggiormete la nostra attenzione è stato il Collio Rosso La Castellada, annata 2001. Un vino gustoso, ricco, impreziosito da sentori terziari che iniziano ad emergere e che gli donano una complessità e lo elevano di statura. Una lotta tra Merlot e Cabernet ben risolta in un equilibrio magistrale. A conferma ancora una volta che il Merlot di queste zone assume caratteristiche uniche.

Rosi. Di questo produttore del Trentino ci piace tutto. La semplicità, la disponibilità, la trasparenza, la testardaggine del genio. Sembrerebbe incompreso, perchè fa un Marzemino al limite del disciplinare ma pieno di una ricerca e di una adeguatezza territoriale che meriterebbe un'attenzione differente e meno sospetto. Il sorso che più ci ha convinto ed entusiasmato è quello del Anisos. Composto per il 50% da Nosiola, 30 % da Pinot Bianco e 20% da Chardonnay per l'annata 2011. Vino pieno con una dolcezza che va da note mielate ad una cremosità quasi da burro, sostenuto da una speziatura resinosa, leggermente amaricante, a tratti floreale ben sostenuto da una ottima lunghezza agrumata e rinfrescante. Un vino da servire scaraffato e non troppo freddo. La versione dell'annata 2009 ha una composizione di uve differente in percentuale. 55% Pinot Bianco, 35% Nosiola e 15% Chardonnay. Qui abbiamo uno stile più affilato, i sentori mielati sono attenuati da una speziatura ed un frutto di pera dissetante netti senza far venir meno la complessità generale. Vino lunghissimo, complesso. CHAPEAU !

Ferrandes. Sull'isola di Pantelleria questa azienda agricola produce capperi, olio d'oliva, uva passa e vino. Tradizione, qualità, rispetto per la natura. Ecco descritti i valori di questa realtà. Fare agricoltura su questa isola seguando i dettami del vino naturale, senza chimica è un'impresa eroica. Per il passito, l'appassimento dell'uva Moscato d'Alessandria ( Zibibbo) viene effettuato su stenditoi a ridosso dei muri di pietra lavica fino ad un massimo di 15 giorni. La tecnica di vinificazione avviene aggiungendo uva passa al vino secco aumentando via via la concentrazione zuccherina e di conseguenza l'alcol. La sensibilità dell'enologo, capendo anche la qualità dell'uva che l'annata gli ha proposto,  è fondamentale. Quindi possiamo definire questo passito come figlio della natura e della sensibilità umana. Infatti non manca di trasmetterci la sua carica emotiva anche nel bicchiere. Partendo da un colore ambrato scuro, più marcato rispetto ai passiti tradizionali, nell'annata 2007 si esprime tutto in fragranza, uvetta passa, buccia di agrumi candita, dove la sensazione dolce prevale sulla spinta acida. Lo spettro gustativo dell'annata 2006 è più ampio. Uva passa, canditi, frutta secca, miele, note tostate, caramello, carruba ed una acidità corroborante. Lunghissimo, intenso, complesso.     NON UN PASSITO MA ... IL PASSITO


giovedì 17 aprile 2014

VILLA FAVORITA 2014

Il sole nel vino non poteva mancare alla rassegna dei "Vini Naturali" di Villa Favorita organizzata, come sempre, magistralmente da Vinnatur. Più che l'anno scorso si è respirata un'aria di maggior internazzionalizzazione e presenza di addetti ai lavori.

L'attenzione ed il rispetto per la natura in tutte le pratiche, in vigna ed in cantina, attraverso l'abolizione di tutti gli additivi chimici, contraddistingue l'impegno dei produttori presenti. Il loro vino si fa tramite di questo rispetto che arriva fino al consumatore.

Da tempo sosteniamo che il migliore approccio verso questi vini è quello che parte dalle storie dei produttori, intense e cariche di umanità e che attraverso il sentirsi rispettati giunge a compimento con la fruizione di un nettare genuino, sincero e schietto, che fa vivere un'esperienza gustativa unica.

Con questo spirito abbiamo vissuto intensamente la giornata di Sabato 5 Aprile accolti come al solito da una impeccabile organizzazione ed agevolati anche dalla presenza della Tasting room, novità di questa edizione, che ha visto anche il grande successo del laboratorio di panificazione allestito da Esmach ed il lancio della "rete del vino naturale". Una piattaforma creata sul sito vinnatur.org, dove chiunque condivida la filosofia dell’associazione può iscriversi quale socio sostenitore e comunicare, scambiare informazioni e notizie sui vini prodotti dai viticoltori soci, sui punti vendita, dove poterli acquistare o dove scovare proprio quell’ annata che si sta inseguendo da tempo. La rete è un filo rosso teso tra il produttore, il commerciante e il consumatore finale, che potrà ottenere in tempo reale tutte le informazioni necessarie per portare nel proprio calice i vini naturali che ama. - http://www.vinnatur.org/sostenitori/

Questi i produttori presenti: http://www.vinnatur.org/produttori/





Iniziamo incontrando gli champagne di Avize di Simon Selosse  dove si fa preferire la mineralità e rigorosità del non dosato Premiers Saveurs alla cremosità e fragranza dell' Extra Brut e del Brut fino ad arrivare al più complesso Prestige. Beh, un pò di Man(r)na nel bicchiere ci voleva, abbiamo iniziato bene.


Casa Belfi.  I vini di Maurizio Donadi e Albino Armani ci parlano di costanza, perseveranza, dedizione ed anche un filo di cocciutaggine per continuare a credere in una agricoltura sostenibile attraverso la biodinamica anche nei territori del Piave.
Il Prosecco Colfondo ottenuto dalla rifermentazione in bottiglia dopo 6 mesi di affinamento sui lieviti, partendo da una cifra stilistica leggermente ossidativa, accosta sentori fruttati di mela a punte floreali con un ritorno di acidità agrumata accompagnati da una fragranza che ne smussa gli spigoli. La sua bellezza è gustarlo scaraffato con i lieviti in sospensione apprezzandone un sano intorbidimento che ne rende la beva più ricca. La sorpresa è il bianco Igt delle Venezie composto da Incrocio Manzoni e Chardonnay provenienti dai vigneti di San Polo di Piave. Ad una trama fruttata e di fiori bianchi si accosta una retrogusto amaricante di radice ed una velatura tannica leggera che lo rendono insolito ed accattivante.YES WE CAN.

Dopo un giro in Slovenia con i riesling di Ducal ed una interpretazione friulana della Malvasia da parte di Stemberger seguita da una espressività di erbe fini e gentilezza provenineti dal vino ottenuto dal vitigno autoctono Zelen.

Ca del Vent. Bollicine ? Ottime, soprattutto i due millesimati 2009 più ricco e cremoso, 2010 più francese. Troppo scontato. Preferiamo indagare come si esprime  l'energia e l'anima dei vini fermi di Cellatica. Vini territoriali, espressione della vitalità ed energia del territorio cui appartengono. Se Cellatica ha un'anima, questi vini la esprimono, magistralmente incanalata dalla dedizione e pazienza di chi sa cogliere l'essenza della natura e convogliarne l'energia nei vini. Partiamo dal Rosso Cellatica 2011, composto da 4 uve. Marzemino (35%), Barbera (35%) Incrocio Terzi n.1 (15%), Schiava Gentile (15%). L'equilibrio sussurrato dell'annata lo troviamo nel vino. Semplice, delicato, fruttini, con una nota amaricante e leggermente verde che dà scorrevolezza al sorso, chiude sapido con una leggera astringenza. A questo vino non si chiede nulla, se non la sua amabile disponibilità nel trasferirci il tocco esile, di un frutto gentile. Curtefranca bianco 2011. Uno Chardonnay sorprendente, da vigne molto giovani fatto solo  in annate quando non ci sono le condizioni per la base spumante. Breve macerazione prefermentativa ed utilizzo di barrique usate. Equilibrato, dritto, figlio di un terreno calcareo che lo scolpisce e di una luce che  lo eleva donandogli una complessità giocata tutta in sottrazione. Tamerlano 2011. Proveninete da vitigni di oltre 30 anni e da un terreno argilloso, è uno Chardonnay più opulento, caldo, avvolgente con una nota delicata di burro di alpeggio ma ben sostenuto da una spalla acida che lo rende equilibrato. Qui la complessità è giocata maggiormente sulla struttura e pienezza. CHAPEAU.

 Filippi. Nella zona del Soave, in quel di Castelcerino, c'è vitalità, gioia, voglia di far parlare il territorio e di trasmettere energia positiva e voglia di vivere. Le stesse sensazioni positive che si hanno avvicinando i protagonisti di questa bella realtà vitivinicola, le si hanno approcciando i loro vini, veri, schietti, sinceri, ognuno perfettamente leggibile aderente al terreno ed al microclima di appartenenza.Quindi molto azzeccata l'idea di enfatizzare il cru di provenienza in etichetta e nel nome.
Castelcerino 2012. Garganega. Il terreno è prevalentemente vulcanico ed ha una buona esposizione a sud. Le viti hanno 45 anni. Vino asciutto, minerale, sapido, fresco con una chiusura leggermente mandorlata ed una leggera felpatura.
Vigne della Bra 2010. Garganega. Terreno a 400 mt di altitudine, prevalentemente argilloso con incursioni di roccia vulcanica e calcarea, esposto a sud-ovest. Le viti hanno 60 anni. Ciò che sorprende di questo vino è la abbondante sapidità che sorregge una struttura polposa di frutta e fiori bianchi.
Monteseroni. Garganega. Qui vi sono le vigne più vecchie e maggiormente esposte a sud. Le rese sono molto basse a causa di un diradamento naturale dei grappoli. Gusto pieno, morbidezza data da una pera matura, nespola, molto persistente.
THAT'S SOAVE.

Podere il Santo. Uva rara 2007. Ancora prova di botte ed ormai prossimo all'imbottigliamento. Fermentazione in cemento ed affinato in acciaio. Il territorio nel bicchiere, attraverso una ciliegia di spagna in evidenza, fruttini, avvolti da una trama tannica non invadente e irrorati da una speziatura di incenso intrigante.
AUTOCTONO, TERRITORIALE.

Apprezzabile lo sforzo di ricerca di Pian del Pino nella realizzazione di un Merlot da vendemmia tardiva.

Ottimo il Barolo Boscareto 2008 Serralunga d'Alba di Principiano.

Strepitosi come al solito i vini di Roagna Paglieri con un Montefico 2008 equilibrato, fine, già fruibile ma futuribile a discapito del Pajè e del Pira 2008 che sono da attendere. IL BARBARESCO.

Per chiudere in dolcezza con il Bukkaran di De Bartoli. DOLCE EMOZIONE



lunedì 31 marzo 2014

ITALIAN BEER FESTIVAL 2014


La degustazione della birra artigianale, non pastorizzata, non filtrata con ingredienti genuini e non trattati, continua per me ad essere una esperienza sensoriale, di relazione e quindi di gusto sicuramente affascinante. Anche quest'anno con il solito gruppetto di amici, appasionati di birre artigianali, eccoci a raccontarvi l'esperienza 2014 all' Italian Beer Festival svoltasi a Milano presso lo SPAZIO 90 (East End Studios) di Via Mecenate 84/10 Milano ed organizzata dalla Associazione degustatori birra.
Come lo scorso anno gli spazi della location sono stati ben organizzati e la fruibilità degli stand ottimale. La cordialità e disponibilità dei produttori dei microbirrifici presenti, ha creato ancora di più un clima famigliare, sereno ed ideale per l'approccio a questo nettare tutto da scoprire nella sua versione artigianale per chi non fosse, suo malgrado, andato mai oltre le birre "industriali".
La presenza dei gira-arrosti con gli spiedi di stinco e l'area ristoro dedicata hanno reso ancora più tipica e rurale questa graffiante esperienza folk, nel senso più alto del termine.




Questi i micro birrifici presenti:


Almond 22
Argo
BQ
Bi-Du

Birrone
Buttiga
Civale


Croce di malto
Dell’Eremo
Del Ducato
Di Meni
Doppio Malto
Elvo
Extraomnes
Foglie d’erba
Fratelli Trami
Gambolò

Geco
Hibu
Il Mastio
La Fenice
L’Inconsueto
Lambrate
Manerba
MC 77

Menaresta
Opera
Orso Verde
Retorto
Settimo
Toccalmatto
Un Terzo
Valcavallina
 In generale ancora una volta abbastanza deludenti le chiare ( Pils, Blanche, Bitter etc ... ) dove è difficile trovarne di valide nel panorama delle birre artigianali italiane. In rialzo le quotazioni delle luppolate e delle birre scure.

Tralasciando i birrifici di cui abbiamo già parlato e quelli ormai di consolidata fama, quest'anno ci piace segnalarvi due micribirrifici ed una chicca:

Il birrificio nasce dalla passione, costanza e perseveranza di Vincenzo Civale e Daniele Cosenza con un progetto che parte dal 2007 e si concretizza nel 2009 ed oggi può considerarsi un microbirrificio consolidato.L'orientamento sempre più spinto verso la scelta di malti italiani è la dimostrazione della volontà di portare avanti il concetto del Made in Italy anche nel mondo delle birre artigianali.

Ci hanno veramente sorpreso le seguenti birre:

Punto di Fuga
Stile: Strong Pacific Honey Ale
Colore: Ambrata (14 EBC)
Gradazione: 7.2%Alc
Formati: 33cl, 75cl, fusti
Malti: Pils (italiano), Pale, CaraHell
Luppoli: Perle, Nelson Sauvin, Motueka
Altri ingredienti: Zucchero candito chiaro, Miele d’acacia (BIO piemontese)

Per il suo esemplare equilibrio dell'amaro dei luppoli con la dolcezza delicata del miele di acacia.
Equilibrio.

Imperiosa
Stile: Imperial Stout
Colore: Nera(120 EBC)
Gradazione: 10.0%Alc
Formati: 33cl, 75cl,
Malti: Pils (italiano), Maris-Otter, Biscuit, CaraMunich II, Chocolate, Crystal, Carafa III
Luppoli: Perle, Magnum, E.K.Golding, Amarillo, Cascade, Centennial, Columbus, Saaz
Altri ingredienti: Zucchero di canna grezzo
Estrema, vigorosa, avvolgente, persistente, come dicono loro ... indimenticabile. Ed è proprio vero.
Conquistati.

Si presenta sul mercato con un aria sommessa e semplice, cercando di proporre un prodotto genuino, naturale, vero, schietto come del resto i bergamaschi sono.  
In punta di piedi questo birrificio si fa largo e di anno in anno ci sorprende sempre di più.
L'arte delle cose semplici, mai banali è la più difficile, ma quella che dà più soddisfazioni.

Sunflower
Stile: Golden Ale
Colore: Oro
Gradazione: 4,3% Alc
Formati: 33cl, 75cl
Una birra radiosa, solare, che ti seduce con note agrumate e di frutta tropicale, ti avvolge con un leggero tocco di miele e ti abbandona con un finale asciutto e luppolato. Sedotti ed abbandonati.



Impossibile non segnalare la Malanima del Birrificio Retorto, una splendida Barley Wine affinata in botte centenaria dove ha riposato per anni il Vin Santo. La giusta base, adatta per essere barricata grazie alla pazienza, dedizione e bravura del birraio Marcello Ceresa. Leggi la storia  e conosci questa birra dalle parole di chi l'ha fatta.